“L’Autore del mese” – Ella Clafiria Grimaldi

Marzo 2013

“L’Autore del mese”

foto poesia

Ella Clafiria Grimaldi

Pugliese, vivo e lavoro a Roma come medico fisiatra. Scrivo poesie per hobby, amo l’arte tutta, impegnata spesso nel sociale, mi ritengo una donna solare e ottimista, tenera nei sentimenti, forse un po’ troppo sognatrice in una società di pratici. I miei valori assoluti per antonomasia sono: l’amore . la giustizia la fratellanza tra i popoli. Animalista, contraria ad ogni forma di discriminazione, rispettosa della natura. Credo in Dio.

Credo nelle grandi potenzialità della scrittura. Scrivere aiuta a “tirar fuori” e un po’ a costruirsi ed  a ricostruirsi. È un restituire e condividere emozioni, realizza un percorso dell’anima, diventa esplorazione nella giungla chiamata vita, e mentre mi leggo e correggo aiuto me stessa a diventare migliore … per aiutare gli altri. Ho sentito un impulso improvviso in un giorno qualunque ed ho iniziato a scrivere.

La poesia è la rappresentazione-presentazione di se stesse, di un percorso, il counseling, quel dialogo non solo interiore  ma anche con il mondo, la ricerca della verità, una richiesta di aiuto, una domanda d’amore,  la mia terapia, una mano tesa verso il prossimo.

Dicono di me:

Persona di umanità pregnante, impegnata eticamente e civilmente, cristianamente fondata, pregevole sul piano della sensibilità sociale, delle tendenze artistiche,  ben disposta alle iniziative di animazione e convivialità umanizzante.

Un fuoco, una passione, un amore!
Quell’amore cercato nei giorni di malinconia, in se stessa, nella vita, nella sua terra, nel suo lavoro    quell’amore “cercato tra le cose che si possono dare per amore”
La sua poesia è come le sfaccettature di un prisma colorato che ben conosce il dolore, la tempesta, ma li filtra e li trasforma in un girotondo di colori.

Dal 2011 è presente su quattro raccolte poetiche :

“Raccontami una storia storie di donne”  a cura di RosaAnna Pironti. Editore. Stampa Lulu.com. 2011.

Su “Poeticamente” una raccolta di poesie a cura di RosaAnna Pironti. Editore 2011.

“Una poesia per l’arte “ a cura di Ella Grimaldi e autori vari Pironti editore.2012.

“I suoni dell’anima” Pironti editore.

Dicembre 2012 esce  il primo libro “Questo mio sentire” una raccolta di poesie a carattere autobiografico.

LA DANZATRICE TRISTE di Ella Grimaldi

Combatto me stessa,

fiacca.

Triste scruto il girotondo in festa,

un velo di malinconia mi avvolge mesta.

Combatto me stessa perchè

amo me stessa

fiuto l’ardore

devo tornare a danzare.

“Combatto me stessa poiché amo me stessa!”. Sembra una contraddizione invece non lo è…2000 anni fa un grande uomo ci insegnò ad amare il prossimo come se stessi; quindi, ciò presuppone che prima si sia capace di amare se stessi, e solo dopo, provare ad amare il prossimo. Perché si combatte se stessi per amarsi? Ma proprio perché se uno vuole amarsi veramente deve combattere quella parte di noi che si oppone alla realizzazione di questo progetto-sentimento che ci farà elevare alla piena consapevolezza dell’essere. Una sofferenza profonda,meditata e consapevole, un dolore che tracima ribellione serena a metà tra l’accettazione e la rabbia .. come il mito di Sisifo.

Ella Grimaldi

Il desiderio di non farsi sopraffare dalle difficoltà e il dover combattere contro se stesse è un sentire molto diffuso fra le donne ed Antonella lo ha espresso in una sintesi perfetta.

(Rosa Pironti)

La ballerina e’ a terra,con grazia;è un fiore che spunta dall’abito di scena,un fiore che ha reclinato la splendida corolla ;si guarda intorno: è buio. La metafora eterna di noi donne,”bardate” di forza e leggiadria,fingiamo passi di danza che comprendano momenti di stasi,per riposare. Amiamoci un tanto in più,suggerisce Ella per poter portare a termine la nostra danza,gioiosamente. Danziamo solo se lo vogliamo,danziamo per noi stesse. Usciamo nella luce e salviamoci la vita.

Adele Cusanelli

Quante volte ci troviamo in questa situazione…

 e altrettante volte…
“fiutiamo l’ardore
e torniamo a danzare….”..
quanta vita, quanta fatica..

ma quanta forza c’è nell’anima di queste donne..
indomabili…
pochi versi che contengono un mondo, una vita, un’anima

(Anonimo)

Combattere se stesse riconoscendo i propri limiti le fragilità spesso diventa un percorso di consapevolezza critica e di recupero della propria autostima, amare se stesse per amare poi meglio il mondo.

(Anonimo)

La Vita è come una ballerina in punta di piedi,il gesso le ferisce i piedi, ma non la determinazione,
la voglia di ballare, la voglia di dimostrare al mondo i suoi sentimenti,quei sentimenti, che l’hanno portata a danzare…
non è indossare quelle scarpette rosa,
quel tutù tanto sognato,
che fa di te una ballerina,
ma per danzare devi indossare la tua anima,
ricercare il sentimento dentro te.

(Maria Pina Belfiore).

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“Sei note di Pentagramma” di Franco Leonetti a Torino: le impressioni di Mary Spinetoli

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22 marzo 2013, ore 19…Palazzo ” Ceriana Mayneri” – Torino

 …un palazzo storico nel centro di Torino….sede dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte…con una scalinata mozzafiato e un’arredamento d’epoca sparso qua e là…ecco la cornice giusta per la presentazione di “Sei note di Pentagramma” del giornalista-scrittore Franco Leonetti…ore 19…tutto è pronto…la piccola ma accogliente sala al primo piano ci contiene tutti…famigliari,amici,colleghi di Forza Juve ed io,amica di Franco….Un clima assorto ma leggiadro ascolta le parole introduttive dell’autore che ci presenta i suoi relatori:Ezio Ercole, Vice-presidente dell’ Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Antonella Ronzulli, Vice-direttore di “Lettere Animate Editore”…E’ un crescendo di emozioni…e, lasciatemelo dire, di soddisfazione personale sentire acclamare lo stile ed i contenuti del libro da persone cosi preparate..Il Dr.Ercole incanta con la sua preparazione culturale senza mai rendere pesante il suo discorso…Anche alcuni presenti intervengono con domande…le stesse che avevo pensato io…e la cosa che mi ha fatto sorridere compiaciuta sono stati i commenti in diretta…tutti i lettori hanno provato le stesse emozioni,sensazioni….quel libro ti porta a vivere le situazioni,cosi diverse ma cosi realistiche.ad una ad una,come se fossi presente,spettatore non visto…ti sembra di conoscere il protagonista da sempre…di amarlo o di detestarlo…Ho trovato molto emozionante la lettura della poesia, dedicata da Franco alla sua mamma, da parte di Alberto Giovannini, poeta ed attore teatrale….emozione che ha trasfigurato per qualche istante anche il viso dell’autore,sempre impeccabile e sicuro nel suo portamento..La lettura finale della descrizione di un personaggio viscido,tratta dal libro, fatta dal poeta è stato un momento di viva sinergia…Bellissima!!!…e poi cosa dire della dolce Antonella Ronzulli…poetessa e donna molto forte,dai sentimenti molto profondi…Emozionata quanto basta, ha saputo far trasparire la sua sincera ammirazione per l’opera di Franco…Un evento mai pesante…interessante e positivo…che deve invogliare chi ancora non avesse letto “Sei note di Pentagramma” a farlo..aspettando con ansia e curiosità,molto grande da parte mia,l’uscita in ristampa del primo romanzo “Linea d’Ossigeno” che avverrà a breve..Un grande e sincero ringraziamento a Franco Leonetti per l’invito; ho potuto vivere in diretta un evento al quale tenevo molto…Ne valeva la pena…

Mary Spinetoli

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presentazione franco torino 22-03-2013

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” – Recensione a cura di Lorenzo Spurio

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima”

di

Annamaria Pecoraro (Dulcinea)

Recensione di Lorenzo Spurio

Tra strade da percorrere,

ascoltando ancora,

con energia il cuore, correre,

con in tasca, l’autenticità.

(Da “Liberamente Viva”, p. 50)

La prima cosa che va detta è che la poesia di Dulcinea, pseudonimo di Annamaria Pecoraro, è pervasa da immagini edeniche e suadenti dalle quali si esaltano valori importanti (si noti, ad esempio i continui e mai banali riferimenti alla religione cristiana) e ancor più ai sentimenti puri: amore, amicizia, ma non solo. La poetessa è un’anima sensibile che non può far a meno di tracciare sulla carta quello che vive, quello che spera o, addirittura, quello che teme. Non si censura mai, non ci sono limiti a questa poetica che, infatti, non conosce ostacoli né zone d’ombra. La poetessa con un linguaggio pacato e dolce permette al lettore di imboccare un percorso in territori quasi mitici per il loro essere talmente pacificanti e godibili, in un mondo come il nostro dove, invece, domina la frenesia e l’invidia o quello che la poetessa definisce “un mondo/ dove l’ipocrisia avvolge”, in “Diversi e complementari”, p. 46).

Di contro a rimandi al cattolicesimo come “Sguardo nella croce” risultata finalista nel 2010 alla II Edizione del Premio Vivarium ad Honorem di Giovanni Paolo II o alla citazione iniziale di Madre Teresa, in altre poesie si respira, invece, un senso d’apertura e sospensione, quasi d’incertezza e d’ineludibilità, convogliate e personificate nella figura del destino: un destino visto come futuro incerto, come ipotesi o dubbio, mai come tragico, inesorabile e beffardo. Ed è anche in questo che mi sento di dire con una certa sicurezza che la silloge non conosce tristezza e dolore, nel senso esteso del termine; ci sono la malinconia, l’oblio, le false speranze, il ricordo amaro, la nostalgia, le lacrime, ma tutto è volto poi sempre alla “ri-scoperta” del sé, alla rivalutazione di sé e del rapporto con il mondo: ecco il significato delle “lacrime raccolte/ trasformate in diamanti” (in “Anima mia”, p. 57). Ogni sofferenza, ogni momento traumatico, anche se non verrà mai cancellato, verrà però mitigato e addolcito, tanto che il ricordo non sarà mai talmente doloroso da tentare il rifuto. E questo è sinonimo di amore, di amore verso il tempo (“Non chiedere il perché/ ogni singolo granello scorre,/ con il suo tempo, nella clessidra della vita”, in “Milonga dell’Angel”, p. 66), che solitamente viene visto, invece, come nemico numero uno, ed amore verso se stessa. Perché, com’è noto, per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Non si tratta di una frivola banalità, ma di una realtà concreta.

L’amore è presente in ogni lirica, o meglio bisognerebbe dire in ogni strofa, se non addirittura in ogni verso, ma è un amore eterogeneo e che non si riferisce solamente all’amato e quindi a un amore di coppia, a un amore che fa riferimento a un rapporto totalizzante tra gli amanti vissuto però come ringraziamento a Dio, ma molte liriche trattano dell’amore verso l’altro, qualsiasi sia l’altro, con un’evidente animo filantropico e solidaristico (“Non ti ho cercato/ e sei arrivato”, in “Fratello”, p. 44) che è proprio della stessa scrittrice. Chi ha avuto modo di conoscerla sarà infatti concorde con me in questo pensiero. L’amore di Dulcinea è l’amore verso l’amore, ossia verso tutto quello che nel mondo è causa e prodotto dell’autenticità e della bontà del genere umano. Ed è per questo che c’è sempre un richiamo all’unità, alla condivisione, all’apertura, al confronto, al saper “condividere” esperienze comuni, anche quando per carattere e sensibilità si è diversi:

 

Strade diverse,

possono insieme camminare,

anche quando il dubbio sconvolge?

Anche quando i tempi,

spingono avversi?

(in “Diversi e complementari”, p. 46)

Si potrebbe pensare, allora, che la silloge condivida una impostazione utopistica, che fa cioè delle “buone cose” una esaltazione ridondante che, ahimé, non corrisponde alla realtà contemporanea nella quale siamo chiamati a vivere. Ma sostenere qualcosa del genere significherebbe sbagliarsi di grosso e soprattutto non comprendere il vero animo della poetessa: Dulcinea, infatti, ricerca la bontà proprio nella semplicità, nei piccoli gesti che, apparentemente effimeri, ricoprono invece valore. Ed è qui la ricchezza, non tanto contenutistica, ma sensoriale che la poetessa è in grado di trasmettere, come nella bellissima “Rose rosse” dove sì il fiore è connotato per la sua bellezza, per i petali ed i boccioli, ma è allo stesso tempo il “luogo” dove nascono spine. Immagine semplice, ma che fa riflettere. E in questo percorso di “ri-scoperta” che la poetessa ci invita a fare sono di grande importanza le foto che, pur essendo in bianco e nero, arricchiscono l’intera silloge.

Degna di nota anche le composizione scritta a quattro mani con la poetessa Antonella Ronzulli, i commenti critici di validi scrittori tra cui Luciano Somma e Michela Zanarella, solo per citarne alcuni, e le varie liriche tradotte anche in altre lingue, segno evidente che la poesia di Dulcinea sia ampiamente apprezzata, non solo nel Belpaese, ma che deve essere tradotta, tramandata e ricreata abbattendo ostacoli o frontiere di ciascun tipo.

Una poesia talmente potente rende merito davvero a questo genere che in molti vogliono “morto” o “abusato”. Annamaria non gioca con le parole, le dispone una dietro all’altra come lente pennellate di un pittore.

Il risultato è notevole: ne fuoriescono immagini profumate e indelebili.

Ho letto, ogni tuo frammento di vita,

ho toccato, le tue stelle con il dito.

Ho visto i tuoi desideri, poiché erano anche i miei.

(in “Anima mia”, p. 57)

LORENZO SPURIO

(scrittore, critico-recensionista)

Jesi, 23-03-2013

Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima

di Dulcinea (Annamaria Pecoraro)

Lettere Animate Editore, Martina Franca (Ta), 2012

ISBN: 9788897801467

Pagine: 178

Costo: 12€

http://www.lettereanimate.com/eshop/index.php?route=product/product&path=59&product_id=93

PASSI copertina

ANNAMARIA PECORARO, in arte Dulcinea, è nata nel 1981. Poetessa e collaboratrice per riviste cartacee e online e per diverse radio italiane ed estere, collabora anche con “Domus Aurea Magazine” di Laura Stradaroli, la rivista “Euterpe” diretta da Lorenzo Spurio e la rivista “Lu Papanzicu” di Filippo Cassaro. Giurata in concorsi di poesia, ha ricevuto numerose menzioni nazionali e internazionali. E’ presente in varie antologie poetiche ed è co-autrice di testi e di canzoni protetti in Siae con il cantautore siciliano Paolo Filippi.

“Giornata Mondiale della Poesia” – 2013

“Giornata Mondiale della Poesia”

21 marzo 2013

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“L’amaro amore”

Ricordi la neve di luglio?

Lo stupore era per le tue guance rosse,

nel freddo caldo di un istante

Poi niente più.

Come la luce di una stella,

il tempo di una notte.

Mario Di Nicola © diritti riservati

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“Cercati”

Se sei sincero puoi fissare negli occhi

Se sei onesto puoi guardarti allo specchio

Se sei limpido non hai bisogno di nasconderti

Se così non è…  cerca te stesso.

Antonella Ronzulli © diritti riservati

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Un ringraziamento speciale al Prof. Enrico Marco Cipollini

che ha inaugurato l’evento con la poesia di

Stephen Littleword ©

“Un abbraccio è tutto

 o forse niente

 So solo che il pensiero

 del tuo corpo sul mio

 dà luce ai miei pensieri”

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“Le vostre poesie”

evento Facebook

1 – L’indugio (e qualche certezza) – Marco Fabbri

Rifletto sull’indugio dei miei passi

Che è sempre troppo lento;

E sull’indugio dei miei pensieri,

Che è sempre più veloce;

Almeno dei miei passi,

E mi dico, per fortuna,

Perché mi danno sicurezza

E non incertezza:

E in tutto ciò mi vien da trovare

Fonte d’ispirazione.

E una di queste sei di certo tu!

Perché per me rappresenti

Quel che si può fare.

E quindi i miei passi

Pian piano

Rompono gli indugi

E se ne vanno

Verso orizzonti e lidi più tranquilli

E più forti di prima.

Perché cambiar si può

E tutto diventa più facile;

E l’indugio si trasforma

In momento di riflessione

Dove ogni cosa

Seppur non ci si creda,

Diventa possibile!!!

2 – Soggetti smarriti –  Antonella Orlandini

 Temo di essermi persa,

di sicuro ho perso il mio io,

poi ho perso anche il tuo, di io…

Ti sei perso anche tu,

hai perso l’io tuo

insieme al mio.

Ci siamo smarriti insieme,

tu ed io, il mio e il tuo io,

il nostro io, noi…

confusi da sempre,

confusi per sempre.

Tanto persi da perdersi

e mai più ritrovarsi…

3 – Donne – Alba Saiu 

Preferiamo tornare indietro

piuttosto che andare avanti

scegliamo di vivere di ricordi

qualche volta di rimpianti…

Alcuni, fanno male ugualmente

e occhi lucidi a specchiarsi

in una luna che non ci appartiene…

Desideriamo amare

e non importa se non siamo ricambiate

Noi amiamo a prescindere…

4 – Sognate – Fabio Gagliardi

SUBLIMATE la vostra notte

sognando di AMARVI

ed al risveglio

ricordate

e continuate

a sognare

5 – Tempesta solare – Gianfranco Isetta

Non si colora sul mio volto

l’impronta chiara dei tuoi occhi

ed il sereno che ritorna

non ha illusioni da donarci

Il tono vacuo attende scampo

da un tempo chiesto luminoso

ed ecco il sole già raggruma

nelle pozzanghere di luna

6 – Memorie – Cristina Biolcati

Memorie cedono al vento

che le conduce lontano.

Si aggrappano a trattenere la scia

del tempo che fugge.

Scorrono lente davanti

agli occhi opachi di chi

non le può più vedere.

Rivivono nei sogni inconsci

di coloro che le hanno respirate.

Per poi perdersi tra le

preghiere stanche di chi non

riconosce più un domani.

7 – Luigi Tenco  – Eugenio Nascimbeni

Cantore sensibile e ispirato

delle umane sofferenze.

Poeta colto e raffinato

dall’aspetto un po’ dimesso.

Regala liriche tormentate

e struggenti, mai banali

sui palpiti del cuore

ineluttabili ed eterni

contro i quali ci si arrende

Mi sono innamorato di te.

Sempre combattivo contro

le falsità ed il bigottismo

Cara maestra

scomodo quando canta

di soldati morti

o di falliti angosciati.

In pieno boom economico

non c’è spazio per chi si oppone

all’ipocrisia dilagante.

Boicottato

dai tagli impietosi del censore

dedica i suoi anni migliori

alla musica popolare.

Sempre osteggiato

e guardato con sospetto

finisce nella lista nera.

È un tipo pericoloso

un dissociato

un sovversivo

uno che sorride di rado.

Nella città dei fiori

la giostra delle emozioni

da un tanto al chilo

comincia i suoi giri vorticosi.

La vita è bella

profuma di essenze e speranze

di rime baciate, vuote, omologate

nessuno si accorge della sua

sofferta esibizione.

Chioma leonina

volto contratto da una smorfia

occhi chiusi

intensità dei gesti

e di quelle braccia e mani

protese verso il nulla che lo circonda.

Ciao amore ciao.

Notte di silenzi

lugubri ed ossessionanti

all’Hotel Savoy, stanza 219

lo sparo non lo sente nessuno.

Qualcuno crede davvero

che si sia immolato

per essere stato fatto fuori

da Io, tu e le rose.

La giostra continua a girare

in un’atmosfera surreale

dentro cui le lacrime sono assenti

persino nei commenti

di dotti giornalisti

che citano poeti

La morte si sconta vivendo.

Nessuno si azzardi

a partorire teorie assurde

e fantasiose ricostruzioni

“E’ un suicido, un suicidio

Al di là di ogni ragionevole dubbio”

si affrettano a far sapere.

Nella notte dei segreti e dei silenzi

esce di scena

chi ha voluto sempre bene

al pubblico italiano.

8 – Poesia, per te… – Italo Zingoni

Poesia, per te si spazia

verso una strana decomposizione

che non sazia l’estremo tentativo

di dare forza ad una inutile illusione,

seguiamo già l’imperativo

di usare nuda la parola e intatta

al suono della sua definizione,

forse per questo è meno cruda

la realtà che ci sovrasta almeno

quanto una spada sulla testa.

Poesia, per te si resta

distratti nel mezzo di una strada

in cerca di una soluzione amara

che non ci soddisfa mai, comunque vada.

(Tratta da  Modernità – 2011 -ONIRICA EDIZIONI)

9 – La tonalità dell’incanto – Irina Elena Petrescu

Il mio desiderarti è più acuto di giorno
per poi urlare ogni notte
strappando quiete alla vita ! … Al di la dello specchio siamo insieme
e su questo letto chino la fatica del volerti !
Dicono che non è mai tardi ,
mi illudo con questo detto beffardo ,
cederò al sonno dopo mille illusioni .
Vorrei regalarti la pace su ogni necessità
affrontando da sola questa tempesta
di fine d’età e di cielo .
Tradirei ora queste regole insane
queste colpe …
alzerei l’Universo in piedi
per accucciarlo al tuo volere !

10 – Incontro – Franco Galliani

Il clamore perdente

dei tuoi occhi,

perduto io,

si stempera nella schiuma

di mare del tuo sorriso.

Ed è rumore di mare

il suono

intorno alle nostre parole.

In cielo,

una luna leggera indugia

per tenerci ancora sospesi

11 – E vedevo il mare che moriva – Marco Moraschi

E vedevo il mare che moriva

dalla mia terrazza sul deserto,

ma la voce dei poeti ch’io sentiva

galleggiare sì leggiera nell’etere universo.

Dei sogni mio teatro e candido mio lido

m’avvolgea sì la notte nell’ultimo suo grido,

filtrava per le stelle rugiada di sapienza

di cui colsi quel dì, ne imago ne essenza.

12 – Primavera – Luca Masala 

Alba di vita

piccolo sole che esplode negli occhi

ogni volta che vi guardo, figli miei,

un giorno di musica e luce

da vivere per sempre

mentre la bella giostra del mondo

compie ancora il suo giro

e solo per noi

13 – Piove – Rita Veloce 

Piove….

Sugli ulivi, argentei riflessi,

e pruni selvaggi e peschi;

nella verde e fertile terra,

si dissetano giovani fiori .

Piove….

Pettirossi, tra teneri germogli,

intonano canti e danze d’amore;

impavidi, le piume spiegano al vento.

Piove….

Nulla tace, ma non s’ode che quiete;

Anche il timido sole nell’umido cielo,

delicato scalda le gioiose creature.

Piove….

Tutto è respiro d’armonia del creato

e un dolce sorriso d’assenso,

inonda di luce l’animo e il cuore.

(tratta dal libro: I COLORI DEL VENTO di ©Rita Veloce)

14 – Sete di poeta – Lorenzo Pais

Nella mente l’immagine rosa,

un’intenzione si fa prosa,

forse ti proporrò qualcosa

per scuoterti dal tuo immobilismo,

incurante di qualsiasi pessimismo.

Come teste vuote senza senso,

tra un “m’illumino d’immenso”

un “ei fu” ed “una nebbia che sale..”

un universo di pensieri mai casuale.

Avvolto da irrefrenabile desiderio

ti costringi solo ad esser serio,

per non scatenare un putiferio.

Nella sete che ti arde la gola,

come tanti bambini a scuola,

avvolto da leggere lenzuola,

concepisci la nuova figliola.

Sete di scritti e di parole,

o nascita del nuovo sole,

sete di poeta,

dell’antichità, del passato,

dell’oggi e del domani,

come note di un violino

sproloqui dal mio pennino,

poeti, a voi m’inchino

dalla sera al mattino.

15 – Sole Ferito – Rosanna Affronte

Il tintinnio della pioggia palpita

ammalianti emozioni crepuscolari,

una sorgente di perle decora il cammino

colme di aneliti le ore invernali

tracimano in lontane dimore,

rimasugli di parole dislocano

sotto un canto di stelle,

corse per raggiungere un alito di vento

e appendere i colori del tramonto

e poi fermarsi per ascoltare

il pianto di un sole ferito.

16 – Finalmente liberi! – Maria Teresa  

Spezzate le catene che ci

tenevano avvinti,

prostrato il nemico

che ci ha ucciso i figli,

i mariti,i nostri giovani

balzosi alla vita,

desiderosi di pace,di quieto

vivere, di libertà…

Fugge il nemico arreso

al coraggio dei fiori più

belli della nostra patria,

coraggiosi e impavidi

affrontando impari lotta

con coraggio,

caduti, rosso il petto

del sangue innocente degli eroi,

sui campi urlanti dolore,

senza profumi ,senza fiori,

al cielo gli occhi imploranti,

serrate le mani ai ricordi,

il cuore fermo …

Grazie al vostro sacrificio,

grazie al vostro coraggio,

grazie all’amore immenso

di Patria

GRAZIE, eroi, che ci avete resi:

FINALMENTE LIBERI!

17 – E quando troppo mi mancavi – Elisabetta O’Malley Vassena

Riempivo il vuoto

di te,

occupando gli spazi

e la mente

con mille inutili cose.

Alla fine,

sfinita,

ascoltavo il silenzio

e quando troppo

mi mancavi,

sognavo.

Sentivo la tua voce

e le tue mani …

mi raccontavi poesie.

18 – Il futuro – Lia Tommi  

Ho varcato

la porta socchiusa

e mi sono lasciata

indietro

la stanza buia

e il ritmo

del tic tac

dell’orologio.

E oltre era solo

un immesnso campo

di girasoli

che mi sorridevano

puntando verso di me

il loro volto tondo e giallino

e mi salutavano

ondeggiando al vento.

19 – Assenza – Nicola Mazzilli  

nelle tue descrizioni/di solito pungi

mai da cogliere/togliere la spina nel fianco

tu la mia rosa

io punto/sono andato via

mi permane la tua essenza

amore/dolore

20 – Teatro – Daniele Campanari

Volano aerei di carta

tra le panche in legno

del marrone come la terra

che sta per accogliere i frutti.

Vola una musica

che raggiunge la nascita

che abbraccia la lontananza

che rinasce delle volte

quante il rosso delle tende

batte docile al suono dell’applauso.

Il pubblico ha scelto:

non scavalca l’immaginaria linea,

non s’avvede della recita

ma vede, tutto,

e ride

e piange

e grida

l’emozione sull’inchino.

21 – Pensieri – Carla Staffieri 

lascia scorrere i tuoi pensieri come quell’acqua

come le calme onde di questo lato pulito del mare

fluidi come vasi sanguigni che non fermano la corsa

scivolati da balaustre di pietra delle tue consuetudini

tenacemente impresse in mentali sculture di marmo

lei se n’è andata seguendo un volo di gabbiano

le tue mani ne seguono la traiettoria ma non la fermano

lasciala andare, non s’imbrigliano anime libere

passano lievi e imperturbabili attraverso le reti

in equilibrio stabile che produce felicità d’amare

il sole si tuffa nell’infuocato mare e filtra la sua scia

fra le colonnine del tempo d’ogni giorno che muore

riflessioni sulla vita dettate dal cuore aspettano la notte

a lenire ferite con i suoi freschi abbracci di vento e carezze

dolci di nuvole , nubi di fumo d’incendio spento d’amore

22 – Risveglio – Laura Salvatori 

…si rincorron veloci

nell’azzurro del cielo

riempion l’aere

di trilli e gorgheggi…

le nuvole rosa del pesco fiorito

richiaman a frotte

insetti ronzanti…

timido affiora

il filo d’erba smaltata…

le siepi ch’eran nude

han messo un nuovo vestito…

riscaldandosi al sole,

il mare lontano

fa da cornice

maestosa e cangiante…

madre Natura,

incurante dell’umane vicende,

rinnova superba

l’immutabile

eterno miracolo…

23 – Poeta – Anna Bonarrigo 

Ti chiamano poeta

le tue parole

sono fluido elegante

che echeggia suoni

nel silenzio della vita.

Ed eccoti a parlarmi ancora,

ad offrirmi un bicchiere d’anima,

a sferrare colpi su colpi

nelle piaghe nascoste,

ed eccoti con mani leggere

ad accarzzarmi il viso,

a donarmi il tuo respiro,

a mischiarlo al mio.

24 – Donna tremante – Marco Moraschi

Donna tremante nel cuore è la foglia,

pensiero di madre negli atri del cuore,

sogni di carne nel petto tu porti,

vita e speranza del nuovo futuro.

25 – Una teoria senz’argine – Nicola Mazzilli

bisogna amare per soffrire

e la solitudine è un catalizzatore

la vita

gioco di squadra assai pericoloso

ci fa condivide dei sentimenti

rendendoci unici o soli

ci associa… sottraendoci

cioè ci moltiplica in solitudini

una sorta di matematica irrazionale

prestata alla letteratura classica

che pur ignorandoci

consuma energia per inerzia/riproducendo emarginazione

26 – Ballerine di porcellana – Rita Veloce

Ballerine di porcellana

danzano instancabili.

Lieto è lo sguardo

che di loro delizia,

ma la mano irriverente

rinnega il dono del cielo

e chiude nel miserabile pugno

solo i cocci d’un otto di marzo.

Poesia inedita, dedicata alle donne,

in occasione dell’otto marzo.

27 – Quest’aria nuova – Carla Staffieri

ho voglia d’aprire le finestre dell’anima

non basta più un trompe l’oeil sul muro

omertoso del nostro quotidiano vivere

ne uscirà un’aria rarefatta d’attenzioni

troverà così strada un soffio d’aria nuova

refolo tiepido della nuova stagione d’amore

che quest’aria nuova, lieve soffio vitale

riempia i miei polmoni e vicino il cuore

riesca a sollevare un diaframma che non vedo

tra le nostre mancate complicità e vivere così

la nostra nuova primavera e aspettare fermi

consapevoli ciascuno delle proprie pochezze

ho voglia di spalancare i vetri e guardar crescere

fiori che coltivo con amore che vedo vestire di nuovo

con la forza del sole e della luce energie positive

orgogli buttati al vento come semi che ricadono a terra

per rinascere ancora a fatica e rapire lo sguardo attento

di noi contadini consapevoli del nostro giardino

 28 – Volti trattenuti – Martina Palmieri

il volto

è solo

la scia riflessa

di ciò

che non puoi trattenere.

29 – Occidente – Ada Crippa

L’occidente ha grandi bocche

e stomaci oltre confine

da offuscare il cuore

si spalma senza risparmio

il miele sulle sue labbra

carnose

mentre api regina

non figliano nel veleno

che genera.

30 – Poesia – Cristina Biolcati

Amo la poesia.

Quella che può tutto.

Quella che non conosce regole.

Quella che ti fa sentire in armonia

col mondo.

Quella che ti fa pensare che tutto

sia possibile.

Quella che ti fa tornare da me.

Tu che mi hai insegnato poesia.

 31 – Il sole di nuovo – Carla Staffieri 

sverno tra germogli verdi d’albicocco

e fiori rosa di pesco ancora chiusi

tra coperte pesanti al sole

goffi maglioni che coprono forme

tra i bulbi che attendono il via

sverno tra le mie sciarpe di calde parole

sotto una fitta pioggia d’ipocrisìa

e riesco a riscaldarmi con le mani

che morbide afferrano le mie, solcate

dal freddo e dall’ostilità nascosta

sverno insieme ad un amore accantonato

da una gelida aria, da capillari vuoti di sangue

mi sono ibernata per mantenerlo giovane

così da ritrovare i suoi caldi sospiri

e crogiolarmi nei suoi soffici languori

il sole entrerà nelle pieghe rugose del collo

riempirà di calore flussi sanguigni

stiepidirà un’anima algida ormai

di nuovo scalderà i piedi che veloci

andranno incontro al proprio destino

32 – Il silenzio del fiume – Daniela Mărculeț

Ho imparato che il silenzio è sordo

Anche quando gli rivolgi la parola

Ti guarda con gli occhi assenti

Di nodo che ha perso la gola

E che, anche se la vita è cieca

Ti fa lo stesso andare avanti

Tocca a te comprare il bastone

Per proteggerti dai venti inquietanti

Rimane il sole a bruciare l’evento

Che ognuno cerca nelle pieghe finale

Felicità stuprata sulla via del tempo

Con la scusa di sopravvivere al temporale

Dalla parte del torto ti rimane un posto

Dove agganciare la barca frantumata

Travolta dal fiume che scorrendo ride apposto

Alzando in gocce di raggi la vita spezzata

Cercare il silenzio ti trovi protetto

Di un pensiero che più non si avvalla

Chiudi gli occhi: – Sei arrivato!

La morte sorride, non parla.

33 – Ritrovarsi – Paolo Annibali

Ti ho cercata negli occhi

delle altre donne,

ho intravisto nel candore

del loro sorriso

il riflesso del tuo volto,

il vento ha raccolto

mille volte i miei sospiri,

e ognuno di loro

sussurrava il tuo nome,

ha anelato, il mio cuore,

esserti accanto.

Infine ti ho trovata,

lo sguardo profondo

come le notti d’Oriente,

ho ammirato e desiderato

le tue labbra,disegnate

come un raffinato

scrigno d’ebano,

poi, perduto

nell’elisir d’un bacio

mi son ridestato

sulle sponde

della tua anima,

accogliendola,

con gioia,

nella mia vita.

Amandoti.

34 – Il senso del giorno – Carla Staffieri

nelle stanze della mia dimora

a volte mi sento persa

e sola tra i doveri d’ogni faticoso dì

cerco un senso che mi porti alla fine del giorno

per non vivere solo d’incombenze e corpi vuoti

vestiti di anonimi sacchi di juta color della pelle

apro le finestre e faccio entrare un verde soffio d’aria

anche il mio gatto è inquieto stamane lamentandosi

da una sedia all’altra e come me cerca un significato

al nostro meraviglioso vivere o sopravvivere

sfidando nemici naturali o in divisa, spie nell’ombra

ma vorrei volare leggera, come farfalla sui miei fiori

trovare uno spazio dove infilarmi nella finestra socchiusa

perchè rimanga sempre tra queste pareti un lieve battito d’ali

quel respiro dell’anima che non fa mai rumore

e come il piccolo insetto che ho trovato senza più vita

finire così, tra legno e vetro, tra foglie e fiori secchi

racchiuso nel quadro eterno che è la vita di un poeta

35 – Morti – Marco Fabbri 

Ipotetici

Evanescenti

Compianti pianti

Di Ricordi

Lasciati.

Al nulla

Annullano

I pensieri sui morti.

Anime mancanti

Nel nostro vuoto.

Rimembranze assenti.

(dedicata al mio grande nonno Francesco)

36 – Giochi nel cielo – Laura Salvatori 

…appaion improvvise,

son montagne

coperte di neve…

non te n’accorgi

e,son subito cavalli al galoppo

vascelli fantasma

torrioni d’antichi manieri

strani profili

dai nasi un pò adunchi…

si sfrangian leggere

son pennellate,

si fermano un poco

s’assiepano in alto

in candide greggi.

Arrivano altre

sospinte dal vento,

aquiloni di forme diverse

danzando fan capriole,

giocan felici

con l’antico compagno…

d’un tratto…

mi lasciano sola

distesa sul prato…

37 – Celeste – Miriam Badiani

Oggi era basso il cielo

e l’ umido primaverile

baciava le gemme

aperte dal vento

nel profumo amaro

delle piccole malinconie

di fiori.

Succedeva il silenzio

tra archi di nuvole

in una caduta libera

sul fondo della valle

per ogni foglia

che nasceva.

Ho rivestito il mio cuore

trovando la luce

nei passi fuori dall’ombra

istruendo ogni pensiero

verso il Celeste.

38 – Attimi –  Cristina Biolcati

Attimi di tempo,

si inseguono

a ragionar d’eterno.

Stralci di giorno rubati

alle tenebre.

Risate pazze riecheggiano,

mentre fiori di pesco si tingono

a colorare la mia primavera.

39 – In questa parte del mio cuore – Carla Staffieri

ecco,

in questa parte della mia anima spesso trovo rifugio

e tiepida m’avvolge contro il freddo del gelo intorno

sublimazione chimica prima delle lacrime

espandendo effonde tutto il suo tepore

appanna ogni algido vetro che ci separa

ecco,

in questa parte del mio cuore

sto dilatando atri e ventricoli

confondendo amori e rancori e dolori

sperando che il sangue scorra meglio

mettendo in circolo torrenti d’acque dolci

ma è in questa parte del mondo

in cui un’anima calda e un cuore pulsante

vivono e trasmettono sensazioni e battiti

d’intollerante dolore

d’estenuante follìa

di ritorni sbagliati

d’incredibile violenza

entrambi possono poco eppure sperano tanto

soli nell’irrefrenabile loro slancio

in questa parte d’umanità

40 – Fugace visione – Laura Salvatori …un volo di gabbianiè bianco ricamo

delicato arabesco…

nasce nel colore del cielo

si ferma

a mezz’aria

con ali sospese

finisce

improvviso

nell’azzurro del mare…

41 – Baci – Antonella Orlandini

“Quanti baci occorrono

per vivere bene?”

Si chiedeva qualcuno.

Forse basta un bacio al giorno?

O forse uno all’ora?

Vorrei un bacio ogni minuto,

meglio un bacio ogni secondo,

baci a raffica, a volontà…

Sì, vorrei una raffica di baci,

da rimanere senza fiato,

da non riuscire a respirare più,

come una respirazione bocca a bocca,

come fosse una rianimazione.

Rianimami coi tuoi baci,

fammeli risuonare nella bocca,

fammeli schioccare sulle labbra,

baciami sulle palpebre,

baciami sul collo, sulla nuca,

dietro le orecchie…

Riempi le mie mani di baci,

voglio tenerli stretti in pugno

per sentirne tutto il calore,

baciami le dita, baciami le braccia,

risali piano piano fino al cuore,

baciami le spalle, baciami la schiena,

discendi lento più giù che puoi.

Baciami dalla testa ai piedi…

Riempimi di baci e poi…

taci.

42 – L’amore – Roberto Santoro

L’amore è poesia,

è poesia infinita

che appartiene ad ogni vita

come ali di farfalla

posati su una margherita ,

l’amore è l’arma che uccide l’odio,

usiamola tutti,

se non si sa usare

trionferà sempre il male,

Dio è l’amore

ch’è penetrato nel mio cuore

e senza di lui la vita non ha sapore.

43 – Eppure forse t’amo ancora – Carla Staffieri

eppure t’amo ancora, forse

anche se gli occhi tuoi piccoli

miopi di attenzioni e sguardi

s’attardano a guardare lo schermo

o le note d’ una musica senza più orchestra

eppure t’amo ancora, credo

anche se la bocca tua carnosa

quasi muta di quelle parole

centellinate come spiccioli nella tasca

risparmiate a garanzia di non si sa cosa

eppure t’amo ancora, penso

anche se abbracci diventano massaggi

messaggi scritti con le mani sulla pelle

graffi come strade segnate su bianche colline

al richiamo del pallido desiderio

forse t’amo ancora per chi e ciò che ci accomuna

per ciò che abbiamo progettato insieme

perchè se l’amore traccia sentieri vicini

che a tratti s’allontanano

non vorrò mai percorrerli da sola

perchè essersi scelti come compagni di viaggio

ha un suo profondo significato che il tempo non cambia

e se procederemo appoggiati l’un l’altra

e se non lascerai mai la mia mano rugosa

riuscirò comunque ad amarti, ancora, forse

44 –  Fiori – Laura Salvatori

…orme gentili

d’un pennello fatato

gocce odorose

di pioggia iridata…

45 – Distacco – Giuseppe Bellanova

le rondini volano ormai lontane,

muta rimane tutta la campagna,

foglie spazzate come spruzzi di fontane.

qualcuna, tenace, al vento si lagna,

con forza disperata all’albero si attacca,

ma forte lo zefiro il ramo colpisce,

sconfitta alfine la foglia si stacca

e l’albero, ormai nudo saluta il giorno che svanisce.

46 – L’estremo urlo – Anna Bonarrigo

Poesia.. l’hanno imbrattata di falsi sentimenti

di vesti macchiate di candido respiro

l’hanno calpestata e poi messa in piedi

l’hanno lasciata perire senza pietà

ed ora??

ora cosa vogliono da lei??

che si alzi e creda ancora di esistere??

che sia pronta a intonare inni al cuore??

no!!!

essa vuol tacere

rimenre nuda tra la polvere

che investe le strade deserte

come deserto è il cuore

di chi l’ha abbandonata.

come angosciato vive

l’uomo che non ascolta

il suo estremo urlo.

47 – Confessioni – Francesco Vitellini

Non scrissi mai i miei versi più preziosi

erano forti, crudi, dolci e belli

ma li pensai, dentro al cuor li riposi

perché eran miei soltanto almeno quelli.

Grazie a tutti per la partecipazione!

Néorìa

(Antonella Ronzulli – Mario Di Nicola)

Poesie in concorso: marzo

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Poesie di Marzo

L’elenco viene aggiornato giornalmente in base all’ordine di arrivo delle mail

Sarà possibile votare queste poesie fino al 31/03/2013

I voti del pubblico decreteranno “L’Autore del mese”

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“Assiotea. La donna che sfidò Platone e l’Accademia” – recensione di Enrico Marco Cipollini

assiot

“Assiotea. La donna che sfidò Platone e l’Accademia”

Adriano Petta

recensione

Prof. Enrico Marco Cipollini

Più volte ho recensito  i romanzi storici  di Adriano Petta che fan parte di una nota  trilologia(Eresia pura,Roghi fatui   e il  noto Ipazia,vita e sogni, tal ultimo scritto con il compianto A.Colavito almeno nella I edizione, le altre per un editore romano non le ho avute onde non posso esprimermi) e li ho trovati eccellenti. Sono sì divulgativi   nel senso che vogliono  abbracciare un grande pubblico e sensibilizzarlo ma   di certo non deficitano di documentazione storica e “ filosofica “soprattutto   sui Catari  e l’iter  fino a Giordano Bruno.

Adriano Petta  usa  come «escamotage»  per entrare nel vivo del discorso    il  genere “giallo”:un manoscritto ricondurrebbe al Grande Ordinamento dell’atomista Leucippo ma  viene trafugato in circostanze  poco chiare senza che Assiotea  di Fliunte (nell’Ellade)  abbia potuto leggerlo, abbeverarsi del sapere del grande atomista e poi copiarlo e diffonderlo.  Qui la finzione “scenica” del romanzo  ma il vero “ mistero”  resta,secondo chi redige tale nota,  un altro d’ordine filosofico: il silenzio sugli atomisti che ebbero  un gran peso  per la loro teoria in netto contrasto con  il  Timeo platonico.  Ma  tornando in medias res,chi è Assiotea di Fliunte?Abbiamo poche testimonianze. Diogene Laerzio  nelle sue Vite  dei Filosofi ,ci dice  che, assieme ad un’altra donna,Lastinea di Mantinea, Assiotea di Fliunte fu accolta nella celeberrima Accademia da Platone medesimo. La stessa notizia viene  confermata dalla testimonianza di Filodemo. Così come si  testimonia che  si abbigliasse come un uomo. Ma una ragione c’era. Per entrare   e dibattere nell’adunanza-ecclesia– della Pnice  bisognava esser  di sesso maschile.

Quando Assiotea  parla  del problema degli schiavi deve per forza di cose  travestirsi da uomo perché alle donne era vietato   far parte dell’ecclesia della Pnice come suddetto. Ed Assiotea denuncia   il pericolo di Filippo il Macedone proprio in tale assemblea . ( Per Assiotea  ci si può  rivolgere a ricerche di un serio studioso come Doradi(vedi, “Assiotea e Lastenia ,due donne” in «Atti Accademia TC» e ad un’opera  che si sta  completando in Francia nonché a filologi e filosofi dell’antichità classica, nostra colonna portante

Adriano Petta      fa della filosofa, prima schiava, copista eppoi donna libera, una femminista ante –litteram e  gli serve   anche per dimostrare  che Platone ,ritenuto il “princeps”,l’acmé della filosofia greca classica,   con il suo dualismo  soffocò de facto ogni principio  di progresso e libertà(di che, di che cosa? Perché non mettere il “ di”? Altrimenti tutto si risolve in astrazione che «politicamente»  si traduce in demagogia). E’ evidente l’influsso di un controverso scrittore di “ cose filosofiche”quale Michel Onfray ,fautore di un edonismo  “anarcoide”.  Sulle tesi di tal francese ci andrei molto cauto(estremamente discutibile il “suo” Freud  dove attacca più la persona che le teorie, sic!). Platone  non si disinteressò minimamente della politica intesa in senso  nobile( fu il pungolo del suo operare) né  ,tanto meno,  si disinteressò a problematiche della “ tecnica”, vedi il Teèteto, il dialogo teoretico per eccellenza ove si sofferma con avida curiosità sul funzionamento del telaio, della spola etc. o l’interesse    linguistico per penetrare nell’essenza delle cose nel Cratilo, anche se  non crede   nel linguaggio come mezzo per giungere alla massima speculazione. Ma ,en passant, guardiamo la storia greca.  Penelope,che riflette un determinato periodo della Grecità,  ha ancora una certa indipendenza ma  dobbiamo  ,se vogliamo entrare nell’ antropologia del mondo antico, far presente –per onestà intellettuale– che la società greca è   presa da preoccupazioni   militari onde per cui una causa del privilegio dei guerrieri, dei maschi a scapito dell’altro genere. La donna greca aveva in effetti  la facoltà di ricevere una dote ma non ereditare perché il patrimonio    doveva finire  al maschio in quanto futuro guerriero. Diversa  invece è la considerazione della donna in  campagna- Inoltre c’erano le etère  che ricevevano  una educazione rispetto alle donne da maritare. A Sparta, dove il regime era collettivistico,le donne eran diversamente considerate  rispetto alle altre poleis. Platone un antifemminista? Al di là del carattere utopico della Repubblica( pessima traduzione ma invalsa) , V libro, ci  dice a chiare lettere che “ donna e uomo han la stessa natura,atta al governo della città” e l’uomo e la donna divergono tra loro solo “ per questione di differenza di forza”(op.cit., V,454d,456a).   Tra il grande Ateniese e Aristotele sulla donna  ,sulla sua natura e via dicendo, v’è una grande differenza. Già nella Storia degli animali, lo Stagirita  professa   idee  in contrasto netto  con quelle del Maestro. Partendo da una “ biologia” viziata   e zeppa di pregiudizi , Aristotele,giunge ad affermare l’inferiorità della donna onde per cui deve esser dominata dall’uomo.   Anche  se sappiamo che la convivente di Pericle   lo aiutò effettivamente nella sua azione politica, che Plutarco cercò di smontare  i preconcetti aristotelici, che nel” Giardino”-Kepos– di Epicuro  fu accolta Leonzia, una nota etèra,oltre alle donne di ogni estrazione sociale, la teoria aristotelica sulla donna ebbe la meglio.  Solo molto più tardi le idee platoniche sulla donna  si riaffacceranno alla ribalta  ma questa è un’altra storia molto complessa che fa parte  della conquista dei diritti della donna.

Il pericolo   che si corre nell’affrontare la civiltà greca  e in genere antica è subdolo: concepire modus vivendi e status mentali  tipici delle antiche civiltà  come   odierni,tralasciando l’antropologia dell’uomo antico e confondendolo con  quello  d’oggi . E non credo neppure che Adriano sia un “cinico” come lui si definisce. A parte tali osservazioni, il libro è godibile e ben strutturato.

Caramente,

Enrico Marco Cipollini

«Assiotea»  di Adriano Petta(Assiotea,la donna che sfidò Platone e l’Accademia,per i tipi di Stampa Alternativa,  collana«Eretica speciale», Viterbo, pp.344,€ 15,00)