Musicanti d’Italia: Arpa Celtica – 7 Domande 7 a Fabius Constable

fabius

 

Questa settimana per parlare di Arpa Celtica incontriamo una vera autorità in materia: Fabius Constable.

Fabius è uno degli arpisti moderni più apprezzati in tutto il mondo. La sua particolare tecnica, un mix di Celtica, Classica e Sudamericana, dà alla sua musica una vasta gamma di nuovi colori.

Composizioni originali, Musica Antica, Flamenco e celtica, melodie etniche vengono riarrangiate per raggiungere in maniera divertente e piacevole le orecchie del pubblico moderno.

Fabius Constable ha collaborato con artisti del calibro di Andrea Bocelli, Carlos Nunez, Arnoldo Foà, Marco Luci, Myrdhin, Willi Burger, Capercaillie e suonato in tutto il mondo, in luoghi illustri come il Trinity College di Dublino, il Duomo di Milano, la Bocconi a Milano e la Sapienza di Roma, l’Alma Mater a Bologna, e ad Hiroshima, Tokyo, Tianjin, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, al conservatorio di Napoli, al Vittoriale degli Italiani e in molti altri luoghi.

Nel 2002 Fabius ha inoltre fondato la famosa Celtic Harp Orchestra.

1. Fabius Constable: oltre a essere un’autorità nel mondo dell’arpa Celtica, sei un compositore eclettico e fondatore della Celtic Harp Orchestra; vuoi presentarti ai lettori di Italish e raccontarci qualcosa delle tue attività più recenti?

Gli sforzi degli ultimi mesi sono stati focalizzati a creare un nuovo tipo di spettacolo, che abbiamo chiamato DeSidera, liberamente“dalle stelle”. Ho voluto pensare a uno spettacolo che sia un’esperienza prima ancora che un concerto, in cui la mia musica verrà suonata in parte al buio, con effetti di ombre, proiezioni in time lapse e circondata da moltissime candele. Sto inoltre preparando i futuri concerti in Brasile, Giappone, Stati Uniti e Germania.

2. L’Arpa Celtica: per molti non addetti ai lavori è poco più del simbolo dell’Irlanda e della Guinness. Vorresti spiegare ai nostri lettori quali sono le sue caratteristiche principali e in cosa differisce dall’arpa classica?

Arpa Celtica è un nome piuttosto recente che identifica l’arpa tradizionale, ovvero la forma di arpa più antica che, a differenza dell’arpa classica (la sorella “giovane”, con soli 150 anni di vita a fronte dei 5.000 delle arpe antiche) non incorpora sistemi meccanici per l’intonazione delle corde (tiranti e pedali) ed è più piccola e veloce nell’esecuzione.

3. Chi sono gli artisti fondamentali, a tuo parere, da ascoltare per introdursi nel mondo dell’arpa celtica, sia nel campo della tradizione che in quello della sperimentazione, in Italia e all’estero?

Prima di tutti Alan Stivell, il fautore del “rinascimento dell’arpa celtica”, poi consiglierei Paul Dooley, lo scomparso Derek Bell, Grainne Hambley, Janet Harbison e Myrdhin.

4. Che musica ti piace ascoltare (arpa celtica a parte)? Che cosa c’è nel tuo lettore MP3?

Tanta musica classica, dal Barocco alla contemporanea, Jazz classico e un po’ di rock psichedelico. Tutto di Vivaldi, Gesualdo da Venosa, gli irlandesi Kila, Shiina Ringo, Grandaddy e… temo anche qualcosa dei Village People!

 5. Qui ad Italish amiamo parlare più in generale di cultura Irlandese. Hai qualche suggerimento su libri, scrittori e/o musicisti che pensi potrebbero aiutare uno straniero a comprendere meglio gli Irlandesi e la loro terra?

Come non citare Heaney, Shaw, Yeats, Beckett, Shaw, Joyce… ma ciò che io amo di più e conoscere l’Irlanda attraverso i suoi miti e le sue leggende. Ho apprezzato molto Saghe E Leggende Celtiche della Mondadori, oltre al fondamentale Antiche Liriche Irlandesi dell’Einaudi.

 6. Italia – Irlanda: sembra ci sia un legame speciale tra i due Paesi (almeno dal nostro punto di vista), a iniziare dai nostri antenati immigrati che si incontrarono sulle strade per e dell’America. Sei d’accordo con questa considerazione? Cosa credi accomuni queste due popolazioni?

Oltre al destino comune dell’emigrazione, direi che alcuni tratti caratteriali sono molto simili. Entrambi i nostri popoli sono stati invasi e dominati da potenze straniere, creando un’attitudine peculiare nel rapporto tra le persone e i loro governi. L’amore per la musica e per l’arte, un passato illustre e un presente difficile.

 7. Cosa vorresti fare da grande? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho un sogno da diversi anni, quello di organizzare una serie di concerti nel deserto del Sahara.

Ma, sabbia a parte, quello che voglio è imparare, ancora e sempre. Grazie!

 

Fonte ItalishMagazine

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Fabius Constable

“Carezze di parole – Vetrina dei libri” Radio Bollate 26 ottobre 2014

“Carezze di parole – Vetrina dei libri”

condotto da Fabio Clerici

In studio:

Antonella Ronzulli

Annamaria Vezio

Fatma Finessi

Mikaela Modigliani

Ludwig Conistabile

In regia: Hugo

Presentazione dei libri:

 “Oltre Itaca, radendo il cielo”
di Enrico Marco Cipollini e Antonella Ronzulli
Collana EOS © Litho Commerciale Casa Editrice

 “Guarda il mondo con i miei occhi di bimbo…”
di Progetto Fiaba
Collana La Casa delle Fiabe © Annamaria Vezio / Progetto Fiaba

“Esclusiva Vivicentro” – Intervista al poeta Mario Di Nicola: Néorìa, La parola come inizio e fine di un concetto

mario di nicolaMario Di Nicola nasce a Roma il 3/10/1970 e vive a Pescara con la moglie Paola e con i loro due bambini.

Le sue capacità letterarie sono apprezzate sia nelle liriche ermetiche descritte come eredità ungarettiana nel nostro tempo, sia nelle composizioni di musica e testi. Le sue liriche sono state inserite in varie antologie poetiche.

310307” è la sua prima silloge edita da Lettere Animate Editore.

Come musicista è presente nel libro “Il Rock in Abruzzo” edito nel 2000 da EcamLab, la prima pubblicazione ufficiale dedicata al rock prodotto in questa regione italiana.

Tale connubio ha portato Mario ad essere il promotore di attività di ricerca nel campo letterario e musicale, tanto da coniare una nuova tematica artistica denominata da lui stesso: Néorìa.

“La capacità dell’esprimere un mondo intero in una sola parola” è il suo modo di porsi di fronte alla composizione letteraria, ma anche della sua intera esistenza.

Vivicentro l’ha intervistato per voi. 

Ciao Mario, grazie per aver accettato questa intervista: parto subito da Neorìa: come l’hai definita tu, “Neorìa è il mondo intero chiuso dentro a una parola”. Come è possibile un simile miracolo?

Da amante d’un ermetismo letterario e poetico, indico nella singola parola il significato più intenso che ognuno di noi è capace di carpire. Una sola parola può espimere un’esistenza sublime, aprendo un mondo poetico, dove la poesia ne diviene la cura, con la capacità delle parole stesse di sostituirsi al diniego del vivere quotidiano. “dal libro 310307” edito da Lettere Animate. Giusta l’osservazione del  “miracolo”, e certamente nella mia ricerca  “proverò”  a racchiudere il simbolismo del mondo in una sola espressione. Amo lo studio della parola così come partita nel movimento ermetico del novecento, Néorìa è la voglia di proseguire il cammino ermetico e del lirismo puro (quest’ultime anche in contrasto tra loro), la volontà di proseguire un cammino poetico spentosi a mio avviso da tanto tempo. La voglia di riportare al centro dell’attenzione la funzionalità sociale della poesia, la capacità dello scrittore-poeta di essere il portavoce di un pensiero, di un ragionamento flessibile cognitivo, e la riscoperta – scommessa di far rinascere un movimento poetico letterario che purtroppo vedo assente nei giorni nostri, sono alla base del mio cammino di studio e scrittura. Néorìa è il proseguimento della scoperta della parola come fonte di ispirazione razionale e non, iniziata da coloro e soprattutto da colui che indico come mio maestro: Ungaretti.

Neorìa nasce soprattutto come tematica artistica, ma è anche una vera e propria visione della vita: in che modo?

Il vivere la poesia e il comprendere la sua alta funzionalità, fanno si che allo scrivere, spesso si associa il vivere la scrittura. Non ho la presunzione di definire Néorìa come nuova tematica esistenziale, esprimo solo la volontà di racchiudere la visione dell’esistenza, aiutandosi anche con la poesia. Da qui possiamo partire per descrivere una base di partenza della vita come “neorica” : la semplice descrizione senza estremi e ricami, la schietta rappresentazione della condizione umana al cospetto del caos, della religione (che a mio avviso deve essere non “sociale” e quindi “assoggettata alla socialità”), della politica, della quotidianità preparataci dalla socialità. Nèorìa è il distinguere l’uomo che vive, da quello che si lascia vivere, è la raffigurazione lineare del passare del tempo, senza la presenza di fattori esterni pressanti. Il vivere la condizione umana senza il logorante pensiero di appartenenza alla “socialità” disegnataci dalla necessità di “far  – parte”, l’uomo non socializzato ( è questo non significa rozzo o non acculturato) nella socialità piegata al reale bisogno. Insomma essere soprattutto e solo “uomo”. L’ermetico è colui che racchiude in se il romanticismo e l’illuminismo insieme, non una appartenenza precisa, ma una ricerca puntuale della volontà di essere uomo. Oggi i parametri sono saltati, e spesso ci troviamo nel vento delle condizioni che appaiono “veri”, io descrivo questi parametri come discutibili e non sempre reali. Raffiguro e immagino un uomo diverso e sintetico nel capire ciò che ha valenza da ciò a cui è stato dato valore. L’uomo che non si nasconde come essere già definito e preparato alla continuità, ma l’uomo che dialoga con se stesso per apprendere l’esterno, quindi formulare senza troppe influenze, il suo volere e valore di essere. Aggiungo inoltre che spesso mi danno del “razionalista”, “illuminista”, ma non è così. Io non decanto l’uomo al centro del tutto, io decanto il centro dell’uomo, il punto di partenza dell’animo ( e riconosco un’anima nell’uomo), cerco l’essenzialità delle parole, dei gesti. Basti guardare la natura che ci circonda, essa non ha bisogno di spiegarsi, non ha bisogno della presenza dell’uomo. La natura è la forma ermetica in assoluto. E’ la continuità di una condizione trovata nel tempo, è la rappresentazione di come la perfezione è silente in se stessa, senza clamori o scoperte sensazionali. La poesia di una nuvola è meravigliosa. La poesia dell’uomo non sempre lo è.

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Musica, scrittura e poesia, sono tre forme d’arte che possono mescolarsi, tu nasci come musicista: vuoi parlarci di questo tuo inizio?

Io nasco come musicista, intorno agli anni 90′. Provengo dalla scuola del rock americano degli  anni 70/80, per poi approdare alla ricerca e sperimentazione della musica italiana. Come musicista sono presente nell’antologia “rock in abruzzo” edita nel 2000 da EcamLab, e continuo tutto’oggi a sperimentare e cercare sonorità vere, primordiali. L’essenzialità del suono nell’armonia musicale. La musica la prima fonte d’emozione che l’uomo ha usato e scoperto. Il semplice tam-tam di un tamburo dei nativi indiani, è  la capacità di racchiudere in un solo gesto, che imprime forza con oggetti, la sintesi dell’essere umano nell’universo.Cerco l’emozione della vita in ogni forma artistica,  riproducendo il connubio tra suono, parole e immagini.

L’Ermetismo è la corrente letteraria a cui aderisci ed Ungaretti è il tuo maestro assoluto, ma ti avvicini anche agli scapigliati e ad artisti come Baudelaire e Rimbaud: come riesci a far convergere questi elementi tra loro?

Aderisco, e sento quasi il ” dovere” di continuare la ricerca ermetica letteraria e poetica. Ricerca che mi ha portato alla mia Néorìa: una visione poetica, dopo lo spleen decadente e lo stesso ermetismo a volte “troppo” circoscritto in terminologie non popolari. Il decadentismo è la culla dell’avvento ermetico. Dopo la visione decadente dell’uomo, e la riflessione in merito alla non capacità di percepire la reale condizione d’esistenza, l’ermetismo raccoglie i frutti e le angosce generate da artisti come Rimbaud e Baudelaire, passando per la scapigliatura (a me cara),  generando “l’interiorità” poetica precisa, rasente la sensibilità universale di chi scrive e di chi percepisce il suono di parole vecchie ma “nuove” e soprattutto segnate adesso nell’animo.

Da un punto di vista letterario nasci come poeta, fondamentale la tua collaborazione con Antonella Ronzulli: come è stato la tua iniziazione poetica, probabilmente, dentro di te, ancor prima di questo incontro letterario?

Scrivendo musica, ho iniziato a scrivere anche i testi delle canzoni.  Da qui il mio amore  per la scrittura e la poesia. I miei primi componimenti in versi, altro non erano che testi delle mie canzoni.

Nel tuo libro 310307 (che ho letto e che giudico bellissimo), raccogli componimenti su vari argomenti, privilegiando l’amore e la vita, e di entrambi sottolinei la caducità: dall’ammissione della loro caducità non scaturisce, secondo te, una volontà di eternalizzazione del singolo attimo vissuto?

Certamente, l’attimo vissuto è la realtà oggettiva, il momento come espressione dell’intera esistenza è la condizione primordiale, come l’attimo della”creazione” di Dio. Una storia, una vita, una poesia sono costruite su momenti e attimi. Ecco, a me interessano questi attimi piuttosto che la “storia” intera.

Credi molto nella numerologia, il titolo stesso dell’opera suddetta lo dimostra: cosa rappresenta 310307 per te, sia come numero in sè, sia come momento artistico?

Da sempre credo che i numeri siano alla base del creato, forse la vera forma di essenzialismo ermetico. Un numero è reale a se stesso, una linea che unisce punti di partenza e di arrivo, senza tralasci o equivoci.  310307 è un momento di questa linea, una precisazione della mia vita :” la nascita della mia primogenita”. L’attimo della nascita ispira ogni uomo, proseguendo  nel divenire attraverso i figli.”Il venire al mondo”, un momento artistico speciale, il nascere è la realizzazione dell’uomo  nel suo percorso di apprendimento dell’universo in “attimi”.

Finora ti sei dedicato prevalentemente alla poesia, ma c’è ora in te il desiderio di prosaicità, attraverso la stesura di un romanzo, che so che stai scrivendo e di cui non ti chiedo altro: la scrittura, nelle sue varie forme, quanto è un’isola e quanto è invece un tentativo di visione e accostamento alla realtà?

Lo scrivere è la condizione principale del spigarsi. Non vi è civiltà senza scrittura, è certamente è anche accostamento alla realtà percepita di ognuno di noi. Io analizzo dolo le diverse realtà che ognuno di noi percepisce in qualsiasi momento.

In che modo ti senti sostenuto ed ispirato dalla tua famiglia – e con questa domanda ci riallacciamo a 310307?

Se permetti ti rispondo con una poesia scritta a mia moglie.

Senza domande ,

ne imperativi,

sostieni il mio lieve cuore.

E amandomi, tutto mi basta.

“Il silenzio mi è madre”, vuol dire che dal silenzio poi si generano le parole del tuo scrivere?

Si, il silenzio della natura, del tempo, del vento, è la madre delle parole sovvenute alla descrizione di questo stato primordiale. Mi piace immaginare la creazione come un silenzio divenuto musica e parole. Il mio desiderio , che forse non verrà mai esaudito, è la capacità di descrivere con una parola il silenzio.

L’attesa è un tema che spesso è evocato nei tuoi componimenti: di cosa sei in attesa adesso?

Ti rispondo ermeticamente:

senza attesa, attendo.

Tra gli scrittori più noti, da chi vorresti essere letto, ti parlo dei contemporanei e di chi vorresti un giudizio, un commento?

Mi perdoneranno i contemporanei, ma vorrei prendere un caffè con Ungaretti e Moravia. Semplice fantasia.

Ilaria Grasso

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Radio Città Bollate – Il poeta e scrittore Fabio Clerici intervista la poetessa Antonella Ronzulli (3^ parte)

Radio Città Bollate 12 maggio 2013.

Il poeta e scrittore Fabio Clerici intervista la poetessa Antonella Ronzulli

(terza parte)

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“SEI NOTE DI PENTAGRAMMA” MARY SPINETOLI INTERVISTA FRANCO LEONETTI

Mary Spinetoli intervista Franco Leonetti per il nuovo libro

“SEI NOTE DI PENTAGRAMMA”

© Lettere Animate 2012

Orgogliosa ed onorata di ospitare in anteprima, sul nostro sito JUVE MAGIC MEMBER, il lancio del nuovo romanzo di FRANCO LEONETTI. Conosciutissimo giornalista sportivo, nonchè juventino doc, Franco è anche un grande appassionato di musica rock e, forse non tutti lo sanno, scrittore poliedrico di romanzi di narrativa, dallo stile molto particolare ed introspettivo.. L’opera prima “LINEA D’OSSIGENO”, uscita nel 2008 (sarà ristampato  in gennaio per la gioia dei tanti lettori) è un libro dal “gusto letterario” molto accattivante.. Franco usa un linguaggio diretto, incisivo, coinvolgente… Conosceremo presto come saranno i 18 racconti contenuti nelle 221 pagine di “SEI NOTE DI PENTAGRAMMA”…  Una cosa è certa: Franco Leonetti – autore è tutto da scoprire.. E cominciamo a farlo, attraverso l’intervista che gli ho fatto, preciso, SENZA ANCORA AVER LETTO IL LIBRO…

1) Franco Leonetti, …tu sei un famoso giornalista sportivo juventino-doc…  come nasce l’idea di scrivere di argomenti reali… dal contenuto sociale… e non seguire la scia di molti “colleghi” sfruttando il successo bianconero?

Grazie mille per la definizione che mi fa molto piacere, anzitutto. Io ho sempre avuto un pallino spiccato per le analisi, le ispezioni, le osservazioni ravvicinate della
società strana e strampalata in cui viviamo.
Mi piace esaminare, vivisezionare, imparare, dagli individui contemporanei che vivono i nostri stessi ritmi, in questa roulette impazzita che è il mondo odierno. Quindi, come scrittore, amo comporre su questi argomenti, che non sono necessariamente tutti di denuncia o con un fil rouge negativo, anzi, esistono tante belle persone con storie stupende e positive. Non escludo un giorno di scrivere un libro sulla mia amata Juventus, ma in questa fase della mia vita, scrivere romanzi,
mi affascina sotto questa veste di “scrutatore dei nostri tempi”.

2) Questa è la tua seconda creatura… ci riveli quando trovi l’ispirazione x
scrivere, tenuto conto del tuo lavoro che ti impegna molto durante il giorno?

Per Linea D’Ossigeno, il mio romanzo d’esordio, l’idea è montata lentamente, grazie ad un fattore scatenante, poi tutti si è concatenato, per Sei Note di Pentagramma, che è una raccolta di 18 racconti, ho sfidato il sistema editoriale. Tutti mi sconsigliavano di scrivere racconti, molti editori mi hanno voltato le spalle bollando il mio progetto come “poco commerciale… i racconti non si vendono”. Io ho la testa dura e sono andato avanti nella scrittura e ad oggi ho avuto ragione io, con questa pubblicazione da parte di Lettere Animate, editore giovane ma combattivo e attentissimo alla qualità delle proposte. E’scandaloso che grandi signori dell’editoria impongano un modus d’espressione ad uno scrittore: questo si quello no secondo i loro interessi di vendita o piazzabilità di un volume… tutto totalmente assurdo. Scrivere è ispirazione, fantasia, studio minuzioso, non mestiere contabile che deve  far di conto. Anche l’espressione artistica, ormai, deve essere incasellata dai “grandi padroni”, che magari senza leggere un’opera discriminano sulla tipologia di proposta, qualcuno senza aver nemmeno visionato il manoscritto: fantasy si, racconti no, romanzo forse, poesia mah.. avventura superata, ecc. Io mi ribello a questa legge di comodo, e vado avanti per il mio sentiero tracciato.

3) I tuoi racconti sono frutto totale di fantasia o c’è qualcosa di autobiografico nei contenuti?

Uno scrittore senza fantasia è come un calciatore senza capacità pedatorie: totalmente insulso. Nei miei racconti ci sono solo storie mutuate dalla realtà circostante, alcune con piccoli spunti autobiografici, la maggior parte con porzioni di fantasia ma strettamente attinenti e legati a filo doppio con la società di oggi. Mi piace scrivere
dei tempi che vivo, non potrei mai dedicarmi ad un romanzo del 18° secolo. Non rientra nelle mie corde.

4) So che sei anche un grande esperto di musica… credo che il titolo in
fondo attinga la sua origine da questo…cosa vuol dire di preciso il titolo? vuoi spiegarlo?

In parte si, la mia passione per la musica è proverbiale e anche all’interno dei miei racconti è facilmente riscontrabile. La musica e l’amore per essa, lega ogni vicenda. In alcuni racconti le note di pentagramma sono elemento trainante e risolutivo della narrazione, in altre le si percepisce in modo più soffuso, in altre ancora fungono da colonna sonora, distaccata, ma presente. Il titolo, comunque, vuole mettere in evidenza, cosiccome la copertina, la mancanza di perfezione di questo mondo, le note sul rigo musicale sono per antonomasia 7….qui sono solo sei. A questa società manca
sempre una nota per essere realizzata e compiuta come qualcuno vorrebbe, come i grandi media ci propinano. Il mondo perfettino, dei sogni azzurri, spacciato dalla pubblicità, non esiste, meglio prendere in considerazione la grezza realtà quotidiana che propone tanti fattori negativi ma anche angolature gioiose. Questa è la vita.
E in questo libro si parla di vita vissuta, come tessuto connettivo del presente in cui ci concentriamo tutti, ognuno con i propri progetti, sogni, delusioni, vittorie, amarezze,
speranze.

5) Quali differenze ci sono tra le 2 creature?c’è un filo conduttore o sono
due opere indipendenti?che genere di letteratura è questa?

Il genere è Narrativa pura, una modalità per raccontare porzioni di esistenza. Le due opere sono diverse come forma ma il filo conduttore è comune, cosiccome lo stile che
qualche critico ha definito come interessante e intrigante. Cosa che mi ha fatto immensamente piacere.

6) Molto bella la copertina…fà venire in mente tante situazioni…

La copertina è nata appena ho visto quella foto, ho deciso che doveva essere
lei a rappresentare la mia nuova opera. In quello scatto di Simone Suffritti, bravissimo fotografo che ringrazio sin da ora, c’è la vera essenza di Sei Note di Pentagramma. La forza dell’amore di due ragazzi, la positività di un’unione e dei pensieri, l’ombra riflessa su un marciapiede un po’ dissestato con macchie di colore disordinate, il tutto appiccicato con uno scotch posticcio su uno sfondo elegante ma consumato dal tempo
e minato da macchie d’umidità che le intemperie della vita hanno stratificato.
Un perfetto mix di dura realtà e voglia di contrastarla, trasformandola in pensiero positivo e oasi di serenità.

7) Cosa vuoi dire ai tuoi futuri acquirenti x convincerli a comprare il tuo lavoro?

E’ sempre laborioso lanciare un messaggio ai lettori, si rischia di apparire immodesti. Una cosa però la posso garantire, questa è un’opera scritta con onestà intellettuale, con la voglia di fornire energia e sensazioni benefiche pur passando attraverso una narrazione a volte dura e cruda. L’augurio è che chi si avvicina a questo lavoro abbia la voglia di confrontarsi con la proposta. Ritengo che la voglia di mettersi in gioco,
senza maschere o velature, sia la filosofia vincente dei nostri tempi.

Bhè.. che c’è da aggiungere  dopo certe dichiarazioni????? la curiosità aumenta…presto il tanto sospirato libro sarà nelle mie,nelle vostre mani…e finalmente entreremo nel mondo letterario di un grande autore…Io spero che non deluderete le aspettative di chi con tanto impegno ha messo al mondo una “creatura “tanto interessante…Un caloroso ringraziamento a Franco Leonetti per aver risposto alle mie domande in modo molto schietto e sentito(,come è lui del resto.). privilegiando il mio sito …Per una volta non si è parlato di calcio… ma spazio per la cultura qui ci sarà sempre…Ed ora non resta che leggere con interesse “SEI NOTE DI PENTAGRAMMA”…  

(MARY)

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“Questo foglio sottile di vita” intervista di Lorenzo Spurio

Intervista a Donata Porcu

“Questo foglio sottile di vita”

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

DP: Non sono solita spiegare i titoli delle mie poesie o delle mie opere, non mi piace…preferisco che chi legge interpreti da solo, ma in questo caso sento di poter dare una indicazione: in una sua bella recensione, Lorenzo Spurio ha fornito una preziosa quanto indovinata interpretazione di quanto ho desiderato dire col mio titolo ( che è poi anche il titolo di una poesia contenuta nella silloge)

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

DP: Credo di non aver mai negato il carattere autobiografico dei miei versi, perché ritengo  risulti evidente; mi chiedi quanto ci sia di autobiografico e non posso che risponderti : tutto. Scrivere è il mio modo preferenziale di esprimermi ed è stato fin da ragazzina il modo per sciogliere e liberarmi di nodi interiori troppo stretti. Penso che sia assolutamente un modo efficace (anche se non semplice) per parlare di se stessi, sempre che gli ascoltatori siano attenti; non so quanto sia efficace per parlare degli altri, io credo si finisca alla fin fine sempre per parlare di se stessi attraverso gli altri… o forse lo si può fare, ma solo se si tratta di “altri” che abbiamo avuto modo di vivere empaticamente

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

DP: ti confesso che la domanda mi fa sorridere, per il fatto che non saprei da dove cominciare nel risponderti: io sono sempre stata e sono tuttora, una lettrice vorace e molto disordinata: Mi piacciono prosa e poesia e confesso che mi piace quasi tutto! Amo molto i classici sia in poesia che in prosa, italiani e stranieri, mi entusiasmo sui nostri grandi ma non disdegno la produzione più moderna e quella minore. Mi rilassa e mi appassiona la lettura di romanzi fantasy. Tralasciando i grandi nomi della nostra letteratura, che do per scontati, il primo nome che sento di farti è Dostoeskij per quanto riguarda la prosa; la poesia è un florilegio di nomi…Ungaretti, Neruda, la nostra Merini… Per farla breve, se escludiamo gialli, polizieschi e romanzi sentimentali…leggo tutto con passione.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

DP: Non è difficile, ho subito la risposta per te: è senza dubbio L’Idiota di Dostoesskij, il motivo sta sicuramente nella tematica, nella profondità dell’interrogativo che sottende al romanzo e soprattutto nel fatto che l’ho letto e riletto e ancora non mi annoia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

DP: temo di non saperti rispondere, aspetto ancora qualcuno che sappia darmi la risposta, ammesso che sia possibile catalogarmi in un qualche modo, questo per quanto riguarda gli autori che hanno contribuito a formare il mio stile, quanto agli autori preferiti, ho già fatto qualche nome prima: accanto ai grandi classici della poesia di tutti i tempi, mi sento molto vicina a Neruda e alla Merini.

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

DP: Nel 2011 è uscito il mio primo libro “Dell’amore resta solo l’amore”, una silloge di poesie a tema amoroso (inteso nel senso più ampio del termine). In questo 2012 invece ha visto la luce “Questo foglio sottile di vita”, una silloge di poesie suddivisa in tre sezioni, a tema vario. In entrambe le raccolte confluiscono i versi scritti in tutti questi anni, oltre ovviamente alle ultime produzioni.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

DP: Solitamente scrivo da sola, ma sono sempre disponibile ad ogni esperimento; da poco ho scritto a quattro mani  con Antonella Ronzulli, una poesia pubblicata sul suo ultimo libro “Attimi: il puzzle della vita” (Lettere Animate 2012). Ritengo che scrivere a quattro mani sia una bella esperienza, ma occorre farlo con le persone giuste: ci vuole stima, empatia e per quanto mi riguarda affetto.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

DP: Sicuramente non a lettori frettolosi o superficiali; non è importante quanti leggeranno i miei libri, ma è importante che coloro che lo fanno sappiano penetrare le parole e le emozioni: chi possiede un mio libro possiede un pezzetto della mia anima…chiedo che le mie parole non siano vane.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

DP: Un marasma, un bombardamento di proposte, un universo in cui si rischia pericolosamente di perdersi: occorre essere avveduti e avere anche quel pizzico di fortuna che consenta di non cascare in mani sbagliate. Io ho pubblicato la mia seconda opera con Lettere Animate, una casa editrice molto giovane ma che sta lavorando molto bene; posso dirti che mi trovo benissimo: hanno creduto in me e mi sostengono, mi hanno aiutato e mi aiutano nel farmi conoscere e sono sempre presenti. La precedente esperienza mi aveva un po’ scottata: oltre alle spesa considerevole, mi ha lascito perplessa l’abbandono in cui mi sono trovata…ma andiamo oltre.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

DP: Credo che ogni occasione di confronto, e le cose che tu citi in quanto tali, siano utili alla formazione di uno scrittore. Io personalmente confesso di essere troppo pigra per parteciparvi: segno ogni data e mi propongo assolutamente ogni volta di rientrare nei tempi … dopodiché aspetto che scada il termine!

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

DP: Come ti dicevo sopra è molto importante, ed è un confronto che può attuarsi sempre, attraverso l’amicizia e la solidarietà tra autori; io credo ancora nella possibile mancanza di invidie e giochini di potere: ognuno di noi è unico e c’è posto per tutti.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

DP: Penso che la risposta debba variare a seconda della consapevolezza o meno di questa azione; personalmente credo che in realtà le cose da dire sia sempre le stesse e ciascuno di noi si sforza di dirle come meglio gli pare. Per lo più, però, la cultura ben assimilata fa si che questo meccanismo risulti spesso assolutamente inconsapevole: ciò che leggiamo diventa talmente nostro che quando lo restituiamo al nostro lettore siamo convinti di dire cosa nuova.

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

09/08/2012

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