DILA & PARTNER AL “MUSEO DEL MARE” AD ISCHIA PONTE

DILA

Sabato 16 Luglio 2016, con inizio alle ore 18.00, verrà inaugurata la nuova sede dell’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA” negli ambienti del Museo Etnografico del Mare ubicato nello storico Palazzo dell’Orologio di Ischia Ponte.

Ciò, grazie all’accordo stipulato tra i presidenti del Museo, Rino Lauro, e di DILA, Bruno Mancini.

L’Associazione DILA si prefigge di organizzare nel Museo una corposa serie di eventi artistici e culturali che coprano tutto l’arco dell’anno, realizzando il progetto già da tempo annunciato da Bruno Mancini di volere operare affinché “L’isola d’Ischia possa diventare una località conosciuta e stimata in ambito internazionale ANCHE per le sue attività artistiche e culturali”.

A fare da cornice al taglio del nastro giungeranno dal Lazio la presidente dell’Associazione “Arte del Suonare”, Maria Luisa Neri, che illustrerà le linee guida ed il programma dei concerti che DILA & Partner effettueranno nel Museo, offrendone un’anticipazione mediante l’esibizione del celebre violinista Giulio Menichelli; mentre dalla Romagna arriverà la ben nota soprano Paola Occhi accompagnata dai suoi musicisti tra i quali vanno citati il pianista, organista, fisarmonicista Roberto Villani e la giovanissima cantante lirica Veronica Coppola .

Un numero sempre crescente di Associazioni, tra le quali la già citata “Arte del Suonare” di Maria Luisa Neri, “AICS IL Dragone” presieduta da Pasquale Di Costanzo, “CentroInsieme Onlus – Progetto Vela: Rendere Consapevoli Scampia” presieduta da Vincenzo Monfregola, si sta coagulando intorno al progetto che potrà contare sulla Direzione Artistica della vicepresidente DILA, Roberta Panizza, e sulla costante nonché determinante presenza dei numerosi Soci Fondatori di DILA, tra i quali il Direttore del quotidiano “Il Dispari” Gaetano Di Meglio e il Patron dell’emittente televisiva TELEISCHIA Enrico Buono si trovano sempre in prima linea. Katia Massaro, Vincenzo Savarese, Mario Mirenghi, Ylenia Pilato, Pasquale “Dragon” Di Costanzo saranno, come sempre, i prestigiosi anfitrioni in rappresentanza di tutta la tribù DILA & PARTNER.

Residenti e turisti sono invitati.

L’ingresso è gratuito

e i primi arrivati tra i golosi potranno gustare anche deliziosi bocconcini made in Emilia Romagna.

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Concerto ore 21.00

Cantanti e Musicisti:

Paola Occhi – Soprano Leggero

Giulio Menichelli – Violinista

Roberto Villani – Pianoforte armonizzato

Veronica Coppola – Allieva scuola Lina Cavalieri

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Buon Giorno a te – Anonimo

Spesso cuori e picche – dall’operetta “Madame di Tebe”

Non ti scordar di – dall’ operetta “Paese del sorriso“

Toujour D’Amour – dall’ operetta “Ballo di Savoia”

La canzone delle Campane – dall’ operetta “La donna perduta”

Sonata n.2 in LA minore di J.S.  BACH

Tace il Labbro – dall’operetta “La Vedova allegra“

Romanza della Vilja – dall’operetta “La Vedova allegra“

Quando men vò – dall’opera “Traviata“

Voi che sapete – dall’opera “Nozze di figaro“

Libiamo dai lieti calici – dall’opera “Traviata”

 

Info e-mail: emmegiischia@gmail.com 

http://www.emmegiischia.com/wordpress/museo-dila-inaugurazione/

“Wish we were Here” – Anche a Novi L. l’evento nazionale dedicato ai Pink Floyd

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Per i 40 anni del gruppo londinese, con il patrocinio del Comune di Novi, in concomitanza con l’inaugurazione dell’estivo dell’Ovo Center di Novi, rinnovato dopo l’alluvione, la grande tributeband Outside the Wall, rassegna giovani gruppi, cultura, laboratori, gaming, street food, mostre e mercatino.
Il club degli appassionati dei Pink Floyd per i 40 anni di Wish You Were Here organizza un evento nazionale che vedrà in contemporanea in ogni regione un evento, per il Piemonte ha scelto l’Ovo Center (ormai conosciuto come n’Ovo).
Infatti il club Lunatics sarà presente in tutte le regioni italiane con un tributo musicale dal titolo “ Wish We Were Here” dedicato al famoso gruppo rock londinese ma a Novi, con patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune, organizzato dal Club dei Creativi di Novi con la supervisione della Fanzine Pink Floyd US and THEM di Alessandria, la manifestazione avrà uno sviluppo molto più ampio.
Infatti sempre marchiato Pink Floyd si terrà un convegno che vedrà l’intervento di esperti del club Lunatics e studiosi della musica in un percorso disegnato dalla direzione culturale di Fabrizio Repetto, che parleranno del gruppo di Londra ma anche del fine confine tra talento e pazzia significativamente rappresentato dall’artista Syd Barrett della band britannica.
Ampio spazio sarà dedicato anche agli strumenti con un viaggio fantastico nel mondo dei liutai e della costruzione artigianale della musica presentato in formato divertente per i bambini e interessante per ragazzi ed adulti da un gruppo di super esperti capitanati da Paolo Raiteri i quali daranno vita anche a laboratori.
Ma quando si dice Pink Floyd si parla anche di elettronica, infatti sono stati il primo grande gruppo che ha dato ampio spazio agli effetti speciali pertanto l’organizzazione oltre a curare questo aspetto in modo particolare durante il concerto, offrirà ai collezionisti una ricca esposizione di mercato HI-FI vintage, mentre per i ragazzi sarà in programma una grande gara di Gaming FIFA aperta a tutti a cura de La Cripta informatica di Genova Voltri.
L’evento festaiolo sarà allargato anche a chi vorrà trascorrere una giornata ricca di spunti grazie alla ristorazione tradizionale o fast, al “Mercatino on The Road” con ampio spazio al vinile ed al vintage, con l’area bimbi con gonfiabili e giostrine.
Naturalmente il centro dell’attenzione sarà rivolta al palco allestito con luci video ed effetti speciali dove, dopo una rassegna di band rock locali realizzata in collaborazione con l’Informagiovani del Comune di Novi, salirà una delle migliori tribute band di Italia gli Outside the Wall di Genova.
Sung Il Bechis direttore artistico del Club dei Creativi ci dice che sarà presente anche un’area dedicata all’arte con una raccolta proposta in stile ‘68 con un camper proveniente dal Museo Costa di Genova, e che a condurre la giornata sarà Carlo Trapani illustre speaker e show man televisivo genovese.

Sabato 2 maggio 2015

dalle ore 9.00 alle ore 23.45

presso

La Risto-Bottega di n’OVO ex Ovo Center

via Serravalle, 52 – Novi Ligure (AL)

(ad 1 Km dall’Outlet di Serravalle)

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“Master in Arpaterapia” al centro di ricerca musicoterapica ArpamagicA

 

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Master in Arpaterapia

 

L’Arpaterapia è una specializzazione delle discipline musicoterapiche.


A livello mondiale sono presenti varie esperienze che, a nostro avviso, avrebbero l’urgenza di coordinarsi, confrontarsi, programmare la ricerca ed elaborare protocolli professionali congiunti.
Il corso di specializzazione in arpaterapia vuole raccogliere, ordinare ed elaborare l’esperienza professionale del prof. Ludwig Conistabile e le attività terapeutiche e formative dell’associazione attive da più di 13 anni a Milano e in altre città del territorio nazionale.

Sono in programma incontri con arpa-terapeuti di altre nazionalità al fine di coordinare e capitalizzare le esperienze di vari paesi.

Il presente corso di specializzazione organizzato da Arpamagica è il primo corso annuale di formazione in arpaterapia sul territorio nazionale e una delle pochissime e preziose attività formative ed esperienziali che vengono organizzate a livello europeo e mondiale.

Il corso ha come finalità quella di formare arpa-terapeuti che sappiano intervenire con questa particolare disciplina in situazioni di disagio esistenziale, difficoltà di vario tipo nell’età evolutiva e in situazioni cliniche tradizionalmente trattabili con la musicoterapia.

Una particolare attenzione verrà dedicata all’utilizzo dell’arpa (celtica o classica) e della voce in situazioni terapeutiche quali il rilassamento guidato e lo storytelling vocale-musicale (narrazione terapeutica di storie con accompagnamento all’arpa studiato ad hoc secondo i principi della musicoterapia applicata).

Al compimento del percorso verrà consegnato il “Diploma in Arpaterapia”

Iscrizione entro il 15 settembre 2015

http://www.arpamagica.it/master.htm

Musicanti d’Italia: Arpa Celtica – 7 Domande 7 a Fabius Constable

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Questa settimana per parlare di Arpa Celtica incontriamo una vera autorità in materia: Fabius Constable.

Fabius è uno degli arpisti moderni più apprezzati in tutto il mondo. La sua particolare tecnica, un mix di Celtica, Classica e Sudamericana, dà alla sua musica una vasta gamma di nuovi colori.

Composizioni originali, Musica Antica, Flamenco e celtica, melodie etniche vengono riarrangiate per raggiungere in maniera divertente e piacevole le orecchie del pubblico moderno.

Fabius Constable ha collaborato con artisti del calibro di Andrea Bocelli, Carlos Nunez, Arnoldo Foà, Marco Luci, Myrdhin, Willi Burger, Capercaillie e suonato in tutto il mondo, in luoghi illustri come il Trinity College di Dublino, il Duomo di Milano, la Bocconi a Milano e la Sapienza di Roma, l’Alma Mater a Bologna, e ad Hiroshima, Tokyo, Tianjin, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, al conservatorio di Napoli, al Vittoriale degli Italiani e in molti altri luoghi.

Nel 2002 Fabius ha inoltre fondato la famosa Celtic Harp Orchestra.

1. Fabius Constable: oltre a essere un’autorità nel mondo dell’arpa Celtica, sei un compositore eclettico e fondatore della Celtic Harp Orchestra; vuoi presentarti ai lettori di Italish e raccontarci qualcosa delle tue attività più recenti?

Gli sforzi degli ultimi mesi sono stati focalizzati a creare un nuovo tipo di spettacolo, che abbiamo chiamato DeSidera, liberamente“dalle stelle”. Ho voluto pensare a uno spettacolo che sia un’esperienza prima ancora che un concerto, in cui la mia musica verrà suonata in parte al buio, con effetti di ombre, proiezioni in time lapse e circondata da moltissime candele. Sto inoltre preparando i futuri concerti in Brasile, Giappone, Stati Uniti e Germania.

2. L’Arpa Celtica: per molti non addetti ai lavori è poco più del simbolo dell’Irlanda e della Guinness. Vorresti spiegare ai nostri lettori quali sono le sue caratteristiche principali e in cosa differisce dall’arpa classica?

Arpa Celtica è un nome piuttosto recente che identifica l’arpa tradizionale, ovvero la forma di arpa più antica che, a differenza dell’arpa classica (la sorella “giovane”, con soli 150 anni di vita a fronte dei 5.000 delle arpe antiche) non incorpora sistemi meccanici per l’intonazione delle corde (tiranti e pedali) ed è più piccola e veloce nell’esecuzione.

3. Chi sono gli artisti fondamentali, a tuo parere, da ascoltare per introdursi nel mondo dell’arpa celtica, sia nel campo della tradizione che in quello della sperimentazione, in Italia e all’estero?

Prima di tutti Alan Stivell, il fautore del “rinascimento dell’arpa celtica”, poi consiglierei Paul Dooley, lo scomparso Derek Bell, Grainne Hambley, Janet Harbison e Myrdhin.

4. Che musica ti piace ascoltare (arpa celtica a parte)? Che cosa c’è nel tuo lettore MP3?

Tanta musica classica, dal Barocco alla contemporanea, Jazz classico e un po’ di rock psichedelico. Tutto di Vivaldi, Gesualdo da Venosa, gli irlandesi Kila, Shiina Ringo, Grandaddy e… temo anche qualcosa dei Village People!

 5. Qui ad Italish amiamo parlare più in generale di cultura Irlandese. Hai qualche suggerimento su libri, scrittori e/o musicisti che pensi potrebbero aiutare uno straniero a comprendere meglio gli Irlandesi e la loro terra?

Come non citare Heaney, Shaw, Yeats, Beckett, Shaw, Joyce… ma ciò che io amo di più e conoscere l’Irlanda attraverso i suoi miti e le sue leggende. Ho apprezzato molto Saghe E Leggende Celtiche della Mondadori, oltre al fondamentale Antiche Liriche Irlandesi dell’Einaudi.

 6. Italia – Irlanda: sembra ci sia un legame speciale tra i due Paesi (almeno dal nostro punto di vista), a iniziare dai nostri antenati immigrati che si incontrarono sulle strade per e dell’America. Sei d’accordo con questa considerazione? Cosa credi accomuni queste due popolazioni?

Oltre al destino comune dell’emigrazione, direi che alcuni tratti caratteriali sono molto simili. Entrambi i nostri popoli sono stati invasi e dominati da potenze straniere, creando un’attitudine peculiare nel rapporto tra le persone e i loro governi. L’amore per la musica e per l’arte, un passato illustre e un presente difficile.

 7. Cosa vorresti fare da grande? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho un sogno da diversi anni, quello di organizzare una serie di concerti nel deserto del Sahara.

Ma, sabbia a parte, quello che voglio è imparare, ancora e sempre. Grazie!

 

Fonte ItalishMagazine

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Fabius Constable

“Esclusiva Vivicentro” – Intervista al poeta Mario Di Nicola: Néorìa, La parola come inizio e fine di un concetto

mario di nicolaMario Di Nicola nasce a Roma il 3/10/1970 e vive a Pescara con la moglie Paola e con i loro due bambini.

Le sue capacità letterarie sono apprezzate sia nelle liriche ermetiche descritte come eredità ungarettiana nel nostro tempo, sia nelle composizioni di musica e testi. Le sue liriche sono state inserite in varie antologie poetiche.

310307” è la sua prima silloge edita da Lettere Animate Editore.

Come musicista è presente nel libro “Il Rock in Abruzzo” edito nel 2000 da EcamLab, la prima pubblicazione ufficiale dedicata al rock prodotto in questa regione italiana.

Tale connubio ha portato Mario ad essere il promotore di attività di ricerca nel campo letterario e musicale, tanto da coniare una nuova tematica artistica denominata da lui stesso: Néorìa.

“La capacità dell’esprimere un mondo intero in una sola parola” è il suo modo di porsi di fronte alla composizione letteraria, ma anche della sua intera esistenza.

Vivicentro l’ha intervistato per voi. 

Ciao Mario, grazie per aver accettato questa intervista: parto subito da Neorìa: come l’hai definita tu, “Neorìa è il mondo intero chiuso dentro a una parola”. Come è possibile un simile miracolo?

Da amante d’un ermetismo letterario e poetico, indico nella singola parola il significato più intenso che ognuno di noi è capace di carpire. Una sola parola può espimere un’esistenza sublime, aprendo un mondo poetico, dove la poesia ne diviene la cura, con la capacità delle parole stesse di sostituirsi al diniego del vivere quotidiano. “dal libro 310307” edito da Lettere Animate. Giusta l’osservazione del  “miracolo”, e certamente nella mia ricerca  “proverò”  a racchiudere il simbolismo del mondo in una sola espressione. Amo lo studio della parola così come partita nel movimento ermetico del novecento, Néorìa è la voglia di proseguire il cammino ermetico e del lirismo puro (quest’ultime anche in contrasto tra loro), la volontà di proseguire un cammino poetico spentosi a mio avviso da tanto tempo. La voglia di riportare al centro dell’attenzione la funzionalità sociale della poesia, la capacità dello scrittore-poeta di essere il portavoce di un pensiero, di un ragionamento flessibile cognitivo, e la riscoperta – scommessa di far rinascere un movimento poetico letterario che purtroppo vedo assente nei giorni nostri, sono alla base del mio cammino di studio e scrittura. Néorìa è il proseguimento della scoperta della parola come fonte di ispirazione razionale e non, iniziata da coloro e soprattutto da colui che indico come mio maestro: Ungaretti.

Neorìa nasce soprattutto come tematica artistica, ma è anche una vera e propria visione della vita: in che modo?

Il vivere la poesia e il comprendere la sua alta funzionalità, fanno si che allo scrivere, spesso si associa il vivere la scrittura. Non ho la presunzione di definire Néorìa come nuova tematica esistenziale, esprimo solo la volontà di racchiudere la visione dell’esistenza, aiutandosi anche con la poesia. Da qui possiamo partire per descrivere una base di partenza della vita come “neorica” : la semplice descrizione senza estremi e ricami, la schietta rappresentazione della condizione umana al cospetto del caos, della religione (che a mio avviso deve essere non “sociale” e quindi “assoggettata alla socialità”), della politica, della quotidianità preparataci dalla socialità. Nèorìa è il distinguere l’uomo che vive, da quello che si lascia vivere, è la raffigurazione lineare del passare del tempo, senza la presenza di fattori esterni pressanti. Il vivere la condizione umana senza il logorante pensiero di appartenenza alla “socialità” disegnataci dalla necessità di “far  – parte”, l’uomo non socializzato ( è questo non significa rozzo o non acculturato) nella socialità piegata al reale bisogno. Insomma essere soprattutto e solo “uomo”. L’ermetico è colui che racchiude in se il romanticismo e l’illuminismo insieme, non una appartenenza precisa, ma una ricerca puntuale della volontà di essere uomo. Oggi i parametri sono saltati, e spesso ci troviamo nel vento delle condizioni che appaiono “veri”, io descrivo questi parametri come discutibili e non sempre reali. Raffiguro e immagino un uomo diverso e sintetico nel capire ciò che ha valenza da ciò a cui è stato dato valore. L’uomo che non si nasconde come essere già definito e preparato alla continuità, ma l’uomo che dialoga con se stesso per apprendere l’esterno, quindi formulare senza troppe influenze, il suo volere e valore di essere. Aggiungo inoltre che spesso mi danno del “razionalista”, “illuminista”, ma non è così. Io non decanto l’uomo al centro del tutto, io decanto il centro dell’uomo, il punto di partenza dell’animo ( e riconosco un’anima nell’uomo), cerco l’essenzialità delle parole, dei gesti. Basti guardare la natura che ci circonda, essa non ha bisogno di spiegarsi, non ha bisogno della presenza dell’uomo. La natura è la forma ermetica in assoluto. E’ la continuità di una condizione trovata nel tempo, è la rappresentazione di come la perfezione è silente in se stessa, senza clamori o scoperte sensazionali. La poesia di una nuvola è meravigliosa. La poesia dell’uomo non sempre lo è.

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Musica, scrittura e poesia, sono tre forme d’arte che possono mescolarsi, tu nasci come musicista: vuoi parlarci di questo tuo inizio?

Io nasco come musicista, intorno agli anni 90′. Provengo dalla scuola del rock americano degli  anni 70/80, per poi approdare alla ricerca e sperimentazione della musica italiana. Come musicista sono presente nell’antologia “rock in abruzzo” edita nel 2000 da EcamLab, e continuo tutto’oggi a sperimentare e cercare sonorità vere, primordiali. L’essenzialità del suono nell’armonia musicale. La musica la prima fonte d’emozione che l’uomo ha usato e scoperto. Il semplice tam-tam di un tamburo dei nativi indiani, è  la capacità di racchiudere in un solo gesto, che imprime forza con oggetti, la sintesi dell’essere umano nell’universo.Cerco l’emozione della vita in ogni forma artistica,  riproducendo il connubio tra suono, parole e immagini.

L’Ermetismo è la corrente letteraria a cui aderisci ed Ungaretti è il tuo maestro assoluto, ma ti avvicini anche agli scapigliati e ad artisti come Baudelaire e Rimbaud: come riesci a far convergere questi elementi tra loro?

Aderisco, e sento quasi il ” dovere” di continuare la ricerca ermetica letteraria e poetica. Ricerca che mi ha portato alla mia Néorìa: una visione poetica, dopo lo spleen decadente e lo stesso ermetismo a volte “troppo” circoscritto in terminologie non popolari. Il decadentismo è la culla dell’avvento ermetico. Dopo la visione decadente dell’uomo, e la riflessione in merito alla non capacità di percepire la reale condizione d’esistenza, l’ermetismo raccoglie i frutti e le angosce generate da artisti come Rimbaud e Baudelaire, passando per la scapigliatura (a me cara),  generando “l’interiorità” poetica precisa, rasente la sensibilità universale di chi scrive e di chi percepisce il suono di parole vecchie ma “nuove” e soprattutto segnate adesso nell’animo.

Da un punto di vista letterario nasci come poeta, fondamentale la tua collaborazione con Antonella Ronzulli: come è stato la tua iniziazione poetica, probabilmente, dentro di te, ancor prima di questo incontro letterario?

Scrivendo musica, ho iniziato a scrivere anche i testi delle canzoni.  Da qui il mio amore  per la scrittura e la poesia. I miei primi componimenti in versi, altro non erano che testi delle mie canzoni.

Nel tuo libro 310307 (che ho letto e che giudico bellissimo), raccogli componimenti su vari argomenti, privilegiando l’amore e la vita, e di entrambi sottolinei la caducità: dall’ammissione della loro caducità non scaturisce, secondo te, una volontà di eternalizzazione del singolo attimo vissuto?

Certamente, l’attimo vissuto è la realtà oggettiva, il momento come espressione dell’intera esistenza è la condizione primordiale, come l’attimo della”creazione” di Dio. Una storia, una vita, una poesia sono costruite su momenti e attimi. Ecco, a me interessano questi attimi piuttosto che la “storia” intera.

Credi molto nella numerologia, il titolo stesso dell’opera suddetta lo dimostra: cosa rappresenta 310307 per te, sia come numero in sè, sia come momento artistico?

Da sempre credo che i numeri siano alla base del creato, forse la vera forma di essenzialismo ermetico. Un numero è reale a se stesso, una linea che unisce punti di partenza e di arrivo, senza tralasci o equivoci.  310307 è un momento di questa linea, una precisazione della mia vita :” la nascita della mia primogenita”. L’attimo della nascita ispira ogni uomo, proseguendo  nel divenire attraverso i figli.”Il venire al mondo”, un momento artistico speciale, il nascere è la realizzazione dell’uomo  nel suo percorso di apprendimento dell’universo in “attimi”.

Finora ti sei dedicato prevalentemente alla poesia, ma c’è ora in te il desiderio di prosaicità, attraverso la stesura di un romanzo, che so che stai scrivendo e di cui non ti chiedo altro: la scrittura, nelle sue varie forme, quanto è un’isola e quanto è invece un tentativo di visione e accostamento alla realtà?

Lo scrivere è la condizione principale del spigarsi. Non vi è civiltà senza scrittura, è certamente è anche accostamento alla realtà percepita di ognuno di noi. Io analizzo dolo le diverse realtà che ognuno di noi percepisce in qualsiasi momento.

In che modo ti senti sostenuto ed ispirato dalla tua famiglia – e con questa domanda ci riallacciamo a 310307?

Se permetti ti rispondo con una poesia scritta a mia moglie.

Senza domande ,

ne imperativi,

sostieni il mio lieve cuore.

E amandomi, tutto mi basta.

“Il silenzio mi è madre”, vuol dire che dal silenzio poi si generano le parole del tuo scrivere?

Si, il silenzio della natura, del tempo, del vento, è la madre delle parole sovvenute alla descrizione di questo stato primordiale. Mi piace immaginare la creazione come un silenzio divenuto musica e parole. Il mio desiderio , che forse non verrà mai esaudito, è la capacità di descrivere con una parola il silenzio.

L’attesa è un tema che spesso è evocato nei tuoi componimenti: di cosa sei in attesa adesso?

Ti rispondo ermeticamente:

senza attesa, attendo.

Tra gli scrittori più noti, da chi vorresti essere letto, ti parlo dei contemporanei e di chi vorresti un giudizio, un commento?

Mi perdoneranno i contemporanei, ma vorrei prendere un caffè con Ungaretti e Moravia. Semplice fantasia.

Ilaria Grasso

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Festival doom del “Damnation” Italian Tour dei My Dying Bride

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Festival doom del “Damnation” Italian Tour dei My Dying Bride

di

Dulcinea Annamaria Pecoraro

Chitarre elettriche suonano e campane annunciano il festival doom del “Damnation” Italian Tour dei My Dying Bride.  “A Map Of All Our Failures” non risparmia nessuno; scene gotiche e scuri paramenti che con danze lente alternate a ritmi di percussioni, aprono le porte ad uno dei gruppi (o forse il massimo) esponente del death metal che  troviamo in circolazione…

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Firenze 11 Dicembre 2012