Paese di Antonia Izzi-Rufo: Recensione di Enrico Marco Cipollini

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(free web)

“Il Croco”,quaderni letterari,pubblica

 Paese di Antonia Izzi-Rufo (3^ premio Città di Pomezia 2013),Pomezia, Gennaio 2014,s.i.p.

Rileggo con estremo piacere una poetessa di vaglia qual è Antonia Izzi -Rufo in Paese, silloge prefata da Domenico Defelice. La sua poetica è pervasa da pensieri umbratili, un “dicere ” poetico che rispecchia la sua svolta dell’incedere umano dopo la morte del marito sebbene la Natura parli per lei. In tal modo le rimembranze portano seco il dolore che si fa acuto, tagliente, lacerante come in Addio Monti, e a conferma di quanto dicevo, l’ultima poesia (“Una Casa“) che chiude la silloge, la sua pena. Mi rifaccio a Itaca, la meta di ritorno del nostos della umanità intera (nostalgia infatti è composta da nostos-viaggio  ed algos,dolore), l’Odissea. Ulisse torna a Itaca ma è tale petrosa isola, dopo tanti anni, disavventure e avventure dell’animo, la stessa? Certo, nell’epos giuntoci, sì, ma personalmente credo, come ho potuto scrivere e ragionare con pacatezza, che Itaca non è che un topos mentale, perché approdati, dopo tanto faticare, ci si accorge che noi siamo mutati, che l’isola petrosa manca di affetti. Pertanto ci assale l’inquietudine, il dolore,  l’assenza (preciso il latino absentia da ab-sum con quell’ab che evidenzia il distacco dal sum): il nostro porto non è più tale, manca degli affetti che sono il sale della vita: non il sapere conta ma quella folata d’emozioni che tingono il mondo sono la vera ragione del nostro “essere -nel -mondo”, un essere-per-la morte”. E’ il momento quindi di andare, di dire addio, di rivolgersi ad altre regioni dell’essere. Antonia viaggia nel suo passato che diventa presente riaffiorante nella sua riflessione e nel suo redde rationem coscienziale e    s’appresta, sorpresa dal Tempo inclemente, che non concede sconti, a navigare Oltre. Le immagini di ciò che era il suo mondo si dipanano nella sua mente come un rosario dove la  Solitudine, la conditio essenziale ed ineliminabile della umana esistenza, riflette desideri e disillusioni, angoscia e dolore, indicibile nostalgia e reclinarsi in meditazione, in “religioso silenzio” sulla nostra condizione, sull’incedere della nostra vita che non si valuta sulla lunghezza degli anni bensì sull’intensità di come viene vissuta. Commovente  e vera tale poesia ti prende tutto lo spirito e la tristezza ti penetra nel midollo tutto. Una lettura che ci fa reclinare in noi legati da un simile destino, ma sebbene sanguinanti dentro, le regioni e le ragioni dell’essere ci illuminano la coscienza dell’«agere», sempre con dignità. La vorrei lasciare con Emily Dickinson la quale così scriveva:

Ha una sua solitudine lo spazio,/solitudine il mare/ e solitudine la morte-eppure/tutte queste sono folla /a confronto a quel punto così profondo/segretezza polare/che è un’ anima/al cospetto di se stessa/infinita finità(da Tutte le poesie, tr.it.Milano 1998,con un aggiustamento dello scrivente e corsivi).

Enrico Marco Cipollini

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4 commenti su “Paese di Antonia Izzi-Rufo: Recensione di Enrico Marco Cipollini

  1. Bellissima recenzione caro Enrico…come sempre colto e sensibile…ho avuto brividi…perché l’umanità è Una e se le vie sono diverse, l’amore è Patria…merci .

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  2. Questa tua recensione (ti ringrazio per averla condivisa) è limpida e raffinata nell’analisi e così partecipe da farmi desiderare di poter leggere la raccolta poetica. Sono con te per ciò che scrivi su Itaca e sul senso della vita, su quello in particolar modo. Il breve-lungo tempo che ci è concesso dello stare al mondo riconosce la sua misura sulla crescita che si opera dentro di noi nel rapporto con l’ Immenso in cui siamo immersi. Grazie Enrico Marco.

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  3. Una recensione che è prosa lirica , emozionante e intima quanto la poesia stessa. Un ” nostos” nel verso e nell ‘ animo della poetessa che è il viaggio universale , del genere umano.

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  4. La tristezza, la nostalgia, il distacco, il ricordo, la solitudine si toccano quasi con mano leggendo la tua recensione, così delicata, profonda e attenta alla sensibilità della signora Izzi Rufo e alla nostra fino nelle sue pieghe più nascoste. Lasciar andare la persona che si ama reclama un percorso ineludibile di dolore, la si vorrebbe trattenere, la vita non è più la stessa, l’anima è lacerata e i mometi vissuti insieme assalgono la mente. Penso a questo libro come ad una preghiera che dia conforto ad Antonia donandole la via e la luce per un viaggio nuovo, in solitudine ma mai sola.

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