“Castelnuovo, terra di canti e di suoni, di miti” di Antonia Izzi-Rufo – recensione di Enrico Marco Cipollini

 

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Ha ragione il prefatore di tale libro di etno-antropologia in senso lato: «scrivere la storia di un luogo è l’unico modo per salvarlo dall’oblio». Tale frase implica il concetto di memoria, che è fondamentale per il concetto di identità. In fondo l’autrice si pone il problema implicitamente: chi siamo? Dati gli sconvolgimenti demografici, i borghi sono ormai abitati da poche anime e ciò fa parte del processo di globalizzazione che tutto distrugge e che nulla salva, neanche la memoria individuale e collettiva che forma la Storia. La globalizzazione infatti non è un processo neutro ma tende a sradicare le origini, la storia individuale ed esistenziale di ciascun uomo, dicendo che siamo tutti uguali. Questo falso egualitarismo nasconde un disegno molto preciso: siamo tutti uguali in quanto capacità di consumo e produzione, non come uomini pensanti e storie individuali con i nostri vissuti. L’acutezza di Antonia Izzi-Rufo svela tramite questo libro di cultura antropologica in senso lato il disegno dall’alto imposto, rivalutando i luoghi della sua memoria e affermando la propria identità di essere. Iniziando dalla storia di Castelnuovo, giunge a farci comprendere che cosa sia la natura, il bello, l’armonia, il vivere in comunità dove l’uno sa dell’altro ma alla fine ognuno si aiuta: non è anonimo. Propriamente la nostra Autrice risente della narrativa e smorza temi di natura scientifica con i suoi voli radenti sugli affetti e le vicissitudini del borgo, usando spesso espressioni dialettali il che rende il suo raccontare meno formale e più aperto a cogliere le esigenze umane e vivide di una comunità in un contesto vivente, umano. Dopo la toponomastica, l’origine dei nomi, i monumenti, Ella si addentra nel mito del Cervo (Gl’ Cierv’) cui dedicheremo ampio spazio. La ringrazio di aver citato sia l’amico Stamatis che il sottoscritto su Pan. Tale è una forza primordiale, personificazione della Natura con i suoi appetiti, con le sue esigenze e i suoi bisogni. Natura deriva dal latino nasco – nascere, come in greco è la physis dal verbo phyo cioè l’inarrestabile divenire onde nascere crescere morire. Cicli eterni , archetipi che il latino riprende nel verbo fio. Avendo studiato grazie all’autrice il fenomeno così esoterico del Cervo non lo accosterei solo a Pan ma visto che la celebrazione cade in febbraio lo vedo legato più ai lupercalia latini, il risveglio – dopo i mesi invernali della sessualità prorompente. Lupercus è un attributo del dio Fauno: protegge le greggi, le ingravida e – legato molto ai riti del carnevale – ha un aspetto orgiastico. Pan lo vedo invece progenitore di Fauno, il dio che vive come un satiro, cercando ninfe per ingravidare e soddisfare i suoi appetiti – in fondo rivisitazione latina di Pan, che diventa con le sue corna e i suoi piedi caprini il diavolo nel cristianesimo. C’è da notare come Pan si faccia morire con l’avvento della nuova religione, così come a febbraio i Lupercalia sono sostituiti dalla leggenda “romantica” ed edulcorata di un certo vescovo Valentino che sposerebbe pagani e cristiani. Ma mentre nel cristianesimo Eros è Agape, nella forza virile dei pagani Pan, Fauno e Lupercus sono eros, forza della natura, procreazione, vis naturae, il che rimanda a Dioniso, ai misteri, al latino Bacco , alle menadi e baccanti. Il Cervo entra in paese e spaventa panicamente gli abitanti. Si accoppia con una cerva, ma non è soddisfatto e dovrà essere la magia dell’uomo a purificarlo, sacrificandolo. Sacrificio tipicamente pagano che rimanda a una purificazione della nuova stagione che si preannuncia e ha la forza interiore dell’uomo pagano che cerca il demiurgo come ente supremo. Ma torneremo su tale argomento in modo più approfondito. Belle le pagine su Charles Moulin noto artista vissuto a Castelnuovo e all’intellettuale Giaime Pintor che perse la vita per un anelito di libertà. Il libro si chiude sul brigante buono, come lo furono tutti o quasi, Centrillo che in realtà era Domenico Coia. Libro scorrevole, umanissimo che ci rimanda alla ricerca delle ns. origini. Ci vogliono deprivare della memoria così diventiamo automi. A tal dettato A. Izzi-Rufo risponde con un rifiuto, rivalutando la  storia come prodotto umano.

Enrico Marco Cipollini

Antonia Izzi-Rufo, Castelnuovo, terra di canti e di suoni, di miti, Il Convivio, p.100, €12,00

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“L’incauto sfogo dell’altra metà” recensione di Enrico Marco Cipollini

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La verità, scrive nel primo racconto, non la cerchiamo così presi dal senso dell’esistenza tanto breve, divorata dal tempo, tantoché ci affanniamo a cercare la felicità ma tale è irraggiungibile, quindi meglio prodigarsi ad aiutare gli altri, così –seppur infelici– ci avviciniamo alla verità. Aggiungerei, senza coglierla mai. Sembra essere tale la filosofia portante dei sedici racconti che il poeta e rocker abruzzese Mario Di Nicola ha stilato. Sono varie situazioni ove la psicologia dei personaggi non è mai indagata appieno intenzionalmente: sono tratti di carattere piuttosto che ben si declinano con le situazioni. Assurdità voluta dall’immaginazione dell’Autore o veramente vissute e qua travestite per essere raccontate? In fondo è un falso problema chiedercelo; le “avventure psichiche “ qui narrate possono capitar a tutti noi e spesso è un assurdo volere razionalizzare l’uomo, la sua complessità, le sue metamorfosi: ascriverlo in un diagramma cartesiano dove le ascisse e le ordinate rischiano, nell’analisi umana, di sovrapporsi. Moralità, ambiguità, velleitarismo sono guardati dall’occhio scrutatore di Mario Di Nicola, senza ergersi a giudice. Non si erge moderno Solone e quindi indicare o porre un rimedio a ciò che siamo: poliedrici nel bene e nel male, mossi da pulsioni (eros assume una forte valenza in quasi tutti i brevi racconti), da una vita  interiore che ci sfugge tanto è conflittuale, magmatica e la nostra parte conscia è solo quella più visibile ma non la più vera o autentica.  Scorrevole e lineare la scrittura ci pone degli interrogativi (vedi “La razza Alaunt”) o nel bellissimo “ La Cura”, credo il migliore anche per originalità e stupore che assale il lettore. Una peculiarità è l’assenza di cattiveria e di malizia: anche l’episodio della moglie fedifraga rispetta in modo coerente il dettato dell’Autore: noi risultante di un mondo sommerso , l’altra metà che cerchiamo di tenere a bada per convenzioni sociali, moralità corrente presa come sacrale e dogmatica ma l’altro da noi spesso emerge. Siamo uomini, accettiamo la nostra “natura” così enigmatica.

La parola ora spetta al lettore. De hoc satis

Enrico Marco Cipollini

 

Titolo: L’incauto sfogo dell’altra metà

Autore: Mario Di Nicola Néorìa

Editore: Litho Commerciale

Collana: Novel

Data di Pubblicazione: Dicembre 2014

ISBN: 9788890970573

© 2014 Litho Commerciale

Pagine: 74

Formato: brossura

Prezzo di copertina: € 13,00

Info e ordini: ludovica@lithocommerciale.com

“Oltre Itaca, radendo il cielo” – Recensione di Kostas Mich Stamatis

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“Oltre Itaca, radendo il cielo”

Un’antologia poetica estera, in quanto prende corpo, nasce in una città italiana, Carrara in Toscana, una Terra che ci porta sempre impulso poetico e spirito di questo luogo ed è per questo che è fonte inesauribile di arricchimento della nostra sostanza, esistenza, spirituale. Questo moderna antologia poetica italiana assume ancora più valore e significato, dal momento che è il primo libro della collana “EOS” di un editore coraggioso Litho Commerciale e ispirato alla classica ITACA che illumina di perenne luce dell’Aurora [Eous, è genitivo di EOS, nota mia].

Un “Noi “poetico fortemente profumato di (Spirito Greco) Grecia (che profuma di Grecia). Tale silloge comprende difatti ben 24 poeti e scrittori contemporanei italiani, nuovi di idee: Federica Bonzi, Italo Zingoni, Francesca Giustini, Matteo Crosera, Rossella D’Alba, Rosa d’Onofrio, Antonella Ronzulli, Mario Di Nicola, Annamaria Pecoraro, Rosaria Chiariello, Adriana Bertani, Rosanna Spezzati, Lucia D’alessandro, Laura Klemm, Anna Manzi, Lucrezia Abbrescia, Cristiano Maiorino, Redent Enzo Lomanno, Fernanda Besagno, Antonia Izzi, Loretta Citarei, Anna Bonarrigo, Moreno Botti, Kostas Mich. Stamatis.

Ben oltre 200 pagine di un libro d’arte, ben impresso, ospita un totale di 75 poesie, quale esempio della sua seria struttura, tre per ogni poeta partecipante. Le poesie sono brevi, lineari nella loro struttura riflessiva e lirica della umana riflessione moderna ma, soprattutto, anima di giovinezza poetica, poeti che vivono senza frontiere le difficoltà del mondo di oggi. Le loro voci sono una protesta ma anche una resistenza dinamica, libera nella nostra società, è una rivoluzione spirituale che parte quando s’avverte nella umana condizione, risvegliando la paura e la sua speranza perduta per un domani, un futuro. E’ un percorso di ideale e fattiva speranza verso Itaca, stato mentale, che simboleggia gli obiettivi e la speranza utopica dell’uomo nelle sua condizioni terrena-esistenziale.

L’antologia, degna del valore di Enrico Marco Cipollini e di Antonella Ronzulli (quest‘ultima è la curatrice per la Casa editrice Litho Commerciale) ha l’intento, pienamente riuscito di illuminare l’ispirazione dei poeti, il senso, il significato più profondo, l’obiettivo del sentire poetico, facendo sì conoscere ai lettori le opere dei contemporanei qui presenti. Ogni poeta ha infatti poesia, commento, brevi profili e nota bibliografica ma molto critica cosicché il lettore possa aver sempre presente il poeta che si appresta a leggere: intuizione, assimilare notevolmente e con consapevolezza LO SPIRITO che anima la poetica. Opera unica, originale e preziosa che cerca di legare il lettore sensibile (cuore letteralmente) a questi nuovi motivi di creazione ispiratrice. Una lirica tesa a progettare (disegnare) con forza e molto coraggio la prospettiva per un domani migliore.

Il titolo della Silloge “Oltre Itaca, radendo il cielo”, è in linea con la copertina che raffigura l’amplesso tra cielo e mare, “Nel blu più blu del cielo e del mare”, di A. Colucci, come indicato nell’introduzione di Enrico Marco Cipollini, “oltre Itaca c’è sempre una bellezza da assaporare e verità inattese, inaspettate”. Questo vasto mondo tra lo sconosciuto e il conosciuto tra Terra (ITACA) e il Cielo, è il cosmo che ascrive,  racchiude l’uomo e il suo Mondo, così come il suo percorso eterno dalla terra per conquistare e conoscere oltre. E’un pulsare di emozioni, di edificante speranza, consolazione per raggiungere tale aspettativa di bellezza. Chi ignora questo non merita e non vogliamo sapere di questi. MONDO puro, umano, poetico traccia l’unica linea tra Itaca e il sublime Cielo: un ponte ideale della natura umana con l’onnipotenza del Cielo pieno di mistero. Si tratta di una conversazione celata dell’esistere umano con il mistero, un vero De Profundis.

I titoli delle opere ci danno una chiara idea come puro cristallo, di fragranza di fiori che profuma ogni poesia dell’Antologia:l’amore il silenzio la consapevolezza il dolore la lotta, la vita uomo e donna il destino dei fanciulli, Itaca, Rugiada, cielo infinito, Luce Voce sommessa e vera Voce che richiama pensieri, sentimenti, musiche, miti, farfalle leggere che volano come anima sincera, pulita, storia umana.Un vero intero universo visto dentro: ispirazione e illuminazioni liriche da un gruppo di poeti, guidati magistralmente dai curatori, che segnano una forte crescita rispetto ad una società in decadenza. Presenza poetica che alimenta Utopia ma dona dinamicità alla vita stessa. Antologia come nuovo respiro di vera speranza di cui sentivamo bisogno.

Traduciamo alcuni versi da una poesia di Matteo Crosera:

“ Verso Itaca”

poeti non a caso /senza casco/ verso Itaca/ancora lontana”  (p. 36)

Kostas Mich Stamatis

Recensione tratta da “Limenikà Chronikà” – 97/2014 –  pp 39-40

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Paese di Antonia Izzi-Rufo: Recensione di Enrico Marco Cipollini

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(free web)

“Il Croco”,quaderni letterari,pubblica

 Paese di Antonia Izzi-Rufo (3^ premio Città di Pomezia 2013),Pomezia, Gennaio 2014,s.i.p.

Rileggo con estremo piacere una poetessa di vaglia qual è Antonia Izzi -Rufo in Paese, silloge prefata da Domenico Defelice. La sua poetica è pervasa da pensieri umbratili, un “dicere ” poetico che rispecchia la sua svolta dell’incedere umano dopo la morte del marito sebbene la Natura parli per lei. In tal modo le rimembranze portano seco il dolore che si fa acuto, tagliente, lacerante come in Addio Monti, e a conferma di quanto dicevo, l’ultima poesia (“Una Casa“) che chiude la silloge, la sua pena. Mi rifaccio a Itaca, la meta di ritorno del nostos della umanità intera (nostalgia infatti è composta da nostos-viaggio  ed algos,dolore), l’Odissea. Ulisse torna a Itaca ma è tale petrosa isola, dopo tanti anni, disavventure e avventure dell’animo, la stessa? Certo, nell’epos giuntoci, sì, ma personalmente credo, come ho potuto scrivere e ragionare con pacatezza, che Itaca non è che un topos mentale, perché approdati, dopo tanto faticare, ci si accorge che noi siamo mutati, che l’isola petrosa manca di affetti. Pertanto ci assale l’inquietudine, il dolore,  l’assenza (preciso il latino absentia da ab-sum con quell’ab che evidenzia il distacco dal sum): il nostro porto non è più tale, manca degli affetti che sono il sale della vita: non il sapere conta ma quella folata d’emozioni che tingono il mondo sono la vera ragione del nostro “essere -nel -mondo”, un essere-per-la morte”. E’ il momento quindi di andare, di dire addio, di rivolgersi ad altre regioni dell’essere. Antonia viaggia nel suo passato che diventa presente riaffiorante nella sua riflessione e nel suo redde rationem coscienziale e    s’appresta, sorpresa dal Tempo inclemente, che non concede sconti, a navigare Oltre. Le immagini di ciò che era il suo mondo si dipanano nella sua mente come un rosario dove la  Solitudine, la conditio essenziale ed ineliminabile della umana esistenza, riflette desideri e disillusioni, angoscia e dolore, indicibile nostalgia e reclinarsi in meditazione, in “religioso silenzio” sulla nostra condizione, sull’incedere della nostra vita che non si valuta sulla lunghezza degli anni bensì sull’intensità di come viene vissuta. Commovente  e vera tale poesia ti prende tutto lo spirito e la tristezza ti penetra nel midollo tutto. Una lettura che ci fa reclinare in noi legati da un simile destino, ma sebbene sanguinanti dentro, le regioni e le ragioni dell’essere ci illuminano la coscienza dell’«agere», sempre con dignità. La vorrei lasciare con Emily Dickinson la quale così scriveva:

Ha una sua solitudine lo spazio,/solitudine il mare/ e solitudine la morte-eppure/tutte queste sono folla /a confronto a quel punto così profondo/segretezza polare/che è un’ anima/al cospetto di se stessa/infinita finità(da Tutte le poesie, tr.it.Milano 1998,con un aggiustamento dello scrivente e corsivi).

Enrico Marco Cipollini

“ROSARIA ESPOSITO” – recensioni di Enrico Marco Cipollini

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Ho letto con intensità il libro “Pensiero d’amore” di Rosaria Esposito, finalmente in cartaceo. In giornate buie i pensieri così arguti, la dolcezza e la tenerezza si dipanano leggeri, con un sorriso dell’Autrice, in un tappeto che ti rilassa l’animo e ti riempie di “joie de vivre”
intensamente. Rosaria non ha l’arroganza o la pretesa di dirci che sia Amore, non cade mai in categorie astratte e atte a psicologi in erba. Va “oltre”, ci parla delle sfumature di tale in un linguaggio ineccepibile come la forma. Peridi scorrevoli, brillanti, scivola nelle pieghe dell’animo. Non è la è la docente ex cathedra… è una di noi che annota ciò che è patrimonio di tutti, e in tutti si manifesta, semplicemente e fascinosamente Amore. Certo, rivedrete con la mente l’incontro tra Odisseo e Nausicaa, gli occhi che brillano di nuova luce nella donna dalle braccia bianche… riscoprirete Catullo e la “sua” Lesbia, i veneri e gli amorini. Così vi unirete idealmente a Tibullo, Properzio e all’eterno sentire che brilla e si alimenta di luce propria, essendo tale fondamento a se stesso. Dolore, turbamento e piacere vi avvolgeranno in un abbraccio omniavvolgente… Astuta e vinta ella stessa dal sentire, Rosaria con la sua verve vi conquisterà… pillole da degustare. Phanes è colui che si manifesta, ha luce pur uscendo dalle vertigini del buio… Questi archètipi appaiono continuamente nella nostra vita. Chi ama non solo brucia lo spleen, ma dà al vivere una dimensione diversa, pulita e vera… Beato chi sa amare e darsi.. testimonianza di sacralità inalienabili.. dignità d’Amore… non aggiungo altro, ma tra un sorriso e riflessione acuta, Rosaria ci conquista! Brava!

Enrico Marco Cipollini

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PER MARIA ROSARIA ESPOSITO, Acuta scrittrice, su PENSIERI OZIOSI DI UN OZIOSO

” l’unico ostacolo davvero insormontabile dell’uomo è l’uomo stesso”

Secondo chi scrive è la chiave per comprendere e non solo capire  questi racconti brevi che si snodano come un rosario davanti ai nostri occhi grazie alla penna sapiente di Rosaria

E’ con tale umano sentire che l’autrice guarda e analizza l’uomo nella sua “natura”, un uomo per di più immerso in un disagio esistenziale, contagiato da odio e violenza, guerre e calamità di cui non ne afferra il senso, smarrito nella fiducia di valori eticamente saldi e minato nella possibilità di controllare impulsi istinti, passioni così stretto da contingenti problemi personali oltreché inserito in quelli con la maiuscola  raccontati dalla Storia

Sono i sogni dell’uomo e forse di se stesa che la Scrittrice racconta con bonaria ironia e senso di umana  pietas dove la solitudine, la disillusione la fan da padrona.

La cifra stilistica di Rosaria è legata all’interesse per l’osservazione e l’indagine, la trascrizione del” vero” anche se con dose di ironia indicibile. Da qui il riflettersi della sua indagine e non solo mera rappresentazione del muoversi , dell’agire di tratti distintivi più che veri e propri personaggi

Una realtà sociale però non deprivata da tradizioni, costumi e  soprattutto mentalità di certa piccola borghesia e del popolo minuto. Cifra qualificante è oltre a tale indagine , a tali rappresentazioni bozzettistiche delle scene di vita, dei tipi, delle figure, la sua umana e “rassegnata” simpatia che Rosaria esprime e lascia intravedere. Lei stessa si pone nei panni dei ragionamenti dei suoi “tipi”, delle sue creature davanti agli eventi e li sa cogliere acutamente dal “di dentro”: tracce di umanità che stappa il sorriso ma nel contempo fa riflettere.

Enrico Marco Cipollini

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“Parentesi poetica” di Paola Simona Tesio – Rivista bimestrale Arte & Arte

”Parentesi poetica”

Rivista bimestrale Arte & Arte

a cura di Paola Simona Tesio

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Un ringraziamento alla giornalista e critica d’arte Paola Simona Tesio