DILA & PARTNER AL “MUSEO DEL MARE” AD ISCHIA PONTE

DILA

Sabato 16 Luglio 2016, con inizio alle ore 18.00, verrà inaugurata la nuova sede dell’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA” negli ambienti del Museo Etnografico del Mare ubicato nello storico Palazzo dell’Orologio di Ischia Ponte.

Ciò, grazie all’accordo stipulato tra i presidenti del Museo, Rino Lauro, e di DILA, Bruno Mancini.

L’Associazione DILA si prefigge di organizzare nel Museo una corposa serie di eventi artistici e culturali che coprano tutto l’arco dell’anno, realizzando il progetto già da tempo annunciato da Bruno Mancini di volere operare affinché “L’isola d’Ischia possa diventare una località conosciuta e stimata in ambito internazionale ANCHE per le sue attività artistiche e culturali”.

A fare da cornice al taglio del nastro giungeranno dal Lazio la presidente dell’Associazione “Arte del Suonare”, Maria Luisa Neri, che illustrerà le linee guida ed il programma dei concerti che DILA & Partner effettueranno nel Museo, offrendone un’anticipazione mediante l’esibizione del celebre violinista Giulio Menichelli; mentre dalla Romagna arriverà la ben nota soprano Paola Occhi accompagnata dai suoi musicisti tra i quali vanno citati il pianista, organista, fisarmonicista Roberto Villani e la giovanissima cantante lirica Veronica Coppola .

Un numero sempre crescente di Associazioni, tra le quali la già citata “Arte del Suonare” di Maria Luisa Neri, “AICS IL Dragone” presieduta da Pasquale Di Costanzo, “CentroInsieme Onlus – Progetto Vela: Rendere Consapevoli Scampia” presieduta da Vincenzo Monfregola, si sta coagulando intorno al progetto che potrà contare sulla Direzione Artistica della vicepresidente DILA, Roberta Panizza, e sulla costante nonché determinante presenza dei numerosi Soci Fondatori di DILA, tra i quali il Direttore del quotidiano “Il Dispari” Gaetano Di Meglio e il Patron dell’emittente televisiva TELEISCHIA Enrico Buono si trovano sempre in prima linea. Katia Massaro, Vincenzo Savarese, Mario Mirenghi, Ylenia Pilato, Pasquale “Dragon” Di Costanzo saranno, come sempre, i prestigiosi anfitrioni in rappresentanza di tutta la tribù DILA & PARTNER.

Residenti e turisti sono invitati.

L’ingresso è gratuito

e i primi arrivati tra i golosi potranno gustare anche deliziosi bocconcini made in Emilia Romagna.

teleischia

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Concerto ore 21.00

Cantanti e Musicisti:

Paola Occhi – Soprano Leggero

Giulio Menichelli – Violinista

Roberto Villani – Pianoforte armonizzato

Veronica Coppola – Allieva scuola Lina Cavalieri

Brani

Buon Giorno a te – Anonimo

Spesso cuori e picche – dall’operetta “Madame di Tebe”

Non ti scordar di – dall’ operetta “Paese del sorriso“

Toujour D’Amour – dall’ operetta “Ballo di Savoia”

La canzone delle Campane – dall’ operetta “La donna perduta”

Sonata n.2 in LA minore di J.S.  BACH

Tace il Labbro – dall’operetta “La Vedova allegra“

Romanza della Vilja – dall’operetta “La Vedova allegra“

Quando men vò – dall’opera “Traviata“

Voi che sapete – dall’opera “Nozze di figaro“

Libiamo dai lieti calici – dall’opera “Traviata”

 

Info e-mail: emmegiischia@gmail.com 

http://www.emmegiischia.com/wordpress/museo-dila-inaugurazione/

“Master in Arpaterapia” al centro di ricerca musicoterapica ArpamagicA

 

arpa

Master in Arpaterapia

 

L’Arpaterapia è una specializzazione delle discipline musicoterapiche.


A livello mondiale sono presenti varie esperienze che, a nostro avviso, avrebbero l’urgenza di coordinarsi, confrontarsi, programmare la ricerca ed elaborare protocolli professionali congiunti.
Il corso di specializzazione in arpaterapia vuole raccogliere, ordinare ed elaborare l’esperienza professionale del prof. Ludwig Conistabile e le attività terapeutiche e formative dell’associazione attive da più di 13 anni a Milano e in altre città del territorio nazionale.

Sono in programma incontri con arpa-terapeuti di altre nazionalità al fine di coordinare e capitalizzare le esperienze di vari paesi.

Il presente corso di specializzazione organizzato da Arpamagica è il primo corso annuale di formazione in arpaterapia sul territorio nazionale e una delle pochissime e preziose attività formative ed esperienziali che vengono organizzate a livello europeo e mondiale.

Il corso ha come finalità quella di formare arpa-terapeuti che sappiano intervenire con questa particolare disciplina in situazioni di disagio esistenziale, difficoltà di vario tipo nell’età evolutiva e in situazioni cliniche tradizionalmente trattabili con la musicoterapia.

Una particolare attenzione verrà dedicata all’utilizzo dell’arpa (celtica o classica) e della voce in situazioni terapeutiche quali il rilassamento guidato e lo storytelling vocale-musicale (narrazione terapeutica di storie con accompagnamento all’arpa studiato ad hoc secondo i principi della musicoterapia applicata).

Al compimento del percorso verrà consegnato il “Diploma in Arpaterapia”

Iscrizione entro il 15 settembre 2015

http://www.arpamagica.it/master.htm

“Esclusiva Vivicentro” – Intervista al poeta Mario Di Nicola: Néorìa, La parola come inizio e fine di un concetto

mario di nicolaMario Di Nicola nasce a Roma il 3/10/1970 e vive a Pescara con la moglie Paola e con i loro due bambini.

Le sue capacità letterarie sono apprezzate sia nelle liriche ermetiche descritte come eredità ungarettiana nel nostro tempo, sia nelle composizioni di musica e testi. Le sue liriche sono state inserite in varie antologie poetiche.

310307” è la sua prima silloge edita da Lettere Animate Editore.

Come musicista è presente nel libro “Il Rock in Abruzzo” edito nel 2000 da EcamLab, la prima pubblicazione ufficiale dedicata al rock prodotto in questa regione italiana.

Tale connubio ha portato Mario ad essere il promotore di attività di ricerca nel campo letterario e musicale, tanto da coniare una nuova tematica artistica denominata da lui stesso: Néorìa.

“La capacità dell’esprimere un mondo intero in una sola parola” è il suo modo di porsi di fronte alla composizione letteraria, ma anche della sua intera esistenza.

Vivicentro l’ha intervistato per voi. 

Ciao Mario, grazie per aver accettato questa intervista: parto subito da Neorìa: come l’hai definita tu, “Neorìa è il mondo intero chiuso dentro a una parola”. Come è possibile un simile miracolo?

Da amante d’un ermetismo letterario e poetico, indico nella singola parola il significato più intenso che ognuno di noi è capace di carpire. Una sola parola può espimere un’esistenza sublime, aprendo un mondo poetico, dove la poesia ne diviene la cura, con la capacità delle parole stesse di sostituirsi al diniego del vivere quotidiano. “dal libro 310307” edito da Lettere Animate. Giusta l’osservazione del  “miracolo”, e certamente nella mia ricerca  “proverò”  a racchiudere il simbolismo del mondo in una sola espressione. Amo lo studio della parola così come partita nel movimento ermetico del novecento, Néorìa è la voglia di proseguire il cammino ermetico e del lirismo puro (quest’ultime anche in contrasto tra loro), la volontà di proseguire un cammino poetico spentosi a mio avviso da tanto tempo. La voglia di riportare al centro dell’attenzione la funzionalità sociale della poesia, la capacità dello scrittore-poeta di essere il portavoce di un pensiero, di un ragionamento flessibile cognitivo, e la riscoperta – scommessa di far rinascere un movimento poetico letterario che purtroppo vedo assente nei giorni nostri, sono alla base del mio cammino di studio e scrittura. Néorìa è il proseguimento della scoperta della parola come fonte di ispirazione razionale e non, iniziata da coloro e soprattutto da colui che indico come mio maestro: Ungaretti.

Neorìa nasce soprattutto come tematica artistica, ma è anche una vera e propria visione della vita: in che modo?

Il vivere la poesia e il comprendere la sua alta funzionalità, fanno si che allo scrivere, spesso si associa il vivere la scrittura. Non ho la presunzione di definire Néorìa come nuova tematica esistenziale, esprimo solo la volontà di racchiudere la visione dell’esistenza, aiutandosi anche con la poesia. Da qui possiamo partire per descrivere una base di partenza della vita come “neorica” : la semplice descrizione senza estremi e ricami, la schietta rappresentazione della condizione umana al cospetto del caos, della religione (che a mio avviso deve essere non “sociale” e quindi “assoggettata alla socialità”), della politica, della quotidianità preparataci dalla socialità. Nèorìa è il distinguere l’uomo che vive, da quello che si lascia vivere, è la raffigurazione lineare del passare del tempo, senza la presenza di fattori esterni pressanti. Il vivere la condizione umana senza il logorante pensiero di appartenenza alla “socialità” disegnataci dalla necessità di “far  – parte”, l’uomo non socializzato ( è questo non significa rozzo o non acculturato) nella socialità piegata al reale bisogno. Insomma essere soprattutto e solo “uomo”. L’ermetico è colui che racchiude in se il romanticismo e l’illuminismo insieme, non una appartenenza precisa, ma una ricerca puntuale della volontà di essere uomo. Oggi i parametri sono saltati, e spesso ci troviamo nel vento delle condizioni che appaiono “veri”, io descrivo questi parametri come discutibili e non sempre reali. Raffiguro e immagino un uomo diverso e sintetico nel capire ciò che ha valenza da ciò a cui è stato dato valore. L’uomo che non si nasconde come essere già definito e preparato alla continuità, ma l’uomo che dialoga con se stesso per apprendere l’esterno, quindi formulare senza troppe influenze, il suo volere e valore di essere. Aggiungo inoltre che spesso mi danno del “razionalista”, “illuminista”, ma non è così. Io non decanto l’uomo al centro del tutto, io decanto il centro dell’uomo, il punto di partenza dell’animo ( e riconosco un’anima nell’uomo), cerco l’essenzialità delle parole, dei gesti. Basti guardare la natura che ci circonda, essa non ha bisogno di spiegarsi, non ha bisogno della presenza dell’uomo. La natura è la forma ermetica in assoluto. E’ la continuità di una condizione trovata nel tempo, è la rappresentazione di come la perfezione è silente in se stessa, senza clamori o scoperte sensazionali. La poesia di una nuvola è meravigliosa. La poesia dell’uomo non sempre lo è.

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Musica, scrittura e poesia, sono tre forme d’arte che possono mescolarsi, tu nasci come musicista: vuoi parlarci di questo tuo inizio?

Io nasco come musicista, intorno agli anni 90′. Provengo dalla scuola del rock americano degli  anni 70/80, per poi approdare alla ricerca e sperimentazione della musica italiana. Come musicista sono presente nell’antologia “rock in abruzzo” edita nel 2000 da EcamLab, e continuo tutto’oggi a sperimentare e cercare sonorità vere, primordiali. L’essenzialità del suono nell’armonia musicale. La musica la prima fonte d’emozione che l’uomo ha usato e scoperto. Il semplice tam-tam di un tamburo dei nativi indiani, è  la capacità di racchiudere in un solo gesto, che imprime forza con oggetti, la sintesi dell’essere umano nell’universo.Cerco l’emozione della vita in ogni forma artistica,  riproducendo il connubio tra suono, parole e immagini.

L’Ermetismo è la corrente letteraria a cui aderisci ed Ungaretti è il tuo maestro assoluto, ma ti avvicini anche agli scapigliati e ad artisti come Baudelaire e Rimbaud: come riesci a far convergere questi elementi tra loro?

Aderisco, e sento quasi il ” dovere” di continuare la ricerca ermetica letteraria e poetica. Ricerca che mi ha portato alla mia Néorìa: una visione poetica, dopo lo spleen decadente e lo stesso ermetismo a volte “troppo” circoscritto in terminologie non popolari. Il decadentismo è la culla dell’avvento ermetico. Dopo la visione decadente dell’uomo, e la riflessione in merito alla non capacità di percepire la reale condizione d’esistenza, l’ermetismo raccoglie i frutti e le angosce generate da artisti come Rimbaud e Baudelaire, passando per la scapigliatura (a me cara),  generando “l’interiorità” poetica precisa, rasente la sensibilità universale di chi scrive e di chi percepisce il suono di parole vecchie ma “nuove” e soprattutto segnate adesso nell’animo.

Da un punto di vista letterario nasci come poeta, fondamentale la tua collaborazione con Antonella Ronzulli: come è stato la tua iniziazione poetica, probabilmente, dentro di te, ancor prima di questo incontro letterario?

Scrivendo musica, ho iniziato a scrivere anche i testi delle canzoni.  Da qui il mio amore  per la scrittura e la poesia. I miei primi componimenti in versi, altro non erano che testi delle mie canzoni.

Nel tuo libro 310307 (che ho letto e che giudico bellissimo), raccogli componimenti su vari argomenti, privilegiando l’amore e la vita, e di entrambi sottolinei la caducità: dall’ammissione della loro caducità non scaturisce, secondo te, una volontà di eternalizzazione del singolo attimo vissuto?

Certamente, l’attimo vissuto è la realtà oggettiva, il momento come espressione dell’intera esistenza è la condizione primordiale, come l’attimo della”creazione” di Dio. Una storia, una vita, una poesia sono costruite su momenti e attimi. Ecco, a me interessano questi attimi piuttosto che la “storia” intera.

Credi molto nella numerologia, il titolo stesso dell’opera suddetta lo dimostra: cosa rappresenta 310307 per te, sia come numero in sè, sia come momento artistico?

Da sempre credo che i numeri siano alla base del creato, forse la vera forma di essenzialismo ermetico. Un numero è reale a se stesso, una linea che unisce punti di partenza e di arrivo, senza tralasci o equivoci.  310307 è un momento di questa linea, una precisazione della mia vita :” la nascita della mia primogenita”. L’attimo della nascita ispira ogni uomo, proseguendo  nel divenire attraverso i figli.”Il venire al mondo”, un momento artistico speciale, il nascere è la realizzazione dell’uomo  nel suo percorso di apprendimento dell’universo in “attimi”.

Finora ti sei dedicato prevalentemente alla poesia, ma c’è ora in te il desiderio di prosaicità, attraverso la stesura di un romanzo, che so che stai scrivendo e di cui non ti chiedo altro: la scrittura, nelle sue varie forme, quanto è un’isola e quanto è invece un tentativo di visione e accostamento alla realtà?

Lo scrivere è la condizione principale del spigarsi. Non vi è civiltà senza scrittura, è certamente è anche accostamento alla realtà percepita di ognuno di noi. Io analizzo dolo le diverse realtà che ognuno di noi percepisce in qualsiasi momento.

In che modo ti senti sostenuto ed ispirato dalla tua famiglia – e con questa domanda ci riallacciamo a 310307?

Se permetti ti rispondo con una poesia scritta a mia moglie.

Senza domande ,

ne imperativi,

sostieni il mio lieve cuore.

E amandomi, tutto mi basta.

“Il silenzio mi è madre”, vuol dire che dal silenzio poi si generano le parole del tuo scrivere?

Si, il silenzio della natura, del tempo, del vento, è la madre delle parole sovvenute alla descrizione di questo stato primordiale. Mi piace immaginare la creazione come un silenzio divenuto musica e parole. Il mio desiderio , che forse non verrà mai esaudito, è la capacità di descrivere con una parola il silenzio.

L’attesa è un tema che spesso è evocato nei tuoi componimenti: di cosa sei in attesa adesso?

Ti rispondo ermeticamente:

senza attesa, attendo.

Tra gli scrittori più noti, da chi vorresti essere letto, ti parlo dei contemporanei e di chi vorresti un giudizio, un commento?

Mi perdoneranno i contemporanei, ma vorrei prendere un caffè con Ungaretti e Moravia. Semplice fantasia.

Ilaria Grasso

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“Arte in campo” – 2^ Festa annuale dell’Arte – Tramontana/Parodi L.re (AL)

 

TRAMONTANA

Parodi Ligure (AL)

“ARTE IN CAMPO”

colori, suoni e parole in gioco

2^ Festa annuale dell’Arte

Sabato 8 giugno 2013

dalle ore 14.45  alle ore 24.00  

Campo Sportivo

tramontana

Nell’ambito della manifestazione sarà funzionante servizio BAR e RISTORO

evento Facebook

PROGRAMMA

Ore 14,45: inizio manifestazione e saluto di benvenuto degli organizzatori e delle Autorità

Dalle ore 15,00 alle ore 17,30: Vincenzo Landi (chitarra ) e i complessi musicali MIMO’BIOS e  EIGHT SISTEM’S

Ore 17,30: Ragni Giancarlo drammaturgo-regista teatrale, segue spettacolo teatrale con la compagnia “IL BARCHI” di Arquata Scrivia.

Ore 19,00: complessi musicali MIMO’BIOS e EIGHT SISTEM’S

Ore 20,00: Guido Michelone presenta “ Libri in Musica “ con Gianni Montano e Gian Nissola.

Ore 21,00: presentazione e saluti Autorità

Ore 21,30: Vincenzo Landi ( chitarra )

Ore 21,30: Ottria Nicola  prof. di tecniche dell’incisione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.

Ore 21,30: Nevina Traverso presenta: “ Danzare la Vita “

Ore 22,00: Giovanni Bailo ( chitarra )

Ore 22,30: VIDEOPITTURANDO  e CONCERTO “SWAMP QUARTET“: Marco Saveriano (clarinetto), Sandro Baici (tastiera), Mauro Ghiani (batteria), Vittorio Garis (percussioni).

Ore 24,00: i complessi musicali MIMO’BIOS e EIGHT SISTEM’S

Parteciperanno all’evento gli Artisti:

Gianni Repetto – Lucis – Davide Disca – Carlo Cecaro – Luigi Toraldo – La Gaipa Carmelo – David Pastore Di Marzio – Pietro Perrera – Roberto Paparella – Toshiharu Wataru – Aldo Ruzza – Michele Dell’Aria – Wanda Guaraglia – Francesca Desirello – Ezio Minetti – Piergiorgio Panelli – Antonella Ronzulli – Fabio Gagliardi – Erik Scheller –  Andrea Ivaldi – Gian Piero Camera.

VIDEOPITTURANDO:

Luisa Maria Casaccia Gibelli Carlini –  Maristella Repetti – Elena Carlini – Marilena Urru – Giusi Ponzano – Walter Repetto – Angelo Lioia- – Giovanni Torchia

FOTOGRAFIA:

Ilenio Celoria – Massimo Carcione – Alessandro Ghio – Arrigo Bonanno – Claudio Passeri – Francesco Bianchi – Daniela Demergasso – Roberto Maranzana – Silvana Rebora  – Fausto Mogni – Dino Ferretti – Gianni Camera – Pino Loiacono – Eugenio Traverso – Thilanka Fernando – Felice Bailo – Paolo Bianchi – Valter Ponta – Gianluigi Romano – Francesco Maria Bianchi – Laura Volpara – Giancarlo Allegri – Fabio Gagliardi – Antonella Ronzulli.

ART-COLOR:

Fiorella Cacciabue – Daniela Palmieri – Pino Casonato – Gregorio Torchia – Renzo Leonardi – Federica Genovese – Vanda Guaraglia – Roberto Galea – Anna Musi – Emma Repetto – Piera Anfosso – Maria Teresa Ricci – Fatima Toufiq – Vittoria Repetto – Franca Parodi  

Il paragone di Mario Di Nicola

Il paragone

Dico ti amo
nel mentre uno sciame di rondini s’alza
finita l’euforia
ai miei piedi
senz’ala
una di loro, s’annida

© Mario Di Nicola

tutti i diritti sono riservati

“LA CONCEZIONE ESTETICA DI SCHOPENHAUER” di Enrico Marco Cipollini

La concezione estetica di Schopenhauer

di Enrico Marco Cipollini.

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Schopenhauer reagisce all’ottimismo hegeliano, alla sistemazione razionale ed armonica della concezione del mondo propugnata da Hegel. Secondo Schopenhauer il principio che domina la vita e il cosmo non è lo Spirito ma un principio irrazionale e cieco: la volontà che si manifesta in ogni cosa come un cieco istinto. L’individuo è costretto pertanto alla sofferenza perpetua in quanto in balia dell’irrazionale volere cieco e distruttivo. Ma Schopenhauer addita le vie affinché l’essere umano possa catartizzarsi dell’eterno dolore.

La prima strada è l’arte.

A questo tema il filosofo dedica tutto il 3° libro del suo capolavoro: Il mondo come volontà e rappresentazione ,che sarà oggetto (il III libro) di trattazione del presente breve scritto. Nel I libro, il mondo è visto come una semplice “rappresentazione”, nel secondo libro come dominato dalla cieca ed irrazionale violenza della Volontà. Schopenhauer conclude pertanto che il «mondo è l’oggettività della volontà» ovvero «Volontà divenuta oggetto di rappresentazione». Le idee di Platone rappresentano le specie ben definite, le essenze immutabili(ei]dh) di tutti i corpi organici ed inorganici e si manifestano in individui particolari: copie-in breve- degli originali. Questo è possibile, secondo la spiegazione di Schopenhauer, grazie al recupero delle categorie kantiane dell’Estetica(vedi I.Kant,Kritik der reinen Vernufunt, 1781). Tempo e Spazio interpretati in modo originale e grazie all’altra categoria di derivazione kantiana: la Causalità, sono le categorie sulle quali può basare il suo impianto gnoseologico.

Secondo il Filosofo le «Idee» non sono delimitate dal principio di ragione quindi per poterle conoscere, bisogna annullare il soggetto conoscente. La critica che muove a Kant è la seguente: il Pensatore di Königsberg non ha saputo cogliere nel «noumeno» la Volontà. Abbiamo detto in precedenza[1] che Kant vede il noumeno «non» come oggetto ma come problema. Comunque la libera interpretazione di Schopenhauer coglie il noumeno kantiano come Volontà e come oggetto.

I gradi determinati di codesta Volontà sono l’in sé del Mondo, ciò che Platone chiamava «Idee». La volontà diviene così la cosa in sé e l’idea platonica: «oggettività diretta della Volontà». Kant ha astratto le forme del fenomeno in Tempo, Spazio, Casualità, invece Platone ha dimostrato che le sue idee sono prive di forma. L’«Idea» e la «cosa in sé» – si badi bene – non sono la stessa cosa: la prima è l’oggettività immediata della «causa sui», della Volontà. L’esser- oggetto per un soggetto è la forma prima d’ogni fenomeno ovvero d’ogni «rappresentazione». Kant, secondo Schopenhauer, avrebbe dovuto rifiutare- come si diceva prima – alla sua cosa in sé, l’esser-oggetto.

A) L’idea: l’idea platonica costituisce una rappresentazione ed il principio di ragione riveste l’Idea quando questa cade sotto la conoscenza del soggetto come individuo. Pertanto la cosa particolare che si manifesta è l’ oggettivazione mediata della cosa in sé e, fra l’una e l’altra, si trova l’Idea. Questa non è che l’oggettività più adeguata della volontà e della cosa in sé. L’oggettività della Volontà è disturbata dal Principio di Ragione. Il mondo sarebbe un semplice « nunc stans »se noi non fossimo anche individui ovvero non possedessimo un corpo.

B) Che cos’è il tempo? Schopenhauer risponde testualmente che il tempo non è che una visione divisa e spezzata che l’individuo possiede delle Idee le quali sono atemporali ed eterne. Ma se noi siamo individui sottoposti al Principio di Ragione, come possiamo innalzarci dal caso particolare all’eidos, all’idea? Bisogna modificare la nostra natura perché chi conosce l’Idea non è più un individuo. In principio tutto è al servigio della cieca Volontà, anche la conoscenza che è soggetta, in quanto tale al principio di ragione e quindi non conosce degli oggetti che le relazioni, pertanto se ogni relazione venisse meno anche gli oggetti sparirebbero (idealismo a-volontaristico).

Già di qui si capisce bene la «svalutazione» di Schopenhauer verso la scienza la quale si riduce a puro fenomeno, o relazioni spaziali, temporali e causali. Pertanto la scienza si rivela un nulla, non possiede verità né sue approssimazioni ma è distinta dal «sapere volgare» solo per la sua organizzazione sistematica. Svalutata ogni nozione scientifica, Schopenhauer afferma che il passaggio della conoscenza comune delle cose particolari sino alle Idee è possibile egualmente senza razionalità scientifica, ed anzi, questo passaggio si realizza bruscamente: «La conoscenza si libera dalla Voluntas… il soggetto non è più individuale ma è conoscente e puro». L’individuo abbandona il principio di ragione  e, tramite l’intuizione, sprofonda nelle essenze delle cose,ciò che sono, «va oltre».  Genialmente  afferma,anticipando un fertile pensiero a venire, che non esiste nessuna linea divisoria tra chi percepisce e chi è percepito: ormai l’uomo spogliatosi d’ogni relazione è scevro della Volontà onde concepisce l’Idea. L’individuo si annienta nella contemplazione: è ormai al di là del dolore, del tempo, della Volontà. Mentre l’individuo non è che semplice oggetto conoscente relegato alla Volontà tramite semplici relazioni razionali, il soggetto è scevro di queste cose. Ogni qual volta l’individuo conoscente lascia ogni relazione temporale, spaziale e causale, s’eleva a soggetto che trasforma ogni oggetto in pura idea che, come tale, possiede oggetto e soggetto assieme. È chiaro dedurre che le cose particolari (il molteplice) non son altro che idee diverse in virtù del Principio di Ragione.

Siamo nella piena a-razionalità: basta astrarre il mondo come «semplice rappresentazione» e troveremo il mondo come Volontà che sostituisce l’in sé della idea che è la sua perfetta obiettività. La Volontà si dispiega tramite due modi: a) pluralità e b) differenziazione le quali si ritrovano nel fenomeno grazie alla sua forma. La sua forma non è che il Principio di Ragione. Ogni differenza tra soggetto ed oggetto è logico supporre s’abbia solo nel «Mondo come Rappresentazione». Quando noi annientiamo tale differenziazione, rimane l’impulso cieco della Volontà. Chi «s’annienta» nella contemplazione della natura sentirà d’esser la condizione d’ogni esistenza oggettiva poiché tale esistenza dipende dalla sua . Per giungere ad una intuizione più essenziale della Causa sui del Mondo, s’additano due soluzioni che si compenetrano: riconoscere la Volontà come cosa in sé della sua oggettività e comprendere i gradi di questa oggettività ovvero le idee. E solo le Idee sono reali mentre i fenomeni ingannevoli.

Qui si è pienamente in accordo con Platone. Ma ripetiamo che per il Tedesco l’idea è una sola che si manifesta in vari fenomeni. Tali sono racchiusi – ad esempio – nella Storia. Ma la storia non fa nascere nulla di nuovo: già tutto è «ab aeterno». La Storia è un semplice mutare d’avvenimenti mentre l’essenza rimane sempre la medesima: non fa che dedurre i vari fatti tramite la legge di motivazione che determina i fenomeni della Volontà guidata dalla conoscenza. Priva di valore assieme alla storia è anche la scienza della natura: «come eziologia studia le leggi del mutare fenomenico» e come «morfologia studia le forme immutabili dei fenomeni medesimi»

La matematica, tramite le forme attraverso le quali ci appaiono le idee quali fenomeni molteplici, studia tali forme ovvero spazio e tempo.

Tutti i campi che costituiscono la sapienza scientifica sono dominati dalla razionalità (Principio di Ragione) quindi non possono sconfinare al di là del mondo puramente fenomenico. Se la scienza si ferma al fenomeno, quale sarà la specie di conoscenza nella quale si può trovare l’essenza del mondo? L’arte, l’opera del genio, sarà la risposta di Schopenhauer.

C) L’arte: l’arte si svincola da ogni relazione fenomenica: con la contemplazione pura intuisce l’essenza del mondo, riproduce le idee eterne, immutabili e ogni cosa che è ‘’fissa’’ ai fenomeni. Schopenhauer spiega che l’origine dell’arte non è che la conoscenza delle Idee e il suo fine la comunicazione di questa conoscenza.

La scienza trova la sua meta in un fine utilitaristico mentre l’arte« coglie dal continuo mutar quel ‘quid ‘(…) nell’oggetto ferma il molteplice infinito dello spazio e del tempo (…) l’idea e il suo oggetto quando  ogni tipo di relazione viene meno, svanisce». L’arte sfugge al principio di Razionalità che è proprio della Scienza: l’arte è contemplazione.

Schopenhauer contrappone la conoscenza che ha solo valore nella vita pratica e nella conoscenza utilitaristica (scientifica) alla contemplazione dell’arte che è uscire da principi vincolanti  tipici del mondo effimero dei fenomeni per giungere all’intuizione che permette all’uomo d’elevarsi alla concezione delle forme immutabili delle idee.

Qui entra in scena il genio che  ha in dispregio ogni scienza e scevro di ogni Principio di Ragione, di ogni relazione, si mantiene nella pura intuizione e vi ci si sprofonda. Il genio, di targa romantica, è il puro  conoscente e ogni cosa presente non lo appaga; egli è sempre inquieto e nella sua coscienza s’agita quella turbolenza che non è altro che il non trovare esseri suoi consimili. Una qualità discriminante della  sua personalità geniale e quella comune: la fantasia( per nulla tale termine deriva da “ phos”,luce,aggiungiamo )

Il genio si occupa con l’intuizione delle Idee immortali e allarga i propri orizzonti, con un bisogno ossessivo,esagerato di fantasia. La genialità non è soddisfazione dei propri sogni ma strumento per arrivare alla conoscenza dell’ Idea ovvero l’opera d’arte. Segue una lunga digressione tra affinità e differenze tra genio e personalità psicopatica e come il folle così il genio non vede gli individui ma le idee, così come il poeta conosce l’uomo e non gli uomini. Pur riconoscendo la potenza del genio di sganciarsi dal vincolante e contingente , Schopenhauer non esclude che ognuno di noi possa vivere la capacità estetica. Questa non è che il riconoscere nelle cose le idee e innalzarsi al di sopra di noi stessi, «superare la nostra singola individualità».

D) L’opera d’arte: perché percepiamo più facilmente l’idea nell’ opera d’arte che nella contemplazione della natura?

L’opera d’arte – risponde Schopenhauer- riesce ad immortalare la Pura Idea fuori della realtà contingente. L’artista ci fa contemplare il mondo con i suoi occhi, con il suo spirito. Il dono innato dell’artista è riconoscere l’essenza ed ancora di più: ci comunica questo dono e tale capacità non è null’altro che la «pars technica» dell’arte. Nella contemplazione estetica vi sono due momenti integranti: il primo è la conoscenza dell’oggetto come «idea platonica», il secondo è costituito dalla Coscienza dell’artista – non come individualità – ma come Soggetto Puro privo d’ Ogni legame dalla Volontà. Unendo questi due momenti, si ha come risultante unica la rinuncia al Principio di Razionalità il quale è ritenuto valido solo per la Scienza che sottostà alla Voluntas. È ovvio che ogni bisogno nasca dalla privazione, ma per Schopenhauer è inutile soddisfare qualsiasi bisogno perché, in nuce, ogni desiderio soddisfatto darà inizio ad una catena di bisogni da appagare e ciò succede proprio sotto il dominio della Volontà. Se noi riuscissimo a strapparci dal dominio cieco della Volontà, non si avvertiranno più tali bisogni ma  finalmente si sarà liberi proprio come quando contempliamo ogni forma estetica. Anche la Natura può toglierci dal cieco dominio volontaristico ed ogni tormento che è in noi viene a cessare: non siamo più individualità” sparse” ma “Soggetti” Puri in contemplazione delle Idee. Quando la ragione ci fa relazionare soggetto con oggetto tra loro, ricadiamo nel tormento: rinasce quindi  l’infelicità  perché vediamo oggetti e non più Idee e , da infelici, desideriamo  la felicità in un eterno oscillare che ci sfibra.

Prendiamo la «luce»: questa è condizione di un più elevato grado di conoscenza intuitiva e non ha niente a spartire con la Volontà. La vista, a differenza degli altri sensi, non genera subito effetti sensibili (sensuali) quindi il piacere suscitato dalla luce non è che gioia perché ci fa sentire,provare la possibilità di un mondo della conoscenza intuitiva più puro e di certo libero dal contingente mondo dei fenomeni. Quasi strappati, rapiti, viviamo nella contemplazione del Bello. Se noi  riuscissimo ad innalzarci al di là di ogni volere,  si proverebbe il sentimento del Sublime.

Quindi mentre il Bello si genera anche senza lotta con la Volontà, nel Sublime questa lotta bisogna superarla. Vi sono molti gradi di passaggio dal sentimento del bello “a quello” del sublime ma tali gradi dipendono dalla coscienza che noi abbiamo in questi passaggi. «La Teoria del Sublime» non s’applica solo al campo estetico ma anche al campo morale. Contrari estetici del Sublime sono l’eccitante (rappresentazioni di vita gastronomica) e i nudi che rappresentano il «nauseante» cioè l’eccitante negativo. Le cose sono più o meno belle in virtù della loro forza nello stimolare la contemplazione oggettiva. Mentre Platone sostiene che l’arte è riproduzione dell’idea, contrariamente Schopenhauer sostiene che scopo dell’arte è propriamente lo scoprire l’idea. La materia in quanto Volontà irrazionale non è certo la rappresentazione di un’idea però può costituire un legame tra idea e «principium individuationis» (che obbedisce al Principio di Ragione). Da qui si snoderanno una serie di forme d’arte che saranno più o meno elevate secondo questo rapporto.

E) Le varie arti – L’architettura, rappresenta in Schopenhauer, il grado meno elevato della rappresentazione artistica: la sua bellezza estetica dipende dal rapporto, dalla lotta tra peso e rigidità.(In fondo la materia qui abbonda e l’architettura ha a che fare con la manipolazione in fondo della materia). E  Il nostro  Pensatore non si  addentra molto in tale” disciplina”,la meno artistica,non c’è dubbio.

La missione della pittura e della scultura è quella di comunicarci direttamente l’intuizione delle idee. La bellezza umana è espressione oggettiva e da questa bellezza esternata bisogna saper cogliere l’idea più profonda: l’Idea di Uomo. Bisogna ricordare che i fenomeni della volontà nei gradi hanno una forma assi complessa: ad esempio la nozione di bello non è solo a posteriori ma anche a priori. Ad esempio: la pittura storica, oltreché possedere bellezza e grazia, ha per oggetto primo il carattere più alto d’oggettivazione in cui l’individuo come espressione d’un angolo particolare dell’idea dell’umanità, viene ad assumere un significato molto speciale. Il significato esterno dell’agire è provocato dal Principio di Ragione mentre l’intimo, «l’interno significato» è generato dalla visione che schiude l’idea di umanità.

Come suddetto, l’oggetto artistico è l’Idea intesa platonicamente. Mentre il concetto è capibile da chiunque abbia capacità raziocinante e tale ,pertanto , è capito ed intellegibile tramite il veicolo del linguaggio, l’idea è puramente intuitiva e ne deriva che è comunicabile solo alla personalità geniale o a chiunque si trovi in tal condizione. L’Idea è innanzitutto Unità che si trasforma nel Molteplice grazie alle categorie di Tempo e Spazio. Invece il Concetto è astratto dal Molteplice tramite un processo compiuto dalla Ragione: da qui l’unitas post rem e l’idea o unitas ante rem. Il genio elabora e genera in quanto ha,”possiede” l’idea: viene di nuovo ribadito il fine ultimo dell’ arte che è comunicare l’idea. La poesia – in quanto arte – ha il compito d’eternare le idee. La poesia e la prosa sono formate da concetti astratti che abbisognano d’esser coordinati affinché s’intersechino e che l’Immagine Intuitiva venga a soppiantare il concetto d’immaginazione. Il ritmo e la rima sono strumenti ausiliari dell’arte poetica. La poesia deve darci l’idea che costituisce il massimo grado d’oggettività della Volontà e darci l’uomo affannato dalle sue aspirazioni ed azioni. La Storia ci fa conoscere gli uomini ma non l’Uomo, la «sua» idea. Come Winckelmann anche Schopenhauer aspira alla funzione del ritratto che deve essere l’ideale dell’individuo. Quindi chi aspira alla conoscenza intima e vera dell’Umanità come idea perenne ed immutabile, non deve rivolgersi allo storico bensì alle opere artistiche dei grandi poeti. Ora se il poeta assume come immagine se stesso si ha la “lirica”, dove non prende se stesso come immagine si hanno forme più elevate nelle quali eccelle “il dramma”. E così  ,riprendendo il grande F.Schiller,sintetizza :

« Quello che mai né in luogo alcuno avvenne, solo Quello non  invecchia», è eternità  per l’appunto(come un Dire primigenio, si potrebbe aggiungere).

Il Poeta è l’uomo universale, aristocratico dello Spirito,  che rispecchia l’Umanità. Schopenhauer intende con aristocratico il senso vero del termine che parte dalla radice sanscrita”ar”,onde “arare”senso di moto impresso  alla terra per renderla vitale, fertile,onde« aria»,che si eleva, tendeall’alto e quindi “ar-istocratico “ inteso come il migliore in senso spirituale e non in senso di nascita“ da nobili lombi” o “economico”, che si ripercuote nel tedesco , Herr -signore- . Tale digressione è stata voluta dallo scrivente per togliere ogni patina ,ogni  alone reazionario che fu additato   al  Nostro Filosofo. Altro conto aver usato la sua opera . Lo stesso discorso è valevole per F. Nietzsche,  che riconobbe  Schopenhauer come suo maestro. Il Pensatore di Röcken  venne  addirittura usato come teorico razziale e forse il pregiudizio resta.   Al momento non vogliamoci addentrarci su tale stortura ma semmai    rilevare  i motivi attuali e originali della concezione di Schopenhauer,passibili di una ulteriore  interpretazione ed ermeneutica tanti sono gli spunti fervidi in tal gran pensatore.

Continuando la nostra disamina del terzo libro, Il  Filosofo  infine   passa in esame le varie composizioni poetiche, ribadendo sempre il fine ultimo dell’Arte: rappresentazione d’idee e la loro comunicazione:« la pura e profonda e vera conoscenza della natura  del mondo costituisce  lo scopo supremo dell’artista»

La differenza tra le arti consiste solo nel più o meno elevato grado di oggettivazione. La Musica: non è riproduzione d’idee ma della Volontà, l’arte quindi per antonomasia. La Musica da un lato può rappresentare il mondo ma in questa nobile arte c’è qualcosa che non è soggetto di rappresentazione.

La Musica celebra l’Essenza, l’In Sé  d’ogni fenomeno, Le altre arti  non esprimono  che l’ombra.( qui ci sarebbe da aggiungere,oltre il ribadito concetto schopenhaueriano  della lontananza massima della  Musica dalla materia,anche l’importanza nei paesi germanici data a tale sublime  arte.

Ma sarà bene conchiudere con le parole dello stesso  Schopenhauer,

« L’artista, in ultima, fa tutt’uno con quella stessa Volontà che s’oggettiva e che resta sola nel suo eterno dolore».

  Enrico Marco Cipollini


N.B.: Abbiamo seguito per la Seguente traduzione dell’opera di A. Schopenhauer, Die Welt as WiIle und Worstellung (1818-1819),Dresden,«liberamente» quella di N. Palanga, Milano, 1969 e 1982. Pertanto corsivi ed altro sono nostri.

[1]        Cfr. E.M. CIPOLLINI, I. Kant, una tappa fondamentale , «Michelangelo», nn. 40- 41-42-43, (Firenze).