“Wystan Hugh Auden”

Wystan Hugh Auden

di

Mario Di Nicola

Altro poeta da me letto e in parte analizzato nel corso del tempo è Wystan Hugh Auden, nato a York nel febbraio 1907. appartenente alla middle-class inglese, prerogativa che segnerà il suo punto di partenza esistenziale, approda nel corso del tempo, negli studi su Marx, Kierkegaard, e successivamente  al teatro di Shakespeare e al teatro musicale di Mozart e Verdi.

Una sera che ero uscito a spasso

Una sera che ero uscito a spasso,
a spasso in Bristol Street,
sul lastrico le folle erano campi
di grano pronto per la mietitura.

E lungo il fiume in piena
udii un innamorato che cantava
sotto un’arcata della ferrovia:
“l’amore non ha fine”.

“Io ti amerò, mio caro, ti amerò
finché la Cina e l’Africa s’incontrino
e il fiume schizzi sopra la montagna
e per la strada cantino i salmoni”.

“Io ti amerò finché l’oceano sia
ripiegato e steso ad asciugare
e vadano la sette stelle urlando
come oche in giro per il cielo”.

“Come conigli correvano gli anni
perché io tengo stretto fra le braccia
il Fiore delle Età
e il primo amore al mondo”.

Ma tutti gli orologi di città
si misero a vibrare e rintoccare:
“Oh, non lasciarti illudere dal Tempo,
non puoi vincere il Tempo”.

“Nelle tane dell’Incubo,
dove Giustizia è nuda,
dall’ombra il Tempo vigila
e tossisce se ha voglia di baciare”.

“Tra emicranie e in ansia
vagamente la vita cola via
e il Tempo avrà vinto la partita
domani o ancora oggi”.

“In molte verdi valli
si accumula la neve spaventosa;
il Tempo spezza le danze intrecciate
e dell’alteta lo stupendo tuffo”.

“Oh, immergi nell’acqua le tue mani,
giù fino al polso immergile
e guarda, guarda bene nel catino
e chiediti che cosa hai perduto”.

“Nella credenza scricchiola il ghiacciaio,
il deserto sospira dentro il letto
e nella tazza la crepa dischiude
un sentiero alla terra dei defunti”.

“Dove i barboni vincono bei soldi
e il Gigante fa le moine a Jack
e l’Angioletto è un nuovo Sacripante
e Jill finisce giù lunga distesa”.

“Oh, guarda, guarda bene nello specchio,
guarda nella tua ambascia;
la vita è ancora una benedizione
anche se benedire tu non puoi”.

“Oh, rimani, rimani alla finestra
mentre bruciano e sgorgano le lacrime;
tu amerai il prossimo tuo storto
con il tuo storto cuore”.

Era tardi, già tardi quella sera,
loro, gli amanti, se ne erano andati;
tutti i rintocchi erano cessati
e il gran fiume correva come sempre.

Colpisce la semplicità della descrizione, non vi sono  correnti ben precise nella descrizione poetica dei versi, vi è la raffigurazione intimista di un momento, la particolare attenzione allo svolgimento del proprio essere raffigurato nell’attimo vissuto.

La capacità del racconto, il trasporto dell’idea, pervasa dai ricordi è nella lirica la rappresentazione di una passeggiata virile e ombrosa allo stesso tempo, umana, non trascendentale, ne nobile o retorica.

La verità, vi prego, sull’amore

Dicono alcuni che amore è un bambino

e alcuni che è un uccello,

alcuni che manda avanti il mondo

e alcuni che è un’assurdità

e quando ho domandato al mio vicino,

che aveva tutta l’aria di sapere,

sua moglie si è seccata e ha detto che

non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami

o al salame dove non c’è da bere?

Per l’odore può ricordare i lama

o avrà un profumo consolante?

È pungente a toccarlo, come un prugno

o è lieve come morbido piumino?

È tagliente o ben lischio lungo gli orli?

La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano

in qualche noticina misteriosa,

ma è un argomento assai comune

a bordo delle navi da crociera;

ho trovato che vi si accenna nelle

cronache dei suicidi

e l’ho visto persino scribacchiato

sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta

o il bum-bum di una banda militare?

Si può farne una buona imitazione

su una sega o uno Steinway da concerto?

Quando canta alle este è un finimondo?

Apprezzerà soltanto roba classica?

Smetterà se si vuole un po’ di pace?

La verità grave, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò

lì non c’era mai stato;

ho esportato il Tamigi a Maidenhead,

e poi l’aria balsamica di Brighton.

Non so che cosa mi cantasse il merlo,

o che cosa dicesse il tulipano,

ma non era nascosto nel pollaio

e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?

Sull’altalena soffre di vertigini?

Passerà tutto il suo tempo alle corse

o strimpellando corde sbrindellate?

Avrà idee personali sul denaro?

È un buon patriota o mica tanto?

Ne racconta di allegre, anche se spinte?

La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta

o là sul bus mi pesterà un piede?

Accederà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

Darà una svolta a tutta la mia vita?

La verità, vi prego, sull’amore.

Bellissima la ricerca del sapere sull’amore, nella lirica si evince il gusto sarcastico che accompagna quasi tutta l’opera del poeta. Le vicissitudini della vita, visse il periodo Nazista, sposò la figlia di Thomas Mann solo per darle la cittadinanza e farla fuggire dagli orrori della guerra tedesca, fanno di Auden, un uomo politico, poeta, scrittore, dissacratore della fine della modernità. Una ricerca spasmodica della verità nel semplice dialogo dei suoi personaggi.

Blues in memoria

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aeroplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

Una delle più belle a mio avviso, dove la fine dell’illusione grava come un blues suonato dietro ad un carro funebre. Poesia inserita come copione nel film L’attimo fuggente, rappresenta il sentire il declino, l’inutilità della lotta umana ai giochi sporchi della vita, dove l’eccessiva arroganza della ricerca della felicità o del potere porta inesorabilmente alla fine di un “blues”, o meglio dell’anima.

Il riabbracciare anche il credo religioso, con studi sul Kierkegaard, riaccendono in Auden, il desiderio di una ritrovata spiritualità utilizzata come supplente alla modernità nefasta e materialistica.

L’opera di Auden è da considerarsi come emblema della poesia, pervasa dalla guerra, da falsi credo, dall’amore per la sopravvivenza, e la capacità di adattarsi ad una poesia dolce come una chitarra suonata in un cenacolo di giovani poeti.

Mario di Nicola

“Iginio Ugo Tarchetti”

Iginio Ugo Tarchetti 

di

Mario Di Nicola

Dopo un breve periodo, sono qui nuovamente a scrivere.

Ho deciso di raccontare di Iginio Ugo Tarchetti (in realtà Igino Tarchetti, Ugo fu aggiunto per paragone al Foscolo), personaggio non meno importante del panorama letterario e poetico dell’ottocento.

Descritto come un uomo passionale, attraente, capace di infondere carisma e tormento, concepisce la sua vena artistica nei salotti “Scapigliati” del periodo.

La tematica della realtà descritta con parsimonia, violenta, pervasa del sentire “ombrato” dell’animo dell’uomo perduto, accompagna le righe dei suoi lavori.

La sua esistenza purtroppo ricolma di tragicità, come la sua fine avvenuta per malattia, infondono nel lettore e per prima nel sottoscritto, la strada dell’oblio del poeta in cerca della “sfigurata” felicità.

Le immagini derivanti dalle sue liriche pervadono di un caldo – freddo le preziose solcature di una raffigurazione “dannata” e senza scampo, della vita dei suoi personaggi, e in fondo, autobiograficamente, della sua.

L’amore è perennemente accostato alla fine, alla scoperta della verità logora, strappata per un attimo dalla superflua voluttà, e marchiata dal senso di oblio della vittoria degli eventi, dal perdurare incessante della storia “amabile”, catapultata nell’immagine finale del “silenzio” dell’animo e della vita in se stessa.

“Memento”

“Quando bacio il tuo labbro profumato,
cara fanciulla non posso obbliare
che un bianco teschio vi è sotto celato.
Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso,
obbliar non poss’io, cara fanciulla,
che vi è sotto uno scheletro nascosto.
E nell’orrenda visione assorto,
dovunque o tocchi, o baci, o la man posi,
sento sporger le fredde ossa di un morto.”

La visione macabra dell’amore, il rapporto conflittuale romantico-antiromantico degli stessi scapigliati, sono raffigurati in maniera perfetta in questa lirica. La bellezza, l’ardore del tatto, la visione corporea della beltà, ricadente nelle vesti funeree della verità, del trascritto umano, nella semplicità del ferroso ciclo nascita – vita – morte.

Descrivere Tarchetti, è descrivere un movimento, un pensiero del periodo, ma che in fondo, trasfigura ancora oggi in tanti poeti contemporanei. La scuola del Tarchetti, è scuola di vita, pervasa dalla volontà di raccontare l’effimera condizione del poeta, davanti all’esistenzialità del corpo e della “ragion d’essere”.

Si descrive in lui la voglia di uno sperimentalismo, spesso incompreso, latente, prosciugato dall’avvenenza di correnti letterarie, protratte a raffigurare la forza dell’uomo, la sua capacità di vittoria, insomma il Tarchetti è l’antitesi di se stesso, e delle aspirazioni poetiche dei movimenti nascenti nel momento della sua esistenza.

“Storia di una gamba”

<<Non mi dimenticherò mai di quel giorno in cui lo conobbi né del modo con cui lo conobbi. Fu una di quelle rivelazioni piene, ardenti, istantanee; una di quelle espansioni d’animo pronte e complete che non si fanno, non si ricevono e non si conoscono che a quattordici anni. A quell’età gli affetti sono subiti come i rancori, le amicizie rapide come gli affetti, gli affetti inconsiderati come le ire. A quattordici anni si amano tutti coloro che hanno quattordici anni. Più tardi si amano tutti indistintamente, che è lo stesso che dire che non si ama nessuno, perché non si predilige nessuno>>

Inizia così il racconto “Storia di una gamba”, l’incontro con un uomo che ha una gamba amputata, il dialogo minuzioso, atto a scoprire i lati reconditi della mente umana.

Ancora una volta descrive la rivalità, lo scontro della ragion d’essere, con la instancabile corsa verso la cruda realtà. La paura del soffrire, nel perdere il tutto, porta l’uomo a perderlo veramente. La malinconia della descrizione dell’uomo “monco”, intesa come la capacità dell’uomo normale di “amputarsi le gioie della vita”una volta compreso la sua vera “effimera”natura.

Con “Fosca”, possiamo dire che si completa questa mia breve analisi.

Romanzo postumo alla morte del Tarchetti, imprime nelle pagine, la lotta del personaggio principale tra l’amore di due donne.

Una bella, splendente come il sole, amabile; l’altra destinata a morte certa per una sua malattia, brutta, incapace di amare e di farsi amare.

Ancora una volta, la realtà delle condizioni, dell’esistenza concreta, portano il personaggio ad amare quest’ultima nevrotica donna, acculturata, “speciale” nella sua immagine di decadenza.

Per finire, non si deve percepire lo scritto del Tarchetti, come metafora della fine, del pessimismo totale (caro al Leopardi), ma come luce nella descrizione dell’animo e della coscienza dell’uomo.

Il perdersi nel tormento non è lasciarsi morire, ma la capacità di conoscere l’universo umano nella sua interezza, e descriverne (avendone il coraggio) anche quella parte, quei tratti, che ristagnano nella “parte più ombrata della luna”.

Grazie del tempo dedicatomi.

Mario Di Nicola

“La metafora del giardino in letteratura” – Firenze

 

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

La metafora del giardino in letteratura

di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

giovedì 13 settembre, ore 17.00

 c/o Caffè Letterario “Giubbe Rosse”

Piazza della Repubblica 13/14r

F I R E N Z E

 

“La Prima Notte di PrimaVera” – Teatro Troisi di San Donato Milanese

– Giovedì 20 settembre 2012,  ore 21,15 –

– Teatro Troisi di San Donato Milanese, Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa –

“PNPV: La Prima Notte di PrimaVera” – Spettacolo Musical Teatrale Multimediale

(tratto dalla omonima Novella Poetica di Maurizio Orsi)

“Viaggio Subliminale…

in un Tempo che Tempo non ha, in un Luogo che Luogo non è !”

Una produzione:   Associazione Orma Cultura

con la collaborazione della Compagnia Recitante “il Grande Albero” (Finale Emilia)

ed il Gruppo “Runaway Totem” (Riva Del Garda)

Autore: Maurizio Orsi

Regia: Raffaello Regoli

Entrata ad Offerta Libera

Serata di beneficenza a favore di:   RETINA ITALIA Onlus

– Federazione Italiana per la lotta alla Retinite Pigmentosa –

Progetto di ricerca: “Terapia antiapoptotica della Retinite Pigmentosa con miriocina”

www.retinaitalia.org

Evento a cura di:   Associazione Orma Cultura

inserito nell’ambito del “Mese delle Associazioni”

dal Forum delle Associazioni Culturali di San Donato Milanese

in collaborazione con il Comune di San Donato Milanese (assessorato alla Cultura)

La Prima Notte di PrimaVera

Viaggio Subliminale…

in un Tempo che Tempo non ha, in un Luogo che Luogo non è !

Una Notte, una Storia d’Amore e di Fantasmi, di Emozioni Reali ed Oniriche che cavalcano tempi indefiniti e luoghi indistinti… un viaggio, che oscilla tra moti esteriori e stati d’animo, e scandito dal battito del Cuore in luoghi apparentemente banali… una ad-ventura vissuta con sensi interiori illimitati, nell’ambito di un tempo esteriore circoscritto dalla vincolante frustrazione dei cinque sensi… Una serie di circostanze e accadimenti che trasmutano il protagonista nel vissuto di “stazioni”, modellandolo progressivamente, a livello conscio ed inconscio, nell’ambito di quella eterna ricerca del “sé”, che, forse da sempre, si trova già nel Suo “dentro di sé”.

PNPV: “lo” spettacolo multimediale e teatrale… una “Storia d’Amore”, una magistrale Regia per un cocktail dolce ed esplosivo che, in una alternanza di moti interiori fuori da ogni percezione spazio-temporale, dischiuderà, tra i luoghi minimali di una Notte, le porte dell’Istante-Infinito.

PNPV: “lo” spettacolo multimediale e teatrale… un “Viaggio Odisseico” che, cavalcando le Vostre emozioni attraverso l’espressività di Monologhi Recitativi, sostenuti dal coinvolgente abbraccio di Interludi Grafici, Musicali e Letterari, vi proietterà nelle dimensione della nuova Alba-Primavera.

PNPV: “lo” spettacolo multimediale e teatrale… un “Sogno Realtà” che, attraverso una Scenografia sobria e dirompente ed un gioco di luci e visioni, smonterà i pezzi della Vostra vita onde dischiudere, come per una strana magia, la vera dimensione del Vostro Essere-Esistere.

 La Prima Notte di PrimaVera

Dopo questa Notte, nulla sarà più come prima !”

(Maurizio Orsi)

“Alda”

Alda
Ho una città nel sangue
che ti assomiglia
e un deserto di tante piccole cose
che chiamano poesia
ma non mi basta.

Sono tornato
a bussare alla tua porta Alda
è il mio modo di cercarti
ma so che ti sei persa
nel tuo segreto semplice
in quella terra senza peso
dove nessuno mai potrà trovarti.
Antonio Ciminiera
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