“Carmine Manzi, le radici dell’anima” – recensione di Enrico Marco Cipollini

“Carmine Manzi, le radici dell’anima”

Antonio Sorrentino

recensione

Prof. Enrico Marco Cipollini

Prima d’addentrarmi in un “excursus” su tale libro, devo premettere chi era Carmine Manzi.

Ci sono persone che, pur conoscendole, non ti lasciano nulla o poco. Non senti proprio la mancanza della loro esistenza o meno e purtroppo sono la maggior parte. Di questa schiera di anonimi d’affetti non fa parte Manzi. Sindaco stimato di Mercato San Severino, una realtà diversa del Sud, una realtà virtuosa e positiva per ciò che io possa sapere, anche oggi leggendo riviste e giornali di questa nostra Italia, aveva una fede nei suoi ideali che così  possono esser riassunti, dignitas. Con questo, in un panorama desertificante che caratterizza il nostro paese, potrei dire di aver conchiuso e detto tutto ciò che c’era da esplicitare ma data la reificazione dell’uomo d’oggi, la sua banalizzazione, la sua estrema superficialità, devo spendere alcune parole chiarificatrici per non essere frainteso e senza esclamare il solito ma veritiero detto, mala tempora currunt. Chi era Carmine Manzi? E’ la domanda che riaffora anche nel libro in questione: sì poeta e scrittore come ottimo organizzatore ma soprattutto ciò che voleva essere: un coscienzioso uomo di cultura. La sua olivetti dall’Eremo Italico rispondeva alle mie lettere :epistolario(credo ancora conservate con la sua consueta cura dalla figlia Anna) scritte in una grafia terribile come è la mia: lui credente, io ateo. Ma ciò non ci ha impedito di riempire una mezza biblioteca di epistole piene del nostro sentire,del nostro intendere. Io ho recensito le sue opere,lui le mie con spirito scevro da pregiudizi,anzi ; più punti in comune ci univano nostante indirizzi diversi. Era la stima che ci legava e ci teneva uniti, mai nessuna piaggeria. Era il riconoscersi, sebbene impostati ideologicamente diversamente, miranti ad uno stesso scopo; era rispettarci per la intelligenza e preparazione, le quali mai devono esser disgiunte. Da qui nasce non solo il rispetto per la dignità di idee ma soprattutto si crea un “tappeto”, un sostrato di intese da cui sorge oltre al senso di stima, legami affettivi. Il nostro ridere amaro sui poeti della domenica,il nostro scambio proficuo di idee , di gioie e di amarezze. Il riconoscerci diversi in opinioni ma discuterne e legarci anche affettivamente oltreché culturalmente è il primo ma fondamentale passo per una dialettica aperta, senza pregiudiziali, che ci ha unito. L’ultima sua lettera: mi scrisse che la rivista doveva andare in stampa e del “suo” premio Paestum per la narrativa e poesia ,una sua creatura che ininterrottamente va avanti dagli anni cinquanta del secolo scorso,laureando nomi noti del panorama culturale. Insignito del Sigillo d’oro dell’università salernitana(alcune tesi di laurea sono state discusse sulla sua opera) e di altre onorificenze(Cavaliere di Gran Croce della Repubblica e 7 volte premio della Cultura) teneva maggiormente al suo lavoro intellettuale e in particolare alle vicende vissute nella seconda guerra mondiale che vedo non ricordato in tale opera a lui dedicata, carriera lunga e difficile iniziata con la silloge poetica Parve Faville del 1938 .Maggiori delucidazioni le troverà il lettore nel libro di Sorrentino che risponde al ” promissio boni viri obligatio”. Un libro sponsorizzato dall’attuale sindaco di Mercato S. Severino., libro che a me pare,conoscendo l’argomento trattato,dato per scontato e non analitico al mille x mille ma il mio è giudizio di parte e non si mette nei panni del lettore. Un pregio meritevole del Sorrentino? Aver evidenziato il massimo che stava a  cuore a Manzi, gli affetti. Su altri aspetti avrei insistito maggiormente (pars critica e autori citati) ma è un buon compendio. All’amico, sebbene gli anni che ci separavano, Carmine Manzi, un «ave atque vale» che so avrebbe gradito. Dignità e Lealtà sempre in un mondo degradato, in una periferia dello spirito corrotto dal meretricio e mercimonio continuati dovuto anche ad una”profondità” da pozzanghera di una pioggia estiva dove il”valeo” è in piena crisi.

Enrico Marco Cipollini

Antonio Sorrentino,Carmine Manzi,Le radici dell’anima, Gutenberg ed, Fisciano, 2013,pp.314,s.i.p

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8 commenti su ““Carmine Manzi, le radici dell’anima” – recensione di Enrico Marco Cipollini

  1. Non conosco (nel senso artistico soprattutto) C.Manzi, ma dalla tua recensione, deduco Enrico (conoscendoti) che non tutti gli atei sono uguali come pure i credenti non sono tutti uguali. Quelli che riescono a dialogare e confrontarsi nel rispetto reciproco hanno in comune il rigore e l’onestà intellettuale, dialogo che produce cultura, insostituibile ricchezza e peculiarità dell’Uomo. Rossella D’Alba

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  2. Grazie a Enrico M. per aver condiviso questa recensione sul libro scritto da Sorrentino. E soprattutto di aver inserito notizie dei suoi rapporti personali con Manzi. Credo sarebbe interessantissimo leggere l’epistolario intercorso… oggi è difficile scriversi e scambiarsi idee e opinioni, discutere ed elaborare tramite lettere, e così non resterà molto ai posteri di quella cultura in tale modo espressa. E’ verissimo che coloro che “negano” il dialogo non contribuiscono in alcun modo alla “crescita” reciproca e a quella del mondo in generale… mi auguro che ci siano ancora molte persone che, come Enrico Marco e Manzi, si confrontano sui temi della vita e ci lascino esempi di grande valore intellettuale e culturale. Italo Zingoni.

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  3. Come sempre grande recensione e belle parole per ricordare qualcuno che ha lasciato un segno nella cultura della letteratura italiana. Non ho letto nulla del letterato Carmine Manzi, ma ho letto ciò che ha fatto, fondato, divulgato in onore del suo grande credo.
    Non dico altro, ma mi piace questo detto :
    «Verae amicitiae sempiternae sunt» (Cicerone, De amicitia)
    … e questo si sente nel profondo della vostra: amicizia epistolare, letteraria, culturale.
    Grazie.
    Fernanda Besagno

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  4. Omaggio doveroso di stima e nostalgia ad un amico che con dialettica e intelligenza ha saputo arricchire il mondo di profondità e dignità. Si percepisce tutta la nostalgia della sua mancanza ma altrettando e forse ancora più incisiva la memoria di una bellissima amicizia. L’eternità di voi resterà nel ricordo di chi sopravvive. Grazie della bellissima lettura.

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  5. Caro Enrico, non è semplice commentare una recensione ad un libro non letto, ma sai che di te mi fido. E’ una vera “meraviglia”, soprattutto in tempi in cui si è nemici e non avversari, nelle idee e nei valori, leggere di un’amicizia e di una stima così protratte nel tempo, di un confronto sincero, aperto, dialettico, senza finzioni o censure, così come fanno persone di spessore ideale e culturale. L’amicizia e la stima che ognuno desidera. E la dignità che sembra parola sconosciuta, dimenticata, clandestina sbarcata sulle coste di un principio profondamente sentito, è un valore anche a me caro. Sono onorata di aver partecipato al Premio Paestum promosso da Carmine Manzi e di rinnovare la mia presenza. Sento il ticchiettio della Olivetti ( lettera 42? ). Federica Bonzi

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  6. Concordo con il pensiero espresso da ognuno di voi, ma riflettevo su quanto ha scritto Italo Zingoni, “oggi è difficile scriversi e scambiarsi idee e opinioni, discutere ed elaborare tramite lettere, e così non resterà molto ai posteri di quella cultura in tale modo espressa.” Nell’era digitale forse è difficile conservare, come poteva avvenire con l’ormai obsoleta epistola, suggerirei quindi, a chi ha la fortuna di beneficiare di uno scambio come quello intercorso fra Enrico e il Manzi, di custodire e stampare tutto quanto può essere arricchente per chi verrà dopo. Rossella D’Alba

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