CONCORSO DI POESIA E NARRATIVA VOX ANIMAE II EDIZIONE

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“E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE” (Dante, Inferno XXXIV, 139)
(Per non far morire la poesia, facciamo risplendere le stelle).
L’Associazione Culturale Edizioni “I Rumori dell’Anima”
indice il
concorso nazionale di poesia e narrativa “VOX ANIMAE” II edizione.
Regolamento
Possono partecipare autori che abbiano compiuto i 18 anni di età al momento dell’invio del componimento.
Scadenza per l’invio delle opere 31 Dicembre 2014.
E’ previsto un contributo di 20 euro come iscrizione al concorso e per le spese di segreteria.
Parte del ricavato andrà in beneficenza al reparto pediatrico dell’Ospedale di Palestrina.
I premi saranno assegnati alle opere che si distingueranno per la qualità letteraria e/o per la tematica di impegno sociale, morale e/o educativo trattata.
Saranno accettate opere inedite (mai pubblicate su altre antologie e/o libri personali), e opere pubblicate sul web.
È consentita la partecipazione dello stesso autore a più di una sezione con opere differenti, previo pagamento di una ulteriore quota di partecipazione.
ARTICOLO 1: Le Sezioni
Il concorso si articola in due sezioni:
Sezione A: Poesia a tema libero
Si può concorrere con massimo 2 (due) poesie che non si siano classificate nei primi tre posti in altri concorsi.
Sezione B: Un racconto breve a tema libero
Si può concorrere con un solo racconto breve, max 3 cartelle (60 battute per riga, compresi gli spazi, per 30 righe. Carattere book antiqua 12), e che non si sia classificato nei primi tre posti in altri concorsi.
ARTICOLO 2: Scadenza di invio
Il termine ultimo per inviare le opere è fissato entro il 31 Dicembre 2014.
Le adesioni che giungeranno oltre i termini previsti dal presente regolamento, non saranno prese in considerazione.
ARTICOLO 3: Modalità di invio
Il concorrente invierà all’indirizzo di posta elettronica ass.irumoridellanima@gmail.com
un’unica e-mail, alla quale dovrà allegare i seguenti files:
1. Un file in formato WORD (.doc, .docx), contenente il proprio nome e cognome, l’età, l’indirizzo, un recapito telefonico, un indirizzo e-mail.
Assieme alle generalità, una dichiarazione attestante che l’opera (o le opere) in concorso (specificando i titoli) sono frutto del proprio ingegno e, l’ autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D. Lg.n° 196/2003 per la tutela degli stessi.
2. Un file in formato WORD (.doc, .docx), contenente i propri elaborati (Titolo e testo), specificando nel nome del file la sezione per la quale sono in concorso.3. Un file WORD (.doc, .docx), contenente una breve biografia e una foto.4. Copia o foto del versamento della quota di partecipazione, fissata in euro 20 per ogni sezione alla quale si concorre. Per i soci ordinari dell’Associazione la quota prevista è di euro 15. Tale contributo servirà a coprire parzialmente le spese di segreteria e di organizzazione e parte del ricavato sarà devoluta al reparto pediatrico dell’Ospedale di Palestrina. Il  versamento dovrà essere effettuato sulla postepay:
n° 4023600584422655
intestata a Paola Bosca,  C.F.BSCPLA58C52H501U.
NON SARANNO ACCETTATI FILES DIVERSI da quelli descritti, soprattutto non saranno accettate opere scannerizzate o fotografate.
L’assenza, nell’invio della mail, di uno qualsiasi dei punti appena descritti determinerà l’esclusione dal concorso.
In nessun caso sarà restituita la quota di partecipazione.
ARTICOLO 4: Premi
I primi tre classificati di ogni sezione, saranno premiati con targa personalizzata e diploma d’onore.
Dal quarto al decimo posto, menzione di merito personalizzata con lode alla creatività.
I premi saranno consegnati personalmente ai vincitori. Qualora i vincitori fossero impossibilitati a presenziare, il premio verrà spedito addebitando all’autore le spese di spedizione.
Ogni autore partecipante ha anche facoltà, se lo ritiene, di richiedere il rilascio di un attestato personalizzato di partecipazione. Detta attestazione a titolo partecipativo sarà recapitata previo invio di 5 euro sulla postepay:
n° 4023600584422655 intestata a Paola Bosca, C.F.BSCPLA58C52H501U
In questo caso nel file con i propri dati si dovrà aggiungere la seguente frase:
“RICHIEDO ATTESTATO” e allegare la copia del versamento.
ARTICOLO 5 la giuria sarà così composta:
Presidente di giuria: Paola Bosca (poetessa, scrittrice e fondatrice dell’ass.ne culturale “i rumori dell’anima)
L’on.le Dario Nanni
Renato Fedi (Poeta e Scrittore)
Elena D’Ambrogio (Poetessa e Scrittrice)
Patrizia Portoghese (Poetessa e Scrittrice)
Antonella Ronzulli (Fondatrice blog culturale Néorìa – “La parola come inizio e fine di un concetto” e  Direttore Collana ΗΩΣ – Litho Commerciale ed.)
Lucia Merola (Poetessa e Direttore Editoriale delle Ed. I Rumori dell’Anima)
prof. Dario Folchi (docente diplomato alla scuola holden di alessandro baricco)
Il giudizio della giuria sarà insindacabile.
ARTICOLO 6: Risultati e Premiazioni
I risultati saranno resi noti in modo pubblico sul social network Facebook e sul sito dell’Associazione http://www.irumoridellanima.com
La cerimonia di premiazione si terrà in luogo e data da stabilire, che saranno comunicati tempestivamente a tutti i partecipanti.ARTICOLO 7:
L’Associazione si riserva di realizzare un’Antologia con le opere presentate al concorso, sia premiate che finaliste, e quelle segnalate e/o ritenute meritevoli di pubblicazione.Con la partecipazione al concorso, ogni autore acconsente alla divulgazione delle proprie opere da parte degli organizzatori, senza avere nulla a pretendere e rinunciando a qualsiasi pretesa economica. Tutti i diritti restano comunque di proprietà dell’autore.Le opere inviate per il Concorso non saranno restituite.Ogni autore, per il fatto stesso di partecipare al Premio, dichiara la paternità e la proprietà intellettuale e creativa delle opere inviate; dichiara, altresì, di avere pieno possesso dei diritti dell’opera, piena disponibilità e che l’opera non è sottoposta ad alcun vincolo editoriale.
L’Organizzazione non risponde di eventuali operazioni di plagio.Con la pubblicazione all’interno dell’Antologia, tutti i diritti di utilizzazione dell’opera inviata, sono da considerarsi ceduti automaticamente a titolo gratuito. L’Autore ne conserverà comunque la proprietà letteraria. La partecipazione al concorso comporta la piena accettazione del presente bando. L’inosservanza di uno qualsiasi degli articoli costituisce motivo di esclusione dal concorso.ORGANIZZATRICI DELL’EVENTO PAOLA BOSCA E LUCIA MEROLAPer ulteriori info: 3478432586 / 3346863052

Il “Progetto Fiaba” salpa dalla Toscana e approda in Lucania

cover Guarda il mondo...

Il Progetto Fiaba sarà ospite

dellAssociazione Culturale “Amici del Teatro- presidio del Libro”

alla X FESTA DEL LETTORE

che si terrà il 27/28 Settembre 2014 

a Genzano di Lucania (PZ)

Titolo della festa

“GUARDA IL MONDO CON I MIEI OCCHI DI BIMBO…”

Il ricavato della vendita del libro aderente all’iniziativa “Progetto Fiaba”, sarà interamente devoluto all’Ospedale Oncologico di Rionero in Vulture.

Grazie Rionero in Vulture, ad ogni abitante, ad ogni simpatizzante, ad ogni promotore! Grazie Franca.

Annamaria Vezio

(Presidente Progetto Fiaba)

 

https://www.facebook.com/AssociazioneCulturaleAmiciDelTeatro

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La Litho Commerciale a “Libri in cantina” – 12a edizione della Mostra nazionale della piccola e media editoria

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La Casa Editrice Litho Commerciale partecipa a “Libri in cantina”

12a edizione della Mostra nazionale della piccola e media editoria

4-5 ottobre 2014

P.za Martiri della Libertà

Comune di Susegana (TV)

 

La Mostra sarà aperta il sabato dalle 10.30 alle 19.30 e la domenica dalle 10.00 alle 19.30.

Entrata libera!

Saremo presenti con tante novità interessanti e titoli nuovi

nella Sala Conti di Treviso al 2^ piano del Castello

LE NOSTRE COLLANE

Collana SENZA TEMPO – libri d’autore

Collana COSE DI CASA NOSTRA – racconti popolari

Collana CARTOLINE D’AMORE – romanzi rosa e “libertini”

Collana RED&YELLOW – gialli e thriller

Collana NOVEL – narrativa

Collana CASA COPPI RACCONTA – pubblicazioni sportive

Collana PICCOLINI – libri per l’infanzia

Collana EOS – poesia e filosofia

Collana I TACCUINI DI NONNA TERESA – rimedi, cure e consigli

…………………….

http://www.libriincantina.it/

“L’ODISSEA DI GALILEI (1564 – 1642)” di Enrico Marco Cipollini

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Paradossalmente esistono teorie che quotidianamente usiamo o prendiamo già come scontate quali l’applicazione della Matematica alla Fisica o il moto rotatorio della Terra attorno al Sole. Invece nel pensiero umano si sono spremuti i migliori ingegni per convalidare queste tesi e risolverle dal punto di vista teoretico. Il filosofo, matematico, astronomo pisano Galilei è uno di questi ingegni e magari si usa il suo pensiero durante le nostre attività, senza neppure accorgerci delle difficoltà teoretiche cui si va incontro.

Lungi dall’esporre analiticamente il pensiero del grande pisano o di enumerare le sue scoperte e costruzioni, mi proporrò di centrare quei punti cardine del suo pensiero sempre inscindibilmente legato alla vita pratica.

Galilei nasce nel 1564 a Pisa (l’anno in cui si spegne Michelangelo) da famiglia fiorentina. Frequenterà la facoltà di Medicina di codesto Ateneo ma senza successo poiché portato alle “scienze esatte e fisiche”. Abbandonerà Pisa per studiare Matematica a Firenze.

Già ventisettenne, ottiene un posto di lettore all’università pisana. È l’epoca in cui la morte del padre, Vincenzio, valido musicologo, lo costringe a sostenere le spese di mantenimento della famiglia. Questa contava, oltre la madre, ben quattro fratelli tra cui Virginia che sta per sposarsi e reclama la dote; ugualmente il fratello Michelangelo, per attendere agli studi di musica, abbisogna di sussidi. Galileo si trova nelle più difficili condizioni economiche. Passerà quindi all’università padovana dove avrà, oltreché un miglior stipendio, una maggior libertà di pensiero. Dopo 18 anni, ritornerà in Pisa come Matematico e Filosofo al servizio del Granduca di Toscana. Ma la sua “ odissea” è ben lungi da finire. Nel 1616 si chiude un lungo processo consumato dal Tribunale del Sant’Uffizio a Roma, con l’esplicita condanna di Galileo di non professare la teoria copernicana.

Nel 1623 pubblica il Saggiatore contro gli accademici del tempo ed in particolare contro il gesuita Orazio Grassi.

Per il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo”, Galilei subisce un secondo processo che si conclude con la famosa abiura del 21 Aprile del 1633, pronunciata nel convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva.

In ginocchio e con la mano sopra il Vangelo, suonano le amare parole: “la proposizione che il Sole sia al centro del Mondo e immobile, è assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica per essere contraria alla Santa Scrittura… io abiuro e maledisco sinceramente gli errori e le eresie suddette…”

Gli ultimi anni della sua vita, ormai cieco e sofferente per la morte della figlia, suor Maria Celeste, sarà costretto a vivere in segregazione ad Arcetri, località sopra Firenze. Ma proprio lì scriverà un’opera di capitale importanza, “Il Dialogo Intorno alle Scienze Nuove”, pubblicato in Olanda nel 1638. Galilei si può affermare che sia stato il continuatore e il genio più possente del Rinascimento, sostenendo l’autonomia della Scienza dalle questioni bibliche e teologiche.

E ciò non lo sostenne ex cathedra, ma lo dimostrò l’atteggiamento con il quale affrontò la sua battaglia.

Convinto che la reale interpretazione dei Sacri Testi non sia in antitesi con la Scienza, e come dice giustamente il Geymonat1: “Ecco dunque delinearsi, nell’animo di Galilei, l’ambizioso programma di evitare l’irrigidimento della Chiesa in una posizione scientificamente sbagliata…”

Alla fine, pensava Galileo, la forza delle argomentazioni avrebbe ottenuto il sopravvento, e la Scienza avrebbe trovato nella potenza della Chiesa, non un ostacolo, ma un appoggio al proprio sviluppo. E con questo stato d’animo, si reca a difendere davanti al Sant’Uffizio le proprie tesi. Eppure similmente ad altri scienziati del suo secolo (come Descartes), poteva tenersi per sé la convinzione personale della validità della tesi copernicana. Bellarmino, influente e potente cardinale, lo aveva sconsigliato di rendere pubblica la sua teoria. Ma già le scoperte annunciate nel Sidereus Nuncius (Venezia, 12 Marzo 1610), la sua autorità scientifica, il suo spirito rinascimentale, non potevano venire ad alcun compromesso e soprattutto con le remore aristoteliche che frenavano la ricerca scientifica.

Aristotele – dice Galilei – fu un uomo, vedde con gli occhi, ascoltò con gli orecchi, discorse con il cervello. Io sono un uomo, veggo con gli occhi e assai più che non vedde lui: quanto al discorrere, credo che discorresse intorno a più cose di me; ma se più o meglio intorno a quelle che abbiamo discorso ambedue lo mostreranno le nostre ragioni e non le nostre autorità.

Il discorso sul “principio di autorità” è ben preciso: Galileo dice le nostre ragioni e non le nostre autorità. Aristotele aveva basato aprioristicamente il sistema cosmico facendolo combaciare con la sua teoria filosofica.

Aveva accentuato con la teoria del Motore Immobile, il carattere finalistico dell’antica cosmologia.

I seguaci di Aristotele si erano dimostrati infine al di sotto del loro maestro, subordinando la sperimentazione alla logica astratta.

Ben si può dire che Galileo ha rispettato il pensiero di Aristotele, subordinando l’aprioristico all’indagine scientifica, all’esperienza.

Con la stessa foga Egli difende la teoria copernicana contro le concezioni ad litteram (alla lettera) della Sacra Scrittura (Lettere Copernicane inviate a Benedetto Castelli, lettore di Matematica a Pisa; a Monsignor Dini e a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana) quali l’antropomorfismo, l’interpretazione biblica del “fermati o Sole”, la differenza tra linguaggio Scientifico e Biblico.

Scienza e Fede non sono in contrasto, ma è necessario liberare la Natura dalla subordinazione di un rozzo finalismo, per avere una visione più ampia della Realtà Naturale, senza volerla sottomettere agli umori variabili degli uomini. La Scienza della Natura non può permettere questa gretta interpretazione e ciò significa darle Autonomia dal pensiero religioso che può vedere la finalità della vita umana, ma ciò – ribadisce Galileo – non può implicare una partecipazione attiva della Scienza. Questa, basandosi su dati sperimentabili, non può dare nessun giudizio positivo o negativo sulla moralità umana.

Nell’opera “Il dialogo sopra i massimi sistemi” manifesta apertamente la simpatia per i sostenitori di Copernico (l’astronomo polacco). I protagonisti sono Salviati, colui che saggiamente dirige il dialogo (e si può identificare con l’autore), Sagredo, che lo sostiene e ridicolizza Simplicio, ovvero il paladino della tradizione aristotelica. E nel Dialogo assistiamo alla demolizione della teoria tolemaica (il Sole che girerebbe attorno al nostro pianeta) e alla dimostrazione della teoria copernicana. Ciò non implica che Galilei neghi Dio, tutt’altro! La Natura è come la sacra scrittura, opera di Dio. Ma mentre la scrittura si volge al sovrannaturale, al metafisico per raggiungere la salvezza dell’anima, la Natura è invece il campo nel quale opera l’intelletto, il senso e il discorso.

Quindi tra “religione” e “natura” non esiste abisso ma, solamente, diversità d’indagine, di modo di interpretare. La Filosofia è scritta nell’universo e per conoscere, per chiarificare bisogna studiarla con la Matematica perché questa è l’alfabeto del mondo (tipico platonismo di cui risente quando afferma che il mondo è scritto in caratteri geometrici e matematici – Sidereus Nuncius – . Con ciò non si vuol affermare che Galilei fosse un neoplatonico ma che tale corrente era ben viva).  Il primato della teologia non è dovuto al presupposto che sia “la regina delle scienze” ma perché porta alla salvezza spirituale.

Ogni interferenza (come i teologi sostengono che il sapere umano si deve adeguare alla religione) è gratuita e porta alla confusione dei campi di indagine. Per Galilei il sapere matematico permette di arrivare alla certezza, alla verità obiettiva in quanto la chiave per conoscere la Natura è costituita dall’alfabeto matematico (triangoli, cerchi e altre figure geometriche e matematiche).

Si raggiunge in questo modo una verità simile a quella di Dio, il quale però supera la sapienza umana (non qualitativamente) per estensione in quanto Dio abbraccia tutta la realtà.

La realtà – per Galileo – non è la qualità che ci è fornita dai sensi ma è conoscenza che si limita alla natura stessa del fenomeno. E il fenomeno si può ridurre a quantità, a misurarlo. È l’atto di nascita della scienza fisico-matematica di cui fu cosciente interprete e fondatore.

A differenza di Descartes, Galilei non offre un “metodo” ma il suo programma fu “esperienza” ed “osservazione”.

L’esperienza precede la Matematica e ci fornisce mezzi utili per la continua verifica e dona sempre allo scienziato nuovi problemi. Ma proporre problemi non significa necessariamente risolverli. Si ricorre all’induzione non per analizzare ogni caso, ma fino a trovare dei casi “particolari” in cui esiste “una determinata proprietà da estendere ad altri tipici casi”. Dopo l’ipotesi, si formula una legge che deve rispondere all’esperimento. Ma l’induzione da sola non può mai dare una certezza assoluta, solo la deduzione è certezza. Tramite “analisi induttiva” e “sintesi deduttiva” si permette all’uomo di giungere alla constatazione della verità oggettiva.

L’Universo ci si presenta come una gigantesca e precisa macchina il cui andamento si scopre tramite chiara razionalità e precise regole matematiche. Questa grandiosa concezione unitaria dell’Universo, sarà l’avvio di un nuovo modo di pensare.

Con Galilei si apre quel grande processo con il quale si esprime la fiducia incrollabile nella ragione umana (sua grande attualità in periodi di crisi dove l’uomo preferisce abbandonarsi a forme di irrazionalismo) contro ogni tentativo oscurantista. E perciò che alcuni studiosi vedono in Lui un precursore dell’illuminismo.

Ma sta di fatto che le parole nel “Dialogo” con cui lo scienziato pisano aveva formulato la sua perenne fiducia nella ragione, sono state comprovate appieno da successi pratici e teorici della Fisica e di ogni Scienza. Se la vecchia Fisica aristotelica aveva diviso, anzi messo in antitesi il mondo celeste da quello terreno, Galilei aveva risposto con lucidità a questa concezione metafisica, fatta più di vane superstizioni che di logica coerente. La sua “Odissea” per l’autonomia di pensiero dell’uomo è sempre stata crudele ed impietosa per opera dei Simplicio che ancor oggi si incontrano sotto diversi nomi. Se Galilei fu considerato “più pernitioso di Calvino e Lutero” perché aveva infranto antichi privilegi che si celavano sotto le teorie e la retorica di coloro che si consideravano i depositari della verità, sotto l’egida di Aristotele. Ma come abbiamo avuto modo di chiarire, Galilei non subordinando l’esperienza all’aprioristico, è stato semmai il più fedele seguace di Aristotele, superandolo.

Con Galileo abbiamo l’uomo di Copernico che non va inteso come semplice sostenitore di una teoria astronomica ma soprattutto quale Homo Novus che combatte ogni tipo di autoritarismo, di falsi preconcetti e li combatte con chiara razionalità.

E la ragione non è un compartimento stagno ma il concepire il tutto in un processo unitario sia questo il progredire della Scienza sia il libero pensiero e l’uomo, la sua dignità, in generale.

Questa visione di un processo unitario del progredire è la visione più ampia e rispondente al pensiero dell’uomo copernicano.

Lo stesso Galilei oltre ad essere stato uno scienziato è stato un letterato (conosceva molto bene Virgilio, Orazio, Ovidio, Seneca); un uomo che non ha vissuto nel chiuso del suo laboratorio ma è sempre stato a contatto con i problemi del mondo, sostenuto dall’incrollabile fede nella ragione. Ha vissuto epidermicamente la sua vita contro l’irrazionalismo e con questo animo affrontò il processo intentatogli dal Sant’Uffizio, convinto com’era delle sue argomentazioni. In Galilei abbiamo l’incontro, il connubio dello scienziato, del letterato, dell’umanista, dell’assertore della forza della Ratio, inscindibilmente legata al progresso della civiltà intera.

 Enrico Marco Cipollini

 

 Note

 (1) Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Milano 1970/76, 2° volume p. 200

Confronta anche dello stesso Galileo Galilei Einaudi Torino.

 

 

“Parentesi di vita” di Luciano Manfredi

par

Invito alla lettura

Che cos’è il tempo? Concordiamo con Agostino di Ippona. Il tempo è distensione dell’anima dove il passato è presente del passato o memoria, dove il presente è presente del presente e il futuro, che non c’è ancora, non è altro che attesa. Le altre definizioni sul tempo di natura epistemologica saranno più scientifiche e precise ma non rispecchiano la profondità abissale umana che il Vescovo di Ippona ha così elargito al patrimonio umano tramite un patrimonio da lui assimilato che derivava dal mondo antico e si proiettava verso il nuovo mondo di cui noi siamo gli eredi e nel contempo, senza disquisire ulteriormente, non abbiamo ancora risolto i problemi autentici che ci si ripresentano in maniera così attuale e creano un’increspatura nel panorama della riflessione dove la poesia vera e non della “domenica”, dei boriosi dotti, si coniuga con l’ampia meditazione filosofica, come giustamente Heidegger ha fatto notare nelle sue pagine magistrali su Hölderlin e Nietzsche: li chiama infatti uno, il poeta filosofo il secondo, il filosofo poeta. Entrambi infatti costituiscono una pietra miliare non solo del patrimonio dei classici ma dell’umanità alle prese con i problemi dell’esistenza che si traducono in dolore, felicità, gioia, solitudine. La solitudine può essere creativa o come oggi, più spesso, non voluta: una emarginazione che la nostra società così detta democratica ci spinge in quanto obbediente al dettato utilitarista che sei in quanto produci.

Pertanto oggi come oggi un libro non vale in quanto scritto con coscienza ma perché riesce a vendere: la quantità, la reificazione, hanno preso il posto della qualità: hanno sabotato e sabotano con mezzi ultrasofisticati l’intimo che è in noi, che è parte integrante, discrimen, della “natura” umana, la quale è capace, unica nelle specie esistenti di seppellire i morti (inumare) di provare pietas e senso di dignità. Dal tempo dell’otium e della skolé classiche, dal tempo di Agostino si è passati al disumano time is money: utilitarismo esasperato che non tiene minimo conto della dignitas di noi come esseri che cerchiamo l’essere per elevarci al rango di stelle. Diceva Dante che noi non siamo stati creati per essere come bruti ma “ per seguir virtute e conoscenza”. Sono parole tali che muovono le fil rouge di tale silloge. Manfredi tenta di fermare il tempo che scorre: è un fluire eterno che toglie l’essenza delle cose e degli esseri in un libro, il suo primo, la sua decisione nasce non dalla boria dei dotti di vichiana memoria ma dall’esigenza di recuperare in questa epoca di crisi profonda non solo economica ma di valore il senso dell’iter di vita. È forse la logica matematica o la teoria della conoscenza che fan sì che noi siamo soddisfatti dentro? Nella nostra coscienza? Nel nostro fisico e morale? L’Autore risponde con un secco no sia alle dottrine neo liberiste sia alle varie sirene che popolano questa società traballante e in trasformazione, piena di falsi dogmi che inebetiscono, distogliendo l’uomo, il suo essere uomo dal suo , dalle sue esigenze autentiche. Manfredi tenta disperatamente di fermare l’essenza del “presente – passato” tramite non la lingua vigente oggi tipica del finanziere o dell’informatico ma della lingua come espressione dei sentimenti veri, inscalfibili che giacciono come magma in noi stessi, sono il nostro sostrato che è possibile: unica soluzione per recuperare l’humanitas che è presente in tutti ma spesso ce ne dimentichiamo. Sono gli affetti, il sentire dentro, che l’Autore rivaluta, che fa sì che siano gli unici a dare un senso alla vita prima del nulla eterno ci ingoi definitivamente. È la nostra fragilità di essere consapevoli di ciò che ci rende nobili per affrontare una esistenza che sia accompagnata e ricerca stessa dell’essere. Come folate di salmastro così noi respiriamo folate di affetti, leggendo queste prose e poesie. È qui il nucleo di tale raccolta che si dipana in una natura come evocativa, in una natura che è preservata e dorme sicura con un uomo che la protegge e convive con essa, sapendo che solo che è indivisibile il binomio natura – cultura . È il Manfredi che tra onomatopeie, allitterazione, ritmi musicali come ripetere un gioco infantile, ci dona in un dipanarsi tra reale e fantastico (fantasia deriva da phòs luce della mente), andando a cercare e sminuzzare il suo passato che diventa presente, memoria storica ed individuale, dolore e felicità che, come girasole, si apre al sole, captando ogni rifrazione di luce e creando un caleidoscopio di immagini dalle più tristi alle più felici. Dalla lirica a Bruno sino all’amore, passando Per il mio lavoro.

Esperienza dell’esperienze: toccare, tangere,con mano l’addio alla vita di molti dimenticati dopo un lungo lavoro. L’opera di Manfredi deve essere considerata nel suo insieme: un’evocazione di ciò che è stato e rimarrà dentro di noi come patrimonio di un’umanità che mai si è sopita: tramite le lacrime così eloquenti. Il microcosmo di Parentesi di vita lo facciamo nostro come è nostro il dolore e la gioia. Come dovrebbe essere nostra l’esperienza di vita che è unica e inimitabile in quanto propone sempre sofferenza e la sua catarsi: essere sempre noi e in noi. Ad Majora

 Enrico Marco Cipollini

 

Luciano Manfredi è al suo debutto editoriale. Da sempre aspira ad esprimere e condividere le sue idee tramite racconti e poesie toccanti (vedi lettera della sua professoressa Dr. Olga Mariotti). Con tali è stato premiato, però il suo desiderio impellente è di condividere le proprie emozioni provate durante il lavoro come Operatore Socio Sanitario presso la clinica dove è al contatto immediato con il dolore e la morte. Da lì la necessità di dare alle stampe la sua produzione, in quanto non si crede un poeta, ma pensa, veramente, che dalla sua penna nasca un’idea migliore e più umana dell’uomo, oggi più che mai, arso in deserti e periferie spirituali acidificanti che tolgono “dignitas” e la “pietas” in senso latino, che sono costituenti fondamentali per l’integrità morale e fisica dell’Uomo non come astratta idea, bensì dell’Uomo nella sua concretezza palpabile degli affetti e delle emozioni.

È comunque presente quale autore in «Pagine» e nella prestigiosa rivista livornese “La Ballata”, luglio 2014, consultabile Archivio di Stato G-153 premio Cultura Presidente del Consiglio e premio della Cultura, l’Autore ha in progetto opere di un certo rilievo ed impatto.

 

Titolo: Parentesi di vita

Poesie e racconti liberi

Autore: Luciano Manfredi

Genere: Poesia

Formato: (mm.) 202 x 130

Pagine: 104

 Prezzo: 10.90

ISBN – 978-88-6354-970-6

Link per acquisto:

http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=1167

http://www.libreriauniversitaria.it/parentesi-vita-poesie-racconti-liberi/libro/9788863549706

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