“Wish we were Here” – Anche a Novi L. l’evento nazionale dedicato ai Pink Floyd

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Per i 40 anni del gruppo londinese, con il patrocinio del Comune di Novi, in concomitanza con l’inaugurazione dell’estivo dell’Ovo Center di Novi, rinnovato dopo l’alluvione, la grande tributeband Outside the Wall, rassegna giovani gruppi, cultura, laboratori, gaming, street food, mostre e mercatino.
Il club degli appassionati dei Pink Floyd per i 40 anni di Wish You Were Here organizza un evento nazionale che vedrà in contemporanea in ogni regione un evento, per il Piemonte ha scelto l’Ovo Center (ormai conosciuto come n’Ovo).
Infatti il club Lunatics sarà presente in tutte le regioni italiane con un tributo musicale dal titolo “ Wish We Were Here” dedicato al famoso gruppo rock londinese ma a Novi, con patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune, organizzato dal Club dei Creativi di Novi con la supervisione della Fanzine Pink Floyd US and THEM di Alessandria, la manifestazione avrà uno sviluppo molto più ampio.
Infatti sempre marchiato Pink Floyd si terrà un convegno che vedrà l’intervento di esperti del club Lunatics e studiosi della musica in un percorso disegnato dalla direzione culturale di Fabrizio Repetto, che parleranno del gruppo di Londra ma anche del fine confine tra talento e pazzia significativamente rappresentato dall’artista Syd Barrett della band britannica.
Ampio spazio sarà dedicato anche agli strumenti con un viaggio fantastico nel mondo dei liutai e della costruzione artigianale della musica presentato in formato divertente per i bambini e interessante per ragazzi ed adulti da un gruppo di super esperti capitanati da Paolo Raiteri i quali daranno vita anche a laboratori.
Ma quando si dice Pink Floyd si parla anche di elettronica, infatti sono stati il primo grande gruppo che ha dato ampio spazio agli effetti speciali pertanto l’organizzazione oltre a curare questo aspetto in modo particolare durante il concerto, offrirà ai collezionisti una ricca esposizione di mercato HI-FI vintage, mentre per i ragazzi sarà in programma una grande gara di Gaming FIFA aperta a tutti a cura de La Cripta informatica di Genova Voltri.
L’evento festaiolo sarà allargato anche a chi vorrà trascorrere una giornata ricca di spunti grazie alla ristorazione tradizionale o fast, al “Mercatino on The Road” con ampio spazio al vinile ed al vintage, con l’area bimbi con gonfiabili e giostrine.
Naturalmente il centro dell’attenzione sarà rivolta al palco allestito con luci video ed effetti speciali dove, dopo una rassegna di band rock locali realizzata in collaborazione con l’Informagiovani del Comune di Novi, salirà una delle migliori tribute band di Italia gli Outside the Wall di Genova.
Sung Il Bechis direttore artistico del Club dei Creativi ci dice che sarà presente anche un’area dedicata all’arte con una raccolta proposta in stile ‘68 con un camper proveniente dal Museo Costa di Genova, e che a condurre la giornata sarà Carlo Trapani illustre speaker e show man televisivo genovese.

Sabato 2 maggio 2015

dalle ore 9.00 alle ore 23.45

presso

La Risto-Bottega di n’OVO ex Ovo Center

via Serravalle, 52 – Novi Ligure (AL)

(ad 1 Km dall’Outlet di Serravalle)

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“Castelnuovo, terra di canti e di suoni, di miti” di Antonia Izzi-Rufo – recensione di Enrico Marco Cipollini

 

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Ha ragione il prefatore di tale libro di etno-antropologia in senso lato: «scrivere la storia di un luogo è l’unico modo per salvarlo dall’oblio». Tale frase implica il concetto di memoria, che è fondamentale per il concetto di identità. In fondo l’autrice si pone il problema implicitamente: chi siamo? Dati gli sconvolgimenti demografici, i borghi sono ormai abitati da poche anime e ciò fa parte del processo di globalizzazione che tutto distrugge e che nulla salva, neanche la memoria individuale e collettiva che forma la Storia. La globalizzazione infatti non è un processo neutro ma tende a sradicare le origini, la storia individuale ed esistenziale di ciascun uomo, dicendo che siamo tutti uguali. Questo falso egualitarismo nasconde un disegno molto preciso: siamo tutti uguali in quanto capacità di consumo e produzione, non come uomini pensanti e storie individuali con i nostri vissuti. L’acutezza di Antonia Izzi-Rufo svela tramite questo libro di cultura antropologica in senso lato il disegno dall’alto imposto, rivalutando i luoghi della sua memoria e affermando la propria identità di essere. Iniziando dalla storia di Castelnuovo, giunge a farci comprendere che cosa sia la natura, il bello, l’armonia, il vivere in comunità dove l’uno sa dell’altro ma alla fine ognuno si aiuta: non è anonimo. Propriamente la nostra Autrice risente della narrativa e smorza temi di natura scientifica con i suoi voli radenti sugli affetti e le vicissitudini del borgo, usando spesso espressioni dialettali il che rende il suo raccontare meno formale e più aperto a cogliere le esigenze umane e vivide di una comunità in un contesto vivente, umano. Dopo la toponomastica, l’origine dei nomi, i monumenti, Ella si addentra nel mito del Cervo (Gl’ Cierv’) cui dedicheremo ampio spazio. La ringrazio di aver citato sia l’amico Stamatis che il sottoscritto su Pan. Tale è una forza primordiale, personificazione della Natura con i suoi appetiti, con le sue esigenze e i suoi bisogni. Natura deriva dal latino nasco – nascere, come in greco è la physis dal verbo phyo cioè l’inarrestabile divenire onde nascere crescere morire. Cicli eterni , archetipi che il latino riprende nel verbo fio. Avendo studiato grazie all’autrice il fenomeno così esoterico del Cervo non lo accosterei solo a Pan ma visto che la celebrazione cade in febbraio lo vedo legato più ai lupercalia latini, il risveglio – dopo i mesi invernali della sessualità prorompente. Lupercus è un attributo del dio Fauno: protegge le greggi, le ingravida e – legato molto ai riti del carnevale – ha un aspetto orgiastico. Pan lo vedo invece progenitore di Fauno, il dio che vive come un satiro, cercando ninfe per ingravidare e soddisfare i suoi appetiti – in fondo rivisitazione latina di Pan, che diventa con le sue corna e i suoi piedi caprini il diavolo nel cristianesimo. C’è da notare come Pan si faccia morire con l’avvento della nuova religione, così come a febbraio i Lupercalia sono sostituiti dalla leggenda “romantica” ed edulcorata di un certo vescovo Valentino che sposerebbe pagani e cristiani. Ma mentre nel cristianesimo Eros è Agape, nella forza virile dei pagani Pan, Fauno e Lupercus sono eros, forza della natura, procreazione, vis naturae, il che rimanda a Dioniso, ai misteri, al latino Bacco , alle menadi e baccanti. Il Cervo entra in paese e spaventa panicamente gli abitanti. Si accoppia con una cerva, ma non è soddisfatto e dovrà essere la magia dell’uomo a purificarlo, sacrificandolo. Sacrificio tipicamente pagano che rimanda a una purificazione della nuova stagione che si preannuncia e ha la forza interiore dell’uomo pagano che cerca il demiurgo come ente supremo. Ma torneremo su tale argomento in modo più approfondito. Belle le pagine su Charles Moulin noto artista vissuto a Castelnuovo e all’intellettuale Giaime Pintor che perse la vita per un anelito di libertà. Il libro si chiude sul brigante buono, come lo furono tutti o quasi, Centrillo che in realtà era Domenico Coia. Libro scorrevole, umanissimo che ci rimanda alla ricerca delle ns. origini. Ci vogliono deprivare della memoria così diventiamo automi. A tal dettato A. Izzi-Rufo risponde con un rifiuto, rivalutando la  storia come prodotto umano.

Enrico Marco Cipollini

Antonia Izzi-Rufo, Castelnuovo, terra di canti e di suoni, di miti, Il Convivio, p.100, €12,00

“IL CRISTO VELATO” di Marcello de Santis (prima parte)

 

 

IL CRISTO VELATO

di Marcello de Santis

Il principe di Sansevero, uomo per eccellenza del settecento, ha lasciato in eredità al mondo dell’arte una delle più belle opere del secolo, quella Cappella impregnata di atmosfera d’incanto, che porta il suo nome; e che contiene quanto di più interessante un ambiente artistico possa offrire all’occhio curioso del visitatore; sculture statue e sarcofagi, ritratti e sepolcri di famiglia. E tra tutte le opere d’arte presenti spicca per la sua immensa leggerezza il Cristo velato.

Ma andiamo con ordine.
Tutto ciò che circonda la figura misteriosa del Principe, ha dell’incredibile. Discendeva dai duchi di Borgogna, e il nome de Sangro sta a indicare “di sangue reale” (de sang real).


Ramondo de Sangro, Principe di Sansevero, 

nato a Torremaggiore in provincia di Foggia nel 1710,  morto a Napoli nel 1771

Fu inventore e scienziato, nonché un esimio rappresentante dell’Accademia della Crusca; a quarant’anni, già uomo coltissimo, entra a far parte della Massoneria napoletana, e in breve diventa Gran Maestro della Loggia dei Rosacroce. Pensate: il conte di Cagliostro quando ebbe modo di venire nella capitale partenopea, frequentò gli ambienti della Massoneria, e ivi conobbe, presumibilmente, il Principe Ramondo. E quando venne posto sotto processo a Roma dal Tribunale dell’Inquisizione, confessò sotto tortura che le sue conoscenze alchemiche gli furono insegnate a Napoli da un principe molto ferrato in chimica. E chi poteva essere costui, se non il Principe di Sansevero?

La sua figura ancora oggi desta rispetto; ma soprattutto timore, al ricordo dei suoi poteri paranormali. Era chiamato anche principe alchimista per le sue ricerche nel campo e le sue molteplici attività segrete. Lo consideravano stregone e adoratore di Satana. La gente ne aveva paura. Stregone a tal punto che fece sparire anche il suo corpo dopo morto; meravigliosa la lapide sul suo sarcofago: vuoto, ché il cadavere non c’è.
Chi vuole vedere e rendersi conto di persona del tetro fascino che ci tramanda questo personaggio non deve far altro che recarsi a Napoli e visitare la Cappella in questione. Che, va detto, era nata come sepolcreto di famiglia dei duchi di Sangro. Si trova a due passi da piazza San Domenico Maggiore dove c’è l’omonima chiesa che risale alla fine del duecento, tra Montecalvario e San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, nel cuore del centro storico di Napoli.


Napoli – Piazza San Domenico Maggiore

Aneddoti intorno a questo monumento, e più intorno al Principe, si sprecano.
Il primo che vogliamo riportare riguarda proprio la nascita della Cappella.
Eccolo dunque: si vuole che verso la fine del millecinquecento, passò da quelle parti, prigioniero in manette, un uomo; che pare fosse innocente. Guardie lo scortavano, lo portavano in carcere. Proprio nel momento in cui transitavano davanti alla costruzione in fieri un muro di cinta che circondava la chiesetta crollò con gran fragore; tra le macerie spuntò un quadro di una deposizione.
La cosa fu riportata al duca Giovanni Francesco di Torremaggiore che aveva commissionato la costruzione; questi abitava il palazzo che si trovava poco lontano (oggi è al civico 9 della piazza); per rispettare un voto che aveva fatto durante una sua grave malattia, ordinò che là dove era crollata la muratura fosse eretta una Cappella dedicata alla vergine Maria. L’ordine fu eseguito, e nacque là un piccolo edificio chiamato Santa Maria della Pietà, o Pietatella. Era l’anno 1590.


Interno della Cappella di Sansevero a Napoli

Una ventina d’anni dopo pensò a darle una sistemata un figlio di Giovanni Francesco, Alessandro; sino a che, passato da allora poco più di un secolo, la cappella – che all’origine era collegata al palazzo da un passaggio soprelevato, oggi non più esistente perché crollato nei primi del novecento, fu ampliata e prese il nome dall’attuale Principe Raimondo di Sangro, il Principe dei misteri, sconvolgente e affascinante all’un tempo; che oltre ad ampliarla la abbellì poco alla volta e fino a portarla allo splendore in cui la vediamo oggi.

Misteri intorno alla cappella sono infiniti, tutto là dentro da’ un’aria di segreto, di arcano. Uno dei più curiosi misteri è quello del pavimento.


Il labirinto del pavimento della Cappella

Come ci narra Isabella Dalla Vecchia, e come si può notare dalla foto, è un labirinto originato da una sola linea continua spezzata, che dà l’impressione di un fondo a sbalzo; l’idea del disegno è opera del principe in persona, che ideò questa alternanza di croci uncinate (svastiche) e di quadrati concentrici, perfetti; tutti visti in prospettiva.
Un’opera piena di simbolismo: il chiamato, l’iniziato deve percorrere il labirinto per giungere alla verità. Oggi della pavimentazione è rimasta solo una parte, ché il pavimento originale è stato danneggiato dal crollo avvenuto verso la fine dell’ottocento. Ma da quel poco che possiamo ammirare esso rimanda al personaggio del principe (massone e rosacroce): un labirinto come percorso iniziatico da seguire per poter uscire a riveder le stelle per prendere in prestito le parole di Dante, per giungere cioè alla verità.

Non è solo nella Cappella dei Sansevero che esiste un pavimento con il labirinto; il disegno ha un valore antico quanto il mondo; leggo su Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani, Longanesi: i primi labirinti risalgono a più di 4500 anni  fa; un labirinto del 2500 avanti Cristo, scolpito nella roccia si trova in Sardegna, uno dei primi labirinti su muro è a Lucca, sulla facciata della cattedrale.


Labirinto sulla facciata della cattedrale di Lucca

Serviva, dice Terzani, ai fedeli, che prima di entrare, ci passavano un dito sopra facendolo scorrere sul percorso necessario per arrivare al centro; e purificarsi così prima di entrare nella casa di Dio.
Racconta ancora Terzani che dopo le Crociate, arrivare a Gerusalemme in pellegrinaggio era un’impresa pressoché impossibile, per atti di pirateria e aggressioni, spesso con morti, cui si poteva incappare sulle strade. Per cui i fedeli avevano come meta ultima nuove cattedrali in sostituzione di Gerusalemme; e scrive: … percorrere il labirinto intarsiato nel pavimento di queste cattedrali era per il fedele la conclusione del cammino simbolico che non aveva potuto compiere realmente.
E aggiunge a conclusione del breve scritto sui labirinti, che il più noto e il più bello di essi si trova nella cattedrale di Chartres, in Francia, (la cui costruzione iniziò nel 1194 e terminò nel 1220.)


Il labirinto della cattedrale di Chartres in Francia

Torniamo al Cristo velato, una delle più significative opere che troviamo nella chiesa, e situata al centro della cappella.
Opera di Giuseppe Sammartino artista napoletano che attraversò tutto il secolo XVII; visse infatti i suoi 73 anni dal 1720 al 1793.

Il Principe Raimondo commissionò al giovanissimo scultore – all’epoca quegli aveva appena compiuto 35 anni –  un Cristo morto coperto da un sudario.
E un sudario copre in effetti il marmo che rappresenta il Cristo, giacente su un letto con la testa reclinata su due cuscini; ma agli occhi del visitatore tutto pare fuorché marmo, sembra un tessuto finissimo, un velo vero e reale.
Sembra quasi che a coprire il corpo non sia un velo di marmo, ma un leggero peplo di seta o altro tessuto leggero e trasparente.
Forse neppure il principe si aspettava un’opera così perfetta.
O forse sì; narra infatti una leggenda che sia stato proprio lui a insegnare all’artista il modo di coprire il corpo con un velo vero, e quindi a calcificare lo stesso in tenui cristalli di marmo grazie alla sua scienza alchemica.
Sia come sia l’effetto di realtà è straordinario; il Cristo pare dormire, e sembra quasi vederlo respirare sotto la leggerezza del drappo trasparente, tanto che il visitatore si aspetta da un momento all’altro il suo risveglio.

Ma non è l’unica cosa strabiliante che troviamo nel complesso.

La Cappella è tutto un arcano; mistero c’è nelle varie statue, sono 18, che si seguono a destra e a sinistra entrando nella chiesa; una sola di esse è al centro ed è il Cristo velato.
Hanno tutte un nome queste statue, e tutte indicano qualcosa che pare avere a che fare con l’alchimia, la scienza del principe Raimondo: la forza, l’amore, la volontà, l’istruzione, e così via. E sono tante, le statue.
E’ opportuno ricordare che il Principe Raimondo, settimo dei principi di Sansevero, era un uomo di eccezionale cultura, e studioso di scienze esoteriche. E può a buona ragione definirsi uomo dal multiforme ingegno, data la sua poliedrica personalità. Si dice che molte di queste sue conoscenze e anche di alcune sue “magie” le avesse applicate alle sculture presenti.
Perché è impensabile – quasi impossibile – che gli artisti che le hanno prodotte, per bravi che fossero, abbiano eseguito delle cose così stupefacenti che fanno necessariamente pensare a interventi di forze sconosciute; ed è forse proprio quello che voleva il principe.

C’è ancora una leggenda: quella che vuole che il velo che copre il corpo deposto sul letto di morte, all’origine sia stato un peplo vero; e che sia stato posto a coprire il corpo di marmo della statua, opera; e che solo un magico intervento di Raimondo abbia trasformato lo stesso peplo da seta pura in marmo; e che solo lui sapesse, all’occorrenza o a un suo intimo desiderio, ritrasformare il marmo in seta.

***

Ma è il momento di parlare – oltre che alla delicatezza del velo del Cristo – di almeno altre due statue a dir poco strabilianti per la sua realizzazione: il Disinganno e la Pudicizia.
Ne parleremo nella seconda parte del saggio.

(fine prima parte)

Marcello de Santis

LA LINEA OLTRE LA LINEA di Mario Di Nicola

Montata,
licenziosa lacrima,
nelle indolenti sere senza me.
Sarò presente al riflesso
del cappio, della popolana sgualcita barbaria,
delle menti senza ragione,
delle emozioni senza i sensi,
della tua bocca, senza regalità
dei tuoi ardori, senza voglia,
delle festanti comari a dolose notizie,
perchè l’umanità rasenta indolenti sere.
Senza me.

Tutti di diritti riservati come per legge
Di Nicola Mario © copyright. 2014

“Master in Arpaterapia” al centro di ricerca musicoterapica ArpamagicA

 

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Master in Arpaterapia

 

L’Arpaterapia è una specializzazione delle discipline musicoterapiche.


A livello mondiale sono presenti varie esperienze che, a nostro avviso, avrebbero l’urgenza di coordinarsi, confrontarsi, programmare la ricerca ed elaborare protocolli professionali congiunti.
Il corso di specializzazione in arpaterapia vuole raccogliere, ordinare ed elaborare l’esperienza professionale del prof. Ludwig Conistabile e le attività terapeutiche e formative dell’associazione attive da più di 13 anni a Milano e in altre città del territorio nazionale.

Sono in programma incontri con arpa-terapeuti di altre nazionalità al fine di coordinare e capitalizzare le esperienze di vari paesi.

Il presente corso di specializzazione organizzato da Arpamagica è il primo corso annuale di formazione in arpaterapia sul territorio nazionale e una delle pochissime e preziose attività formative ed esperienziali che vengono organizzate a livello europeo e mondiale.

Il corso ha come finalità quella di formare arpa-terapeuti che sappiano intervenire con questa particolare disciplina in situazioni di disagio esistenziale, difficoltà di vario tipo nell’età evolutiva e in situazioni cliniche tradizionalmente trattabili con la musicoterapia.

Una particolare attenzione verrà dedicata all’utilizzo dell’arpa (celtica o classica) e della voce in situazioni terapeutiche quali il rilassamento guidato e lo storytelling vocale-musicale (narrazione terapeutica di storie con accompagnamento all’arpa studiato ad hoc secondo i principi della musicoterapia applicata).

Al compimento del percorso verrà consegnato il “Diploma in Arpaterapia”

Iscrizione entro il 15 settembre 2015

http://www.arpamagica.it/master.htm